“Lei” (2013) **

Il soggetto ‘letterario’ di “Her” è forse tra i più antichi.
L’amore tra un uomo o una donna e un’idea, una dea, un dio, un alieno (nel più ampio senso del termine). O più prosaicamente un artificio, ben prima dell’era dell’intelligenza artificiale (autonoma). Il Mito di Pigmalione, soprattutto. Poi è arrivata la letteratura Fantastica, Coppelia, il mostro di Frankenstein. Dal figlio ideale, anche se di legno, Pinocchio, alla donna ideale, per quanto ferrosa, il passo è breve.
Ogni uomo cova un demiurgo pronto a fuggire dalla realtà per rifugiarsi in una dimensione apparentemente congeniale, ma che il necessario epilogo moralista rivela essere un’inferno (compresa la punizione o l’espiazione per essersi creduto Iddio). Figlio della stessa cultura della rivoluzione industriale è il cinema: apriti cielo. Automi, robot, come se piovessero. Da Maria di “Metropolis” fino all’automa del “Casanova di Federico Fellini”, per citare due tra i più celebri e riusciti (ma ce ne sarebbero a frotte: metto le mani avanti). Sono oggetti del desiderio oscuri, per parafrasare ancora il cinematografo.
Per cui che cosa aggiunge “Her” rispetto ai precedenti?
Non aggiunge, ma toglie. Toglie il corpo alla creatura demiurgica, che diviene pura voce (chi scrive ha visto soltanto la versione originale rifuggendo la prova di Micaela Ramazzotti). Bene, ottima idea, ma ciò non basta per fare un film brillante. In effetti “Her” un film deludente, una mongolfiera coloratissima, che si affloscia prima ancora di decollare.
Le atmosfere iridescenti di un futuro prossimo venturo schiacciano gli aspetti più originali, anche quelli scontati ma necessari, e impediscono di godere appieno di un film smisurato sia nei tempi del racconto che in quelli della proiezione. Ma.
C’è un ma.

Ma se “Her” fosse una lettura gnostica della realtà? Allora “Her” sarebbe un film intrigante: per chi non conosce la teogonia e la cosmogonia gnostiche rimando a “Coram Populo” breve pièce teatrale di Strindberg che sintetizza molto bene il concetto di doppia creazione. La materia è sostanzialmente morte, mentre lo spirito è destinato a tornare nella luce del vero Dio e sfuggire perciò dalle grinfie di un dio minore, il demiurgo, malvagio e creatore della materia e della morte.
L’unico elemento ch’è espressione dello spirito è la pura voce, che non ha corpo, non è materia che grava, pesa, si ammala, muore, si decompone, torna fango, per dire. Tematica cara a Pirandello. E molto di ciò che si definisce a sproposito ‘pirandelliano’, compreso il tema della vera identità, dei sei personaggi in cerca d’autore a esempio, è in realtà derivato della filosofia gnostica (provare per credere).
Ma non ho trovato traccia di ciò nelle intenzioni di Jonze. Peccato: “Her” sarebbe stato un film meno banale. Forse.

Lei (Her) è scritto e diretto da Spike Jonze.

22 marzo 2014

Per saperne di più:
“Coram populo” è pubblicato in Italia da Adelphi in questa edizione di “Inferno” a mo’ di preludio.
http://www.adelphi.it/…/1d8db579e6b6130ccd0a5f7b11bf8f49_w_

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