“Le avventure acquatiche di Steve Zissou” (2004) ****

Più che i sentimenti gli affetti familiari in generale come si legge spesso, i film di Wes Anderson raccontano i rapporti tra padri e figli, soprattutto. In “Rushmore” il padre barbiere è amorevole e fiero del proprio figlio eccentrico e sognatore; in “The Royal Tenenbaum” il padre egoista conosce i propri figli alla fine della vita: figli eccentrici e talentuosi, che sono diventati adulti, corrosi dalla vita e scontenti. In “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” il figlio compare dal passato e prende un posto che non c’era nella vita di un uomo celebre, il famoso naturalista Zissou, ricalco di Jacques Cousteau (citato nei titoli). Zissou, ennesimo peter pan attempato ed egoista, è smisurato, pazzoide, un po’ ignorante e fatalista. Si scopre padre suo malgrado, la cosa non gli di dispiace e quasi quasi ci si abitua pure.

Ma tentare di illustrare questa storia postmoderna, omaggio alla cultura francese e monumento al Fantastico à la Verne, à la Robida, non solo ai documentari di Cousteau, vuol dire rivelare troppo. Bisogna vederlo (e rivederlo, possibilmente).
Notevoli le creature degli abissi animate dal maestro degli effetti speciali Henry Selick (“Nightmare before Christmas”, “James e la pesca gigante”), stranamente poco citato nelle critiche al film.
La colonna sonora è affidata al rifacimento in stile bossa nova dei successi di David Bowie, riarrangiati e cantati dall’addetto alla sicurezza della nave di Zissou, interpretato dal musicista Seu Jorge.

Le avventure acquatiche di Steve Zissou (The Life Aquatic with Steve Zissou) è diretto da Wes Anderson.

24 marzo 2014

Le_avventure_acquatiche_di_Steve_Zissou

Annunci

“I Tenenbaum” (2001) ***

Nel contesto latino-mediterraneo e cattolico, la famiglia – talvolta allargata ai parenti di secondo grado – non è una cellula della società, ma ‘la società’ attorno alla quale gravita il mondo. Nella cultura ebraico-americana la famiglia ha un ruolo simile, non fanno distinzione i Tenenbaum, ma il capofamiglia -l’eccentrico e benestante Royal – respira l’aria degli anni Settanta, la rivoluzione dei costumi sessuali, e trascura una famiglia composta, oltre che dalla sua consorte, da tre genietti talentuosi: due figli naturali e Margot, bambina adottata.
Dopo l’ennesimo tradimento, Royal è costretto ad abbandonare la famiglia e non se lo fa ripetere due volte. Anni dopo, quando viene a sapere che l’ex moglie riceve una proposta di matrimonio, Royal, il quale nel frattempo ha perso tutte le sue ricchezze e versa in condizioni di indigenza (pur vivendo al di sopra delle proprie possibilità) s’inventa un tumore per commuovere e tentare di riconquistare la donna (la casa e la famiglia). Decide di ingraziarsi i figli, i quali, nel frattempo, sono cresciuti e hanno accumulato lutti, sconfitte, paure, morbosità, matrimoni falliti, amori pseudo-incestuosi, una vita carica di amarezze, solitudine, tanta tanta banalità e tendono ad accusare chi più chi meno, a torto o a ragione, l’assenza costante di un padre, divenuto più che estraneo alle dinamiche familiari.
Sarà una strada in salita, perché Royal, dotato di molti difetti eclatanti, è privo di qualità diplomatiche.

“The Royal Tenenbaums” è il primo successo riconosciuto di Wes Anderson, autore di film stralunati e sintomatici del primo decennio del nuovo secolo. Una poetica vintage, trasognata, nella quale l’eccentrico e l’inverosimile si inserisce senza soluzione di continuità nel verisimile. Il film si muove tra luoghi comuni, stereotipi, tentando di mostrare il volto più truce della vita (suicidio compreso) con una leggerezza disarmante, a suo modo terapeutica.
Come il precedente “Rushmore” anche questo film è suddiviso in capitoli, tempi ben distinti dal sipario: una sottolineatura che dà la misura del racconto teatrale, della finzione conclamata. Una messa in scena nella quale la famiglia Tenenbaum, così fascinosa, è vista quale modello inarrivabile dall’esterno e talvolta invidiata. Ad esempio questo è il punto di vista del vicino di casa (Owen Wilson), il quale una volta adulto è divenuto scrittore di successo nonché tossicomane, che fin da bambino avrebbe voluto essere uno di loro. Ma finirà per scimmiottare quei tre bambini prodigio, snob e tristi, fino a schiantarsi su di loro, più o meno inconsciamente.
La colonna sonora, al medesimo tempo coerente storicamente ed eternizzante, accompagna un film dalle mille chiavi di lettura, spiazzante, inverosimile ma coerente per quando riguarda sentimenti, moti dell’anima, umano scandagliato sin negli abissi, stereotipi che in fin dei conti non lo sono affatto. Anderson (in coppia con Owen Wilson) conferma abilità di sintesi e di scrittura sconosciute ad altri autori ‘di tendenza’. Grandissimo cast.

I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums) è diretto da Wes Anderson.

24 marzo 2o14

 

“Rushmore” (1998) ***

Commedia a metà tra un Teen Film e una favola surreale, “Rushmore” parla di sognatori senza scadere nel melenso, parla di aspirazioni senza troppi moralismi, parla di perdenti di successo senza vittorie nette o esiziali, parla d’amore, ma non solo verso le persone.

Interpretato da un Bill Murray in grandissima forma e da un giovane e brillante attore, Jason Schwartzman, viso ibrido tra Harold Lloyd e John Turturro.
Il tutto diretto da Wes Anderson, regista dotato di forte personalità, tra gli autori americani in circolazione che ha segnato i primi anni 2000 colle sue atmosfere vintage e retrò.
Da questo film, infatti, nasce uno stile inconfondibile, che avrà nel successivo “I Tenenbaum” (2001) la prima grande consacrazione di pubblico.
Siamo già nelle plaghe del Cult.

“Rushmore” è diretto da Wes Anderson.

19 marzo 2014