“Irrational Man” (2015) ***

Allen ritorna su “Delitto e castigo” dieci anni dopo “Match Point” (2005), film, quest’ultimo, che si può ricordare tra i migliori della produzione recente del regista newyorchese, e del quale “Irrational Man” pare essere una variazione, sostanziale, sul tema. Infatti, rispetto al film del 2005, “Irrational Man”, porta il confronto tra Allen e Dostoevskij – ma pure tra Allen e il delitto perfetto, la circonvoluzione degli affetti e la morte (altrui) quale unica via di riscatto e/o di fuga – sul piano del delirio di onnipotenza. Un livello diverso dal Chris di “Match Point” – parente stretto di Barry Lyndon -, per il quale il duplice assassinio dell’amante e dell’innocente vicina di casa, era “necessario” per preservare uno status quo sociale regalatogli dalla “fortuna”. Sempre secondo il pensiero del protagonista.

Dieci anni più tardi, il nuovo protagonista, Abe Lucas, appare dapprima come un alcolista demotivato, eppure perdente di successo. Acclamato professore di filosofia, giunge all’Università di Newport preceduto dalla propria fama di intellettuale esistenzialista. Nonostante la sua immagine di frustrato, sciatto, panciuto, risulta comunque affascinante e raccoglie consensi tra i docenti e gli allievi. Presto è oggetto di corteggiamento serrato da parte di una collega e di una brillante giovane studentessa, che se lo contendono approfittando della sua manifesta vulnerabilità riconoscendovi, al contempo, uno stereotipo “romantico” che pare incarnare, quasi ne fosse l’ultimo esponente esistente.

A causa di un fatto fortuito Lucas studierà un piano perfetto per diventare una sorta di demiurgo ed eroe a un tempo: da depresso incapace di procreare (il piano dell’impotenza è centrale nella prima fase depressiva) si rigenera a spese di un altro essere umano, un giudice, a propria volta ritenuto di essere esponente di un potere assoluto, del quale abusa a scapito dei più deboli. Un riscatto cercato per mezzo di un misfatto.

Raskol’nikov è tornato con una nuova missione, ma stavolta del tutto gratuita: deve riportare giustizia dove non c’è anche se per una causa che non lo riguarda direttamente, almeno in apparenza.
Ma è solo l’inizio di un delirio che, con un meccanismo inarrestabile, porta a normalizzare l’abominio, renderlo immaginabile e infine realizzabile (nonché nuovamente realizzabile), anche se l’epilogo sarà antitetico rispetto a quello riservato al Chris di “Match Point”.

I meccanismi narrativi, se da un lato ricordano direttamente e volutamente il capolavoro di Dostoevskij, con l’aperta citazione del saggio sul caso Eichmann, “La banalità del male” (Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, 1963) di Hannah Arendt, dall’altro fa pensare – chissà quanto volutamente – alla lucida follia di Walter White, il fine protagonista del serial TV “Breaking Bad” (2008-13, di Vince Gilligan). Professore anch’egli, disorientato dalla frustrazione e dal delirio di onnipotenza che lo porteranno assai lontano dalla sua vita piccolo-borghese.

Il film risente di una sorta di legnosità data da un racconto lineare, una regia fin troppo timida, discreta, così come la scelta discutibile di una voce fuori campo che alterna quella del protagonista a quella della studentessa-amante. Pur uscendo dalla sala con qualche perplessità, “Irrational Man” è tra i film migliori non solo dell’ultimo Woody Allen, ma spetta a esso un rilievo che altrove è stato negato con insulse etichette di opera “minore” o per giunta “ripetitiva”, quando non lo è affatto. Come se queste patenti potessero scalfire un film che è di gran lunga un’opera qualitativamente al di sopra della media della produzione contemporanea internazionale che fonde commedia e ‘mistery drama’.

“Irrational Man” è un film scritto e diretto da Woody Allen.

29 dicembre 2015

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