“Troy” (2004) **

Ennesimo kolossal hollywoodiano che, però, rinuncia alle derive del fantasy, agli (eventuali) effetti speciali, alle apparizioni divine e sceglie la verosimiglianza della rappresentazione

“Troy” appartiene al genere storico-monumentale ossia il “Peplum” (il cui nome deriva dall’omonimo abito greco). Ma in quest’ultimo esponente del “genere” qualcosa è esteticamente cambiato: la cura nelle locazioni, le vesti, le armature, i palazzi e il cavallo di Troia stesso, il tutto viene interpretato in uno stile arcaicizzante, ponendo una ricostruzione critica ‘paradossalmente innovativa’; non più il vago classicismo simboleggiato nel cinema del passato dai “pepla”, appunto, che univa indiscriminatamente Priamo e Cesare, distanti mille anni l’uno dall’altro. 

La regia cura equamente particolari e scene spettacolari, e ci guida attraverso la costruzione psicologica (non eccessivamente complessa) dei protagonisti nei singoli episodi della lunga guerra.
La narrazione quindi mantiene un ritmo sostenuto potando l’opera omerica, e quindi “tradendola” per rendere un taglio cinematografico al racconto epico, concentrando l’attenzione su pochi personaggi e azioni. Il film dà importanza ad altre sequenze, quasi fossero cesure alla storia altrettanto importanti, rallentando la corsa verso il celebre finale.

Grande l’interpretazione di Peter O’Toole nel ruolo del vecchio Priamo.

“Troy” è un film del 2004 diretto da Wolfgang Petersen.

[08/06/2004]

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