“Il capitale umano” (2014)*

Un buon film è costituito – anche, forse – dall’equilibrio tra sceneggiatura, messinscena, recitazione, se questi tre ingredienti si mescolano assieme in modo armonioso è quasi fatta, il film è riuscito.

Non è detto che un buon film sia anche un film di successo, non è così automatico, ma nel lungo periodo può garantirsi fama e giusto rilievo da parte di critica e di pubblico di appassionati.

Il punto è che questo film di Virzì è costruito e decostruito su piani narrativi complessi e ordinati per capitoli, ognuno dedicato a un personaggio, frammenti di un discorso unitario che confluiscono nella trama principale.

Il film è ben recitato, è ben girato, ma non è ben scritto. Nonostante sia costruito su un meccanismo a incastri e punti di vista diversi che guardano a un stesso fatto (tipo “Rashomon”), si rimane agghiacciati dalla pochezza dei dialoghi, dagli stereotipi, dalle banalità, dalla pigrizia, dalla freddezza.

Come uno zucchero filato si raggruma attorno a un nucleo creando volume vistoso e ingombrate, ma infine inconsistente. Una frase dal sen sfuggita risvela forse una sottotraccia profonda: “Avete scommesso sul fallimento di questo Paese e avete vinto”, frase gigantesca che qui è sprecata, buttata. Peccato.

Bravi gli attori, Gifuni è in parte, Bruni è per la prima volta a proprio agio nel ruolo della miliardaria annoiata.

Per il resto, perché candidarlo agli Oscar? In effetti non è stato un colpo di genio.

“Il capitale umano” è diretto da Paolo Virzì.

18 febbraio 2015

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