Creed (2015) ***

Spin off della saga quarantennale di Rocky (il primo film esce, infatti, nel 1976), il personaggio ideato e incarnato da Sylvester Stallone, tra i simboli più fulgidi di Hollywood. In ogni decennio successivo al debutto del suo Rocky, Sly apre almeno una finestra per farci sapere come sta. Infatti, l’ultima volta l’abbiamo incontrato nel 2006, in “Rocky Balboa”.

Siamo ai giorni nostri. Adonis, figlio illegittimo del grande Apollo Creed, dopo un’infanzia difficile –  orfano di entrambi i genitori – , incontra la vedova del padre (interpretata da Phylicia Rashād, la celebre Claire del serial anni Ottanta “I Robinson”) che gli dà una ‘chance’ e  lo aiuta a realizzarsi nel lavoro.
Ma sin da bambino, Adonis raccoglie rabbia, forza e il testimone ideale del padre per salire sul ring. Non prima di aver trovato in un solitario e invecchiato Rocky Balboa il proprio mentore.

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Non sarà un percorso facile per entrambi, anzi, ma presto capiscono che vale la pena compierlo. E non è detto che a imparare sia solo il giovane.

“Creed” è film davvero fresco, con un buon ritmo, attori eccellenti, diretto da Ryan Coogler (classe 1986, nato l’anno successivo l’uscita di “Rocky IV” per dire), anche se talvolta pare un videoclip (ad esempio la scena delle moto che impennando incitano il giovane Creed). Inoltre dà il destro – è il caso di scriverlo – a una malinconica e commovente interpretazione di Stallone.
Vedovo, invecchiato, stanco e malato, rassegnato e nostalgico, vive però una nuova opportunità. Sullo sfondo della vecchia e monumentale Philadelphia, valorizzata dalla splendida la fotografia di Maryse Alberti.

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Il film si basa su una storia edificante, per molti versi prevedibile, e non lo nasconde sin dal primo fotogramma. Così come gli abissi non sono mai abissi e le cose vanno sempre a posto. E’ un mondo nel quale anche l’avversario più becero si rivela uno sportivo eccezionale e leale, pronto a riconoscere il talento di Adonis. Ma in fondo è quel che ci si aspetta dalla saga, né più né meno, siamo dentro con entrambi i piedi – e i pugni – nel sogno americano.

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L’intensa interpretazione di Stallone gli è valsa la seconda nomination agli Oscar della sua carriera, con lo stesso personaggio, peraltro. Infatti la prima fu proprio per “Rocky”, quarant’anni fa. Forse anche Michael B. Jordan, ovvero Adonis, avrebbe meritato un riconoscimento.

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“Dredd – La legge sono io” (1995) * 

L’altra sera in televisione hanno ‘passato’ un film che conoscevo soltanto per una canzone dei Cure, “Dredd Song”, ma quest’ultima è un refolo evocativo, una musica lontana suggestiva e ariosa, che mi è sempre piaciuta. Ma la canzone non mi attirò in sala.

Insomma ho visto questo film, scoprendo che le mie impressioni erano fondatissime. La canzone non c’entra nulla col film sulle presunte avventure di questo giudice Di Pietro del futuro, nato da un fumetto, e interpretato da Stallone: nello sfarsi della pellicola il mio divano diveniva sempre più comodo. E non ho preso sonno solo perché volevo capire quando sarebbe arrivato il momento della “Dredd song”.

Ne hanno fatto sentire un quarto sui titoli di coda, come ogni volta mutilati all’inizio dello scorrimento. In pieno stile televisivo. Ma meglio così.

“Dredd – La legge sono io” (Judge Dredd) è un film del 1995 diretto da Danny Cannon, tratto dall’omonimo personaggio dei fumetti ideato nel 1977 da John Wagner e Carlos Ezquerra.

 

[17/09/2004]