“Querelle de Brest” (1982) **** 

Elementi della scenografia sono sostanzialmente due: un transatlantico enorme attraccato alla banchina di Brest; una bettola per marinai con attiguo postribolo. Questa è Brest ossia la fine della terra emersa, un porto sull’oceano, dove tutto è possibile, intriso di sanguigno e torrido calore, sintomo di passioni, pulsioni ed istinti erotici.
In un luogo che non esiste, se non sullo schermo, vivono i forzati del mare, disperati e bisognosi di calore umano, ma incapaci di chiederlo, i quali ingaggiano tra loro una rincorsa che paradossalmente accelererà la loro definitiva, reciproca, perdita. 

Fassbinder crea un crocevia letterario, nel quale si incontrano fortuitamente amori proibiti perché omosessuali. Dove tutto e tutti vengono consumati, vilipesi e, talvolta, persino uccisi.

La poetica esistenzialista (da un romanzo di J. Genet) emerge da quest’ultimo film del regista tedesco, l’ultimo della sua folgorante carriera, che uscirà postumo.

L’obiettivo racconta analiticamente l’amore del capitano della nave (Franco Nero) per Querelle, un marinaio prestante, che però ignora i sentimenti del superiore. Il capitano registra le proprie confessioni segrete su un nastro magnetico, quasi a fermare ogni singola emozione o fantasia, che per il suo ruolo risultano indicibili.

Memorabile l’interpretazione (anche canora) di Jeanne Moreau.

Come accennato, la scenografia del film è fin troppo evidente, dichiaratamente fasulla, come nel “Casanova” di Fellini, un gioco di finzione, che non è un semplice rimando al teatro, ma alla finzione totale che è il cinema, simulacro dichiarato della realtà.

“Querelle de Brest” (Germania/Francia 1982), regia di R. Werner Fassbinder. Con Jeanne Moreau, Laurent Malet, Franco Nero.

[25/02/2005]

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