Film (1965) ***

Un uomo rifugge disperatamente la visione (e la percezione fisica) di se stesso. Il risoluto tentativo a nascondersi lo devia all’ossessione. Decide di coprire tutto ciò che gli ricorda l’occhio, ossia il simbolo della visione. Ciononostante avviene l’estremo incontro con la propria immagine: non sarà un confronto sereno.

Film di espressione, muto, insomma fuori della storia, con protagonista un ex attore di successo, Buster Keaton, oggi rivalutato, ma allora confinato alla memoria, una sorta di sepolto vivo.
Film è una visione ambigua, polivalente, al limite del senso. Anarchica descrizione del nulla, dell’uomo; l’occhio indagatore che riconosce e dà la forma all’intorno. Ma è un occhio che ferisce. Trattandosi di un soggetto di Beckett i nominalismi si sprecano, certo è che il crinale tra sogno e realtà è sottile. Il sé è il problema che non si risolve, e nonostante l’uomo tenda ad eliminare tutti gli strumenti di visione, o che lontamanete li ricordano, per arrivare alla propria percezione e alla propria visione fisica, nonostante questo lavorio fallirà inesorabilmente. La sorta di super-io, di grande coscienza del sé, vincerà, e col suo sguardo severo (è d’uopo!), anche se guercio, dominerà la parte di sé sfuggente, fino a pochi istanti prima dominante.
Ma potrebbe anche non essere così…
Il finale in cui avviene ribaltamento della conoscenza in coscienza e quindi in disperazione vale la visione del film.

Film (Film 1965) di Alan Schneider, Samuel Beckett – con Buster Keaton.

3 dicembre 2005

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