I racconti di Terramare (2006) ***

“Gedo Senki” è stato presentato a Venezia col titolo provvisorio “Storie di Terracqua”. Racconto di formazione di Ged, un giovane principe dotato di straordinari poteri magici, ma posseduto da una forza malvagia che gli fa commettere parricidio. Saprà riscattarsi?

Animazione giapponese tradizionale. I disegni sono di Goro Miyazachi figlio del grande Hayao autore – tra il molto altro – di “Conan, il ragazzo del futuro” (Giappone, 1978) cui questo film s’ispira e rimanda, tanto che le diversità formali, infatti, paiono non essere così dirimenti.

Qui il vento del fantasy, che negli ultimi anni soffia forte al cinema, si fa sentire: evidenti sono le influenze del romanzo di formazione, di Tolkien e della filmografia fantascientifica del dopo “Star Wars”. Che, in quest’ultimo caso, pescava a propria volta dalla cultura letteraria e teatrale giapponese. Un cerchio si chiude.

Film molto bello. Visto presso la Mostra del Cinema di Venezia 2006.

“I racconti di Terramare” (Gedo senki, Giappone 2006) di Goro Miyazaki, animazione.

28 settembre 2006

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“Guerre stellari. Episodio II: L’attacco dei cloni” (2002) ***

L’adolescenza del rinnegato. Film di passaggio, ma non per questo di routine. Il secondo episodio racconta la vita del giovane Anakin Skywalker dall’infanzia caratterizzata dal forte legame con la madre, all’esperienza del dolore, della sofferenza e dell’amore che darà filo da torcere a intere generazioni di popoli intergalattici (nonché di spettatori affamati).

Perché Ani, il piccolo messia degli jedi, si tramuta nella propria nemesi? La ferale domanda investe anche chi come la principessa senatrice Amidala sarà parte in causa (nel prossimo episodio conosceremo anche la sua sorte) nella sua rovina; e la madre, suo malgrado, sarà l’origine del suo straziante dolore. 

Nell’esercizio di memoria, per chi ama le storie seriali, Lucas ricrea le condizioni genetiche per il suo macrocosmo, concluso nella trilogia successiva. Dà libero sfogo a visioni inquietanti. Ancora espliciti i riferimenti ai rischi congeniti della democrazia, che sono stati messi in discussione dagli eventi spaventosi del 11 settembre 2001.
L’esercito dei cloni sono su immagine e somiglianza del padre di Boba Fett cacciatore di taglie famoso nella seconda trilogia.

Gli attori come al solito sono schiacciati da una sovrastruttura narrativa elefantiaca, encomio particolare (come del resto in tutti i film) al viscido senatore Palpatine (fortunatamente il pessimo gungan del primo episodio è relegato a un ruolo minore).

En attendant Vader.

[18/02/2005]

“Guerre Stellari. Episodio I: La minaccia Fantasma” (1999) **

Con questo film Lucas torna alla regia della saga di “Star Wars” dopo il 1977, gli ultimi due episodi infatti (1980 e 1983) sono diretti da altrettanti registi diversi.
“La minaccia fantasma” narra la scoperta del giovane Anakin Skywalker da parte di due jedi (Qi Gong Jin e Obi Wan Kenobi), sorta di samurai intergalattici a difesa della Repubblica, detentori dei segreti della ‘Forza’, energia che scorre in ogni particella dell’universo. Il piccolo Ani possiede una quantità notevole di questa energia, ma il suo futuro è nebuloso, come dice il vecchio Joda, il saggio jedi esponente del consiglio dei templari del futuro. 

L’elemento cristologico nel personaggio di Skywalker è evidente e segna pesantemente l’andamento della trama (il concepimento virginale da parte della madre, i poteri divini del piccolo e la sua designazione quale ‘eletto’) ma se affrontato con i successivi eventi della storia ciò diviene stimolante, soprattutto per la sorpresa che verrà svelata quando (alla fine de “L’impero colpisce ancora” – V episodio), Luke Skywalker saprà che fine abbia fatto il padre Anakin, che crede morto.

Il protagonista di tutta la saga è certamente Anakin, il Cristo che diviene Anticristo, ma parallela alla vicenda già descritta si affiancano le sorti della Repubblica, minacciata da un fantasma, un certo Lord [Darth] Sidious, che sarà il futuro imperatore, malvagio antagonista di Luke negli ultimi due episodi della saga.

Ma come avvenne nel primo Novecento in Europa, le falle nella democrazia generarono la culla della dittatura. La burocrazia interplanetaria infatti permette strappi alla regola a scapito della difesa di un piccolo pianeta di nome Naboo, ora assediato dai congiurati diretti da Sidious e supportati dal mostruoso Darth Maul (un Sith, questo nome tornerà nel prossimo film “La vendetta dei Sith”, maggio 2005).
Naboo è il regno della regina Amidala ed abitato dagli insopportabili Gungan, popolo di anfibi totalmente digitali. Ne sortirà una battaglia colossale e dall’esito incerto, ma la guerra non è vinta. Film piacevole, per forza descrittivo, che, a distanza di anni, acquista in valore narrativo (soprattutto dopo la visione del secondo episodio).

[15/01/2005]

“Guerre stellari. Episodio IV: Una nuova speranza” (1977-1997) ***

Il quarto espisodio della saga “Guerre stellari”, ossia la versione rinnovata, ricostruita, ristrutturata, manipolata del primo film, uscito nel 1977, è arricchito da apporti digitalizzati e dal suono rimasterizzato (purtroppo il vecchio doppiaggio italiano non lo consente appieno, ci teniamo così anche gli inspiegabili e irritanti ribattezzamenti italiani).

Le novità si giocano molto spesso in particolari minimi, anche se questo crea qualche incongruenza (ad esempio al porto di Mos Eisley, al fermo delle truppe imperiali: dopo il plagio di Obi-Wan Kenobi, un soldato in ‘trance’ ripete sotto dettatura gli ordini ai suoi commilitoni, questi ultimi, in una scena successiva, spariscono improvvisamente, in cambio della visione di un mostro digitale in lontananza).
Ma anche vere e proprie novità: così la trasformazione fisica del contrabbandiere Jabba the Hutt in lumacone, che così conosceremo già nei due episodi successivi (metamorfosi rimasta inspiegata fino a questo, tardivo, rimaneggiamento).

Il film è movimentato visivamente dal meltin’pot intergalattico; porta la riflessione politica nel profondo, oggi quanto mai attuale, sul significato di “repubblica”, e sul pericolo imminente di un totalitarismo, ancora oscuro (l’imperatore soltanto nominato, non si vedrà mai in questo episodio), oscuro come la Forza dello jedi rinnegato, e simbolo della saga, Lord [Dart] Fener [Darth Vader in originale, ossia Padre Oscuro].
Luke Skywalker è strappato alla sua vita quotidiana da un fatto tragico, che segue, anni dopo, la scomparsa dei genitori (anche se si parla insistentemente soltanto del padre): e cioè la brutale uccisione degli zii paterni da parte delle truppe imperiali in cerca di documenti scottanti sulla Morte Nera: la più importante arma che l’impero vuole usare per piegare a sé i ribelli e disilludere i sottomessi, in grado di distrugge un intero pianeta. Luke è affiancato da due robot presenzialisti, e da Obi-Wan Kenobi, vecchio jedi, che fu amico del padre di Luke, nonché maestro di Lord Fener.
Entra in campo lo spaccone Jan Solo [Han Solo] e il peloso Chewbacca, che con la sgangherata astronave Millennium Falcon tenteranno di sottrarre dalle grinfie dell’impero la principessa Leila [Leia Organa], infine contesa, a parole, da Han Solo e Skywalker. Nel frattempo Luke sperimenta su di sé la Forza, aiutato dalla voce di Obi-Wan, sacrificatosi alla spada laser di Fener: per la Morte Nera inizia il conto alla rovescia…

La scena trionfale finale è da molti ritenuta ispirata al film di Leni Riefenstahl “Il trionfo della volontà” (Germania, 1934), documentario di propaganda nazista, dalle qualità cinematografiche indiscutibili, almeno queste. Mentre il dorato robot antropomorfo è ispirato a Maria l’androide di “Metropolis” di Fritz Lang (Germania, 1926).
La cinefilia espressa da questa saga si accompagna a discipline e religioni orientali (la spada laser è come un bastone di kendo, o una lama da samurai, lo jedi stesso è un guardiano, sacerdote, e casto in teoria, della repubblica, come il samurai lo era per conto dell’imperatore giapponese), ed elementi cristologici, evidenti di più nella nuova trilogia; miste a un medioevo futuro tecnologicamente avanzato, che però risulta soverchiato dalla misteriosa Forza (chiarificatrice la diatriba tra un notabile dell’impero e Dart Fener sulla potenza o meno dell’antica religione jedi, che vede quest’ultimo prevalere in lontananza – e con semplice indice piegato – sul notabile che si accascia su se stesso), espressione manichea del bene che per esistere ha bisogno della propria nemesi: un tao universale che governa attraverso esseri dai poteri sovrannaturali.
Lucas definisce un mondo parallelo che si ispira alle saghe del passato a partire dalla letteratura omerica, per citarne qualcuno: Dick, Asimov, al “Signore degli anelli” di Tolkien – in tempi non sospetti -, che omaggia nel titolo dell’ultimo film “Il ritorno dello jedi” che ricalca il tolkeniano: “Il ritorno del re”.

Guerre stellari – Episodio IV: Una nuova speranza. (Star Wars. Episode IV: a New Hope, Usa 1977-1997, col. 125′). Regia George Lucas. Con Marck Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Peter Cushing, Alec Guinnes.

[05/01/2005]

Guerre stellari – Episodio III: La vendetta dei Sith (2005) ****

La prima serie si chiude con la trasformazione di Anakin nel suo alter ego maligno: tutto si compie a causa di un ricatto. Anakin vuole salvare la vita alla moglie Padmé, allertato in ciò da un sogno premonitore; tutto questo ha un prezzo: il giovane jedi deve aderire al lato oscuro della forza, insinuato da Lord Sidious, il capo dei sith.

La linearità narrativa, gli effetti digitali, la musica, creano un’alchimia che va al di là delle più rosee aspettative: si può dire, a caldo, che i migliori film dell’intera saga sono questo e il IV (cioè “Guerre stellari” del 1977), dove gli avvenimenti sono tali e tanti da non concedere sbavature o spazio a stupide macchiette o sovrastrutture inutili e spettacolose. 

Molte cose erano risapute, già annunciate, a partire da tutti i film precendenti, ma vedere perché ciò avviene, i particolari, e soprattutto come accade: affascina e genera riflessioni.
Quali sono i limiti dell’amore? Qual è il valore della democrazia? Elementi della nostra vita che si tramutano in danno quando si interpretano per fini egoistici e di potere.

La Storia del Novecento ancora una volta ispira la saga, e riflette sulla consapevolezza o meno dei cittadini che formano la democrazia stessa, che, del resto, volutamente, non appaiono mai; e sul potere, la gestione del potere: in ciò i riferimenti al nazismo e alla barbarie, che nasce dall’indifferenza alla democrazia, sono espliciti.

La calunnia e le speranze disattese in un giovane – anche se prescelto per equilibri positivi – si commistionano al dubbio; un dubbio sempre più soverchiante, e che deciderà le sorti del futuro impero galattico a danno della repubblica; nonché dei cavalieri jedi, in quanto templari garanti di essa.

Molti i riferimenti letterari prima che cinematografici: colpisce che il destino del nuovo Darth Vader avvenga tra la lava di un vulcano. Ciò ne decreterà il futuro rivestito della pesante corazza nera, che ricorda il duello con se stesso che Frodo ha nel cuore del monte Fato, ne “Il Signore degli anelli”. O quello più scontato e chiaro: la nascita del mostro corvino che ricorda i primi passi dell’omologa creatura di Frankenstein.

Memorabile la sequenza di montaggio alternato di nascita, morte e rinascita che chiude la prima trilogia e si affaccia sull’altra.

Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith (USA 2005) di George Lucas – con Ewan McGregor, Hayden Christensen, Natalie Portman, Samuel L. Jackson, Christopher Lee, Ian McDiarmid
14 giugno 2005