“The Best Bar in America” (2013) ***

Si dice che nel West funzionino ben undicimila bar. Il veterano e motociclista Sanders ha in progetto di recensirli per farne una guida, perciò si mette in viaggio a bordo del suo sidecar. Dopo essere stato abbandonato dalla moglie e licenziato dall’editore, disperato e ubriaco, Sanders si getta sulla tomba del suo nume tutelare Ernest Hemingway.

La svolta avviene grazie al vecchio Northway che gli parla del Cerchio Dorato. Come Enea con Anchise, Sanders si fa carico del destino del vecchio, portandolo oltre le porte di un El Dorado dell’anima, nel mezzo della Wilderness. Novello Ulisse, Sanders cede al richiamo di una “sirena” chiamata, non a caso, Eden, e con lei — grazie a un colpo di fortuna — può dar vita al miglior bar in America.

On the road classico che cita il retroterra beat e cinéphile e gioca con l’epica. È il viaggio di un newyorkese in America, romanzo di formazione old style che riempie gli occhi di paesaggi western sterminati, sempre col vento in faccia.

[pubblicata su “Segnocinema”, n. 195, settembre-ottobre 2015, p. 18]

The Best Bar in America è diretto da Damon Ristau e Eric Ristau.

30 settembre 2015

the best

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“Youth – La giovinezza” (2015) *

Un musicista (Caine) e un regista (Keitel) ottantenni, consuoceri, amici di una vita, trascorrono assieme le vacanze in un albergo di lusso tra le Alpi svizzere. Il primo si rifiuta di tornare a dirigere l’orchestra anche solo per un’ultima volta, nonostante le insistenze della regina d’Inghilterra. Nel contempo il regista lavora assieme al suo staff a un film che, almeno nelle intenzioni dell’uomo, dovrà rappresentare il proprio testamento cinematografico.

La sorte ribalterà le decisioni di entrambi: il musicista tornerà sul podio, mentre il regista deciderà di togliersi la vita ancor prima di terminare l’opera del congedo.

“Youth” si snoda tra citazioni felliniane, pop e letterarie creando un continuo flusso di emozioni che si riverberano sulla vita e la morte, dolore e apatia, vecchiaia e giovinezza. Sorrentino sembra abbracciare e abbandonare in modo rapsodico personaggi e situazioni, rimanendo spesso sulla soglia del profilmico, creando nuove attese o false epifanie. Riemerge dai film precedenti la speculazione su celebrità e anonimato, successo e insuccesso, nonché sul concetto di divismo che riguarda i due protagonisti, ma pure un giovane attore in crisi e un grande calciatore decaduto. Imbarazzanti alcune digressioni (la performance di Dano nei panni di Hitler – la levitazione del monaco), che sembrano allungare un racconto altrimenti povero di eventi.

Il risveglio è dato – anche – dal suono della carta di una caramella che, stropicciata tra le dita del compositore, dà inizio a una sinfonia della creazione che arriva a comprendere ogni suono casuale di animali e di oggetti, finanche i silenzi. Infine, le fughe dall’esilio svizzero, una a Venezia, l’ultima a Londra, rimetteranno in gioco il maestro e lo aiuteranno forse a chiudere i conti con il proprio passato lasciato a lungo in sospeso.

[pubblicata su “Segnocinema”, n. 195, settembre-ottobre 2015, pp. 89-90]

“Youth” è diretto da Paolo Sorrentino.

28 settembre 2015

youth

“Fango e Gloria – La Grande Guerra” (2015) *

La storia immaginata del Milite ignoto, vittima della Grande Guerra, che oggi è sepolto nel ventre dell’Altare della Patria a Roma.

Il protagonista del racconto funzionale è un soldato di leva spedito nel mezzo di una guerra che teme e non comprende, ciononostante non si sottrae al proprio dovere. Sullo sfondo, la storia d’amore con la fidanzata che lo attende invano, infatti il giovane morirà nel giugno del 1918, colpito dal nemico sul Monte Baldo.

Il film fonde frammenti di film “dal vero” d’epoca con una storia di finzione girata nel 2014. I materiali filmici originali sono risalenti agli anni del primo conflitto mondiale e per l’occasione sono stati colorati, sonorizzati e talvolta doppiati. Il risultato dell’operazione — non sempre positivo — mira, almeno nelle intenzioni di Tiberi e del produttore, l’Istituto Luce, ad avvicinarli alla sensibilità del pubblico contemporaneo.

[pubblicata su “Segnocinema”, n. 195, settembre-ottobre 2015, p. 31]

Il film è diretto da Leonardo Tiberi.

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