La terra (2006) **

Vita vissuta pericolosamente da un fratello “del Nord” che torna a casa, in Puglia, e ritrova quel se stesso che aveva domato, che pensava sepolto per sempre; nonostante tutto (anche un assassinio), risolve il problema dei problemi: chiudere i conti con un passato comune frustrante e insuperato, il film si trasforma in thriller e poi in un vero e proprio giallo.

Sergio Rubini è un attore cinematografico dotato. Un camaleonte e un po’ guitto. Nei suoi ultimi film la regia è lineare e scuote l’interesse, la fotografia è curata; gli intrecci sono calibrati ma poi, spesso il finale frana nel qualunquismo.

I cattivi sono cattivi. Ma i buoni sono buoni anche quando ammazzano, e fanno bene ad ammazzare, ovviamente a fin di bene. La Puglia è presentata come un luogo dell’anima, inesistente, sanguigna, sanguinolenta, ipocrita e naturalmente fascista, maschilista (un simile ritratto emerge anche ne “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati): ma se il film diverte e appassiona, alla fine ricongiunge i fili di una realtà corrotta dal sogno, senza dichiararla, lega i punti salienti del film, i gangli narrativi, come dice chi la sa lunga di cinema, vengono risolti con un colpo di teatro sapiente, ma che come un fuoco d’artificio, impressiona nel momento e poi rimane soltanto la puzza della polvere da sparo combusta, nulla più.

Il finale compiaciuto, lieto fine ridicolo, in cui tutti perdono molto, ossia “la roba”, ma guadagnano di più. Il pacificatore del Nord può tornarsene alla sua ‘routine’, una specie di messia con la faccia, ormai priva di fascino, poiché è sempre quella in tutti i suoi film, di Fabrizio Bentivoglio, attorniato da bravi attori, e da un macchiettistico Rubini nel ruolo dell’usuraio-padrone del paese.

La terra (Italia 2006) di Sergio Rubini – con Fabrizio Bentivoglio, Paolo Briguglia, Massimo Venturiello, Emilio Solfrizzi, Giovanna Di Rauso, Sergio Rubini, Claudia Gerini

19 aprile 2006

 

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