Pee-Wee’s Big Adventure (1985) ***

Odissea di Pee Wee alla ricerca della sua bicicletta rubata, lungo il suo viaggio incontra personaggi lunari; infine la recupera e ci girerà un film.

L’antipatico Francis invidia Pee-Wee e soprattutto la sua amatissima e tappatissima bicicletta che egli farà rubare e manderà lontano, forse ad Alamo; Pee Wee allora parte con mezzi di fortuna per Alamo, e intanto fa curiosi incontri, degni di don Chisciotte; alla fine ritroverà il suo bolide.

Pee-Wee Herman, alias Paul Reubens, celebre negli Stati Uniti per teatro e TV, è un personaggio clownesco dalla risata smodata e contagiosa.
Molto probabilmente il regista non ha molta libertà d’azione e si adegua alla fama di Pee-wee, nonostante ciò, la sua celebre vena surreale e goticheggiante emerge qua e là. Un film godibile adatto ad un pubblico infantile.

Pee Wee’s Big Adventure (Usa 1985) di Tim Burton – con Pee Wee Herman (Paul Reubens), Elisabeth Daily, Mark Holton, Diane Salinger

14 settembre 2005

Frankenweenie (1984) ***

Sparky, il cane di Victor, muore in un incidente automobilistico. L’indomani, ispirato da una lezione di biologia, il ragazzo decide di far rivivere il cane mediante l’elettricità. L’esperimento riesce, e Sparky ricomincia a gironzolare nel circondario spaventando gli abitanti del quartiere; il cane non è cattivo, ma è un po’ repellente alla vista, e tutto il vicinato gli dà la caccia. Ma Sparky saprà dimostrare il proprio valore nel momento del bisogno. 

Il cortometraggio anticipa tutti i futuri temi cari a Tim Burton; inizia con una proiezione casalinga di un filmato girato da Victor, il bambino protagonista: è un film di fantascienza che richiama le produzioni artigianali dei b-movie degli anni Cinquanta (tema sviluppato nel lungometraggio “Ed Wood” del 1995); la letteratura gotica è evocata, già dal titolo, a “Frankenstein”, qui in versione canina, con un ulteriore omaggio al cinema horror del passato coronato da una citazione (ancora canina) dei capelli neri rigati da due ciuffi bianchi de “La moglie di Frankenstein”, film del 1935 ; il mito del mostro buono e della espulsione dalla società, quest’ultima davvero mostruosa sarà un tema riverberato anche in “Batman” (1989), soprattutto in “Batman il ritorno” (1992), passando per “Edward mani di forbice” (1990), e di ritorno nel recente “Corpse Bride – La sposa cadavere” (2005): L’immaginario burtoniano, spesso fatto di cimiteri e solitudine, è corredato da una forte consapevolezza poetica, qui temperata da un divertente e surreale happy-end.

Frankenweenie (Usa 1984) di Tim Burton – con Daniel Stern, Shelley Duvall, Barret Oliver. b/n, 30′

12 settembre 2005

Corpse bride – La sposa cadavere (2005) **** 

Due famiglie inglesi, una agiata ma senza lignaggio nobiliare, l’altra aristocratica ma povera, combinano un matrimonio ai rispettivi figli per loro esclusivo interesse. Nonostante la situazione asfissiante, i due giovani si innamorano l’uno dell’altra; purtroppo, durante le prove per il matrimonio alla vigilia della cerimonia, lo sposo si deconcentra continuamente e non ripete correttamente la formula del connubio dettata dal prete; sconsolato e umiliato, fugge in un bosco tetro e una volta lì ripete correttamente il rituale ed impalma quello che egli riteneva essere un ramo rinsecchito; ma non sarà così, e i problemi per i promessi sposi si moltiplicheranno fino a sconfinare nell’aldilà.

Gli ingredienti gotici, più noti in Italia come dark, ci sono tutti, reinventati e resi più freschi da un’animazione formidabile e spesso soprendente, che negli anni hanno fatto della poetica di Burton un carattere unico, che rinnova temi della letteratura romantica.

I personaggi negativi o cattivi sono caricaturali, ed esprimono le loro velleità, l’ingordigia, l’insensibilità abitando in città oscure o palazzi tetri: è una realtà che li rappresenta perfettamente, li rassomiglia, insomma un aldiquà funereo e cattivo già visto in altri film di Burton (“Edward mani di forbice” su tutti); ma in questa nuova opera (dieci anni di lavoro) fa da contraltare un aldilà colorato, un approccio “messicano” con la morte, vivido e saggio, pacato e malinconico, ma capace di grandi feste e sentimenti accesi, dove le sensazioni dei morti sembrano emergere decisamente sulla scontata e grigia avidità dei viventi.

Musical realizzato con la tecnica di animazione chiamata stop-movie, messa a punto dal regista con il coautore Mike Johnson, che già aveva reso celebre Tim Burton con il primo cortometraggio della sua carriera di regista, “Vincent” del 1982, o del più famoso “Nightmare Before Christmas” (1993, regia di Henry Selick).

Visto alla Mostra del Cinema di Venezia.

Corpse Bride (GB 2005) regia (film d’animazione) di Tim Burton, Mike Johnson, durata: 75′

9 settembre 2005