Una donna di Tokyo (1933) ****

Una donna è sottoposta a indagini da parte della polizia: un sospetto mette in discussione la sua moralità. Il fratello è persuaso, tanto quanto i colleghi di lavoro, che l’esemplare donna sia effettivamente un modello di correttezza. Le indagini si infittiscono e le chiacchiere cominciano a gettare dapprima dubbi sulla donna e poi piano piano discredito anche negli ambienti dei suoi prossimi fino ad arrivare al fratello. Il dramma è in agguato: in effetti la donna conduce una doppia vita e il fratello viene messo al corrente del fatto da lei stessa; ma la donna fa l’intrattenitrice per consentire al fratello di studiare…

Un film morale sulla relatività dei punti di vista e sulla dignità umana, il senso dell’onore e i vari gradi per intenderla; uno sguardo impersonale sul mondo della femminilità e della mascolinità, sui diritti e doveri, sui drammi e giudizi, sul discernimento dei fatti in genere. Indagate sono: la causa e l’effetto, i mezzi per raggiungere il fine.
Un film moderno, compatibile con i canoni contemporanei, poiché il ritmo è sostenuto e incalzante; tiene incollato il pubblico fino al finale corale.
Meraviglioso il gioco di attese e di riflessi, che si intervallano irregolarmente per tutto il film, condotti con magistrale controllo di mezzi e dalla “misura” dell’autore; senza bisogno di ricorrere all’equivoco.
Un classico del cinema muto giapponese, minimamente studiato nei particolari e nelle emozioni, la macchina da presa indaga finemente i protagonisti: simboli di altrettanti modi di giudicare o subire il mondo.
Una donna di Tokyo (Tokyo no onna 1933)
di Yasujiro Ozu – con Yoshiko Okada, Ureo Egawa, Kinuyo Tanaka, Shinyo Nara, Chishu Ryu.

27 novembre 2005