L’amore fatale (2004) *** 

In seguito ad una partenza accidentale di una mongolfiera con un bambino a bordo, e nel disperato tentativo di riportarla a terra, un soccorritore perde la vita.
Tra i soccorritori superstiti c’è un docente universitario, ad Oxford, che, da allora, è segnato da costanti e sempre più grandi dubbi sulla propria condotta in merito, e quindi da insopportabili sensi di colpa. Dopo l’evento funesto la sua vita cambia, e l’insoddisfazione si riperquote anche nella vita di coppia e nel suo rapporto con l’intero mondo. La responsabilità di quell’incidente, vissuta come sua, si aggrava con l’incontro, nel momento del soccorso, di uno strano personaggio, che comincierà a seguirlo, e a pesare sulla mente del professore, già fortemente provata. 

Di questo film colpiscono, dal lato estetico, visivo, le locazioni verdeggianti, i lussuosi arredamenti della upper-class inglese. E i colori sfacciati, puliti, nitidi. Ma, questa dimensione cozza con il viaggio al centro di se stesso del professore, impoverito da uno straziante dubbio: l’aver abbandonato la mongolfiera per primo, dando esempio agli altri soccorritori, che, col loro peso, avrebbero potuto zavorrare il mezzo in volo, e riportarlo a terra. Questo primo gesto avrebbe favorito la morte dell’unica persona che è rimasta attaccata alla fune. La scena (forte…) dell’uomo sfracellato al suolo, in una sconcia posa di morte violenta, sottolinea l’incontro del professore con il folle che lo perseguiterà. I successivi avvicinamenti tra i due, sono costruiti sulla suspance e sulle attese (molto spesso disattese e perciò stranianti). Il regista, oltre ad aver girato il celebre “Notting Hill”, è stato autore di un film, nel 2003, intitolato “The mother”, del quale riprende in quest’ultima opera, l’aspetto interiore dei personaggi: l’insicurezza, le rigide convenzioni sociali, i diversi temperamenti a confronto, ma soprattutto il senso, inspiegabile, dell’innamoramento e la sua durata. Nonché la messa in discussione dei luoghi comuni (in “The mother” era l’amore tra un prestante trentenne e una vedova di sessant’anni, questa volta è l’amore omosessuale) a fondamento della società e della “natura”, presuntamente favoriti dall’innamoramento finalizzato alla procreazione, e in questa, in fondo, inaccettabile legge, si cruccia il professore di Oxford, in cui scienza e religione sembrano, paradossalmente, d’accordo. Dannoso il titolo italiano che fa il verso ad “Attrazione fatale”.

Enduring Love (GB 2004) di Roger Michell – con Daniel Craig, Samantha Morton, Rhys Ifans, Alexandra Aitken, Susan Lynch, Bill Nighy.

[11 aprile 2005]

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