Fast Food Nation (2006) ** 

Mentre la barca del Governo Bush Jr. fa acqua da tutte le parti e i topi scappano, qualcuno si prende la prima di girare un film che racconti la decomposizione e la fuga. Da questo desolante paesaggio nasce “Fast Food Nation”.

Film banale e complesso a un tempo. Ad esempio l’aspetto formale è pessimo (voto: *), un montaggio che talvolta pare improvvisato, c’è da sperare si tratti – per quanto sciagurata – di una scelta stilistica. La narrazione (voto: *) è simile ad un docufilm che diviene mokumentary. Il movente del film (voto: ***) è valido e al di là delle critiche precedenti è valente per scoperchiare un tema come l’emergenza democratica in atto negli USA.
Il regista sembra smarrire troppe volte il filo del discorso, che diviene confusionario con digressioni che non sono tali. Il film ottiene credibilità ogni qualvolta si serve di immagini forti e sanguinolente a mo’ di metafora esplicita.

Parte del sistema hollywoodiano liberal e (pseudo no-global), o più in generale anti-Bush, si è prestato all’operazione (il migliore è il cameo di un inaspettato Bruce Willis).
Ma la citata confusione è sempre dietro l’angolo assieme, va da sé, alla immancabile dietrologia.

Tornando alla metafora più forte e convinta: la carne umana e bovina sono equiparate da una sistema corrotto che favorisce i grandi trust dell’alimentazione i quali, indisturbati, si creano l’intera filiera per sfuggire alle regole democratiche, igieniche e sindacali.

E’ una nazione nella Nazione nella quale si perpetra una dittatura senza scrupoli. Sesso, sangue (umano e bovino) e cinismo non sono scalfiti nemmeno dall’idealismo di quattro adolescenti che vorrebbero sovvertire il (dis)ordine delle cose.

Citazioni (forse involontarie?) da “Sciopero” di Ejzenstejn: anche se qui il mattatoio è mattatoio ovunque. Da vedere.

“Fast Food Nation” è un film del 2006 diretto da Richard Linklater, ispirato all’omonimo best-seller di Eric Schlosser.

20 novembre 2007

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