Suely in the Sky – O Céu de Suely – Love for sale (2006) *

Vita triste di Hermila che, con lo pseudonimo di Suely, mette all’asta il proprio corpo per poter ricavare denaro e fuggire dal paese in cui vive. Dopodiché le cose per lei si complicano non poco.

Ennesimo film per cineforum europei. Un Brasile povero che sembra più frutto di un indagine che di un bisogno di raccontare. Attori piuttosto bravi e regia mestierante, ma mai incisiva.

Visto presso la Mostra del Cinema di Venezia 2006. Non risulta essere stato distribuito in Italia. Titolo internazionale: “Love for sale”.

“Suely in the Sky” (O Céu de Suely – Brasile, Francia, Germania – 2006 90’) di Karim Ainouz con Hermila Guedes, Maria Menezes, Zezita Matos, Joao Miguel Leonelli, Georgina Castro, Claudio Jabo Randy, Marcélia Cartaxo, Matheus Vieira

28 settembre 2006

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I racconti di Terramare (2006) ***

“Gedo Senki” è stato presentato a Venezia col titolo provvisorio “Storie di Terracqua”. Racconto di formazione di Ged, un giovane principe dotato di straordinari poteri magici, ma posseduto da una forza malvagia che gli fa commettere parricidio. Saprà riscattarsi?

Animazione giapponese tradizionale. I disegni sono di Goro Miyazachi figlio del grande Hayao autore – tra il molto altro – di “Conan, il ragazzo del futuro” (Giappone, 1978) cui questo film s’ispira e rimanda, tanto che le diversità formali, infatti, paiono non essere così dirimenti.

Qui il vento del fantasy, che negli ultimi anni soffia forte al cinema, si fa sentire: evidenti sono le influenze del romanzo di formazione, di Tolkien e della filmografia fantascientifica del dopo “Star Wars”. Che, in quest’ultimo caso, pescava a propria volta dalla cultura letteraria e teatrale giapponese. Un cerchio si chiude.

Film molto bello. Visto presso la Mostra del Cinema di Venezia 2006.

“I racconti di Terramare” (Gedo senki, Giappone 2006) di Goro Miyazaki, animazione.

28 settembre 2006

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Il Codice da Vinci (2006) * 

Uno studioso di simboli religiosi è investito da un evento che mette in contrapposizione una setta religiosa, che si richiama all’ordine cavalleresco dei monaci templari, e una parte deviata dell’Opus dei. Una rocambolesca fuga per l’Europa e la relativa indagine porterà lo studioso e la nipote di un dirigente del Louvre (assassinato) dinanzi ad una verità inaspettata per entrambi.

Ennesima trasposizione cinematografica impulsiva confezionata sull’ottimo successo letterario (diversi milioni di copie vendute nel mondo) del libro di Dan Brown.

Ma Howard manca almeno due obiettivi preposti: adattare un’opera letteraria al cinema e rendere interessante un film anche a chi (molto pochi per la verità) non avesse letto precedentemente il libro. Rispetto al libro sono ammorbidite le responasbilità della Chiesa nella vicenda (ad esempio il papa) e aumentate le ridicolaggini (Sophie che, scherzando, tenta di camminare sull’acqua), specie nel finale estenuante.
La verosimiglianza è volutamente, si spera, assente, e l’unico attore degno di questo nome è l’inglese, interpretato da Ian McKellen, amico del protagonista Langdon.
Pessimo il doppiaggio italiano del personaggio interpretato da Audey Tatou. Da dimenticare.

“Il codice da Vinci” (The Da Vinci Code) è diretto da Ron Howard, basato sull’omonimo romanzo di Dan Brown.

28 settembre 2006

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L’angelo sterminatore (1962) **** 

Invitati d’alto bordo a una cena non riescono, a festa conclusa, ad abbandonare la villa che li ha ospitati. Qualcosa di inspiegabile impedisce di varcare la soglia della sala da pranzo. Mentre all’esterno si radunano amici, parenti e le forze dell’ordine, che a loro volta non riescono ad entrarvi. Dopo ore di panico qualcuno farà il passo; ma, ahiloro, il fatto straordinario si ripeterà.

Film onirico per eccellenza. Una riflessione (ennesima) sulla società borghese e capitalista che, pur essendo girata nel 1962, rapresenta oggi una possibile interpretazione dell’omologazione dell’alta società protetta nei luoghi e nei cerimoniali (laici e religiosi: la seconda maledizione avverrà all’interno di una chiesa).

Buñuel con l’ironia che gli è propria, e raramente col sarcasmo, rende partecipe il pubblico attraverso visioni, dialoghi stralunati e uomini che da arroganti e presuntuosi divengono ridicoli e spaventati a ogni minuto che passa. Da rivedere.

El angel exterminador (Messico 1962) di Luis Buñuel – con Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andère, Claudio Brook.

2 giugno 2006

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Il mio miglior nemico (2006) ** 

Orfeo, giovane deluso, incrocia la vita di Achille: uomo potente e freddo, ex datore di lavoro della madre. Il risultato è catastrofico per entrambi. Di mezzo entrano i sentimenti: Orfeo ha una relazione con Cecilia la figlia di Achille.

Film che ha molti pregi e altrettanti difetti. Il pregio più evidente è la recitazione felice di Verdone, maschera di gomma che padroneggia la scena. In ogni scena buffonesca, drammatica, sopra o sotto le righe è caricata dalla sua espressione irresistibile. Altro pregio sono il ritmo e una regia narrativa presente, è un film sceneggiato molto bene. Qui, infine, le battute romanesche ad effetto: si ride spesso.

Muccino avrebbe bisogno ancora di un logopedista e di un buon corso di recitazione. E’ fotogenico, ma quando si muove e parla, raramente riesce a emergere dalla mediocrità che lo contraddistingue. La recitazione ruspante può andar bene per qualche personaggio interpretato nel passato, ma questa ulteriore esperienza sembra essere la prova che Muccino Jr. si stia appiattendo sul suo (neanche tanto) talento, ormai stereotipo schiacciato da un Verdone in gran forma.

Il soggetto è scontato e il plot continuamente rimandato in avanti da colpi di scena telefonati. Si susseguono generi della commedia (e dramma) degli equivoci, la famiglia sfaldata, la scoperta amara che tutto ciò che ti circonda è spurio, falso e passeggero. Tema trito nel cinema contemporaneo (in generale).

Affidarsi a macchiette, far ridere nell’immediato, è un meccanismo collaudato, ma se il cinema fosse una cosa da prendere sul serio, sarebbe un ennesimo abuso della pazienza del pubblico pagante.

Gli sponsor, o come si dice oggi il ‘product placement’, sono invadenti come nei film di trent’anni fa. Attenzione: nessun moralismo, ma in almeno due casi sono talmente pretestuosi da coprirsi di ridicolo.

Ciò che emerge è la presenza costante dei due protagonisti che assuefanno il pubblico che, lì per lì, non si accorge che il resto del film sparisce lontano. La storia rimane in piedi solo per situazioni comiche che giustificano altre situazioni paradossali. Con il risultato, spesso riscontrato nella commedia degli ultimi anni, che la verosimiglianza diviene un opzione superflua, e si vezzeggia il pubblico più giovane con scene plateali o sognanti. E in effetti il protagonista giovane, nemico del protagonista si mezza età, che si innamora della figlia di quest’ultimo è snodo narrativo (piuttosto importante) che troviamo simile in “Notte prima degli esami”.

Il mio miglior nemico (Italia 2006) di Carlo Verdone – con Carlo Verdone, Silvio Muccino, Ana Caterina Moriaru, Agnese Nano, Paolo Triestino.

24 maggio 2006

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Straziami ma di baci saziami (1968) ***

Tutto nasce con un colpo di fulmine tra Marino e Marisa. Quindi lui lascia Alatri per raggiungerla fin nel suo paesino abbarbicato sull’Appennino marchigiano. Ma le difficoltà si susseguono, la situazione di ingarbuglia a tal punto che Marino si trova a dover cercare Marisa per le strade di Roma. Il tutto in un susseguirsi di disastri a colpi fortuna (nonché a cambiamenti di registro narrativo). Il loro amore tornerà a sorridere?

Un film strepitoso, incalzante, dall’intreccio complesso ed efficace. I toni melodrammatici vengono contrappuntati dalla volgarità quotidiana dando vita a una miscela comica irresistibile. Farsesco, questo film è un omaggio irriverente al mondo del romanzo rosa e i suoi capitomboli narrativi inverosimili.
Tognazzi e Manfredi irresistibili.

Straziami ma di baci saziami (Italia 1968) di Dino Risi – con Nino Manfredi, Pamela Tiffin, Ugo Tognazzi, Moira Orfei, Livio Lorenzon.

21 maggio 2006

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Notte prima degli esami (2006) * 

Estate 1989. Un gruppo di compagni di classe attende di sostenere gli esami di maturità. Nel frattempo amori, equivoci, scontri e incontri generazionali si sprecano.

Il regista sceglie di mettere in scena gli adolescenti romani degli anni Ottanta (in musica), rendendo il film una specie di compendio del decennio cosiddetto edonista.
Battute riuscite si infilano una dietro l’altra ad altre imbarazzanti e all’imprescindibile macchietta romanesca.

La commedia degli equivoci presto prende il sopravvento sul contesto, si misura con se stessa confezionando una ‘suspance’ che non è mai tale (ad esempio la figlia della “carogna”, il professore di lettere temuto e odiato, è desiderata dal peggior suo studente che spera di incontrarla, pur essendoci a contatto ogni giorno a casa sua). Il senso del già visto accompagna tutto il film, che, successo d’incassi, interpreta quegli anni dal punto di vista di chi li ha vissuti. A parte le numerose sbavature narrative (l’amica bocciata che va a Berlino con l’imbarazzante previsione dell’imminente caduta del muro, la morte della nonna che risolve l’uscita dal film di un personaggio di troppo), il film è concluso da una specie di videoclip che ne semplifica l’insieme e maschera uno strategico finale aperto. Il sospetto è che il soggetto sia liberamente ispirato a più di un testo di Antonello Venditti, oltre all’omonima canzone del titolo anche da “Sara”.

“Notte prima degli esami” è da confrontare con altri film recenti del genere “dopomaturità”, ossia: “Che ne sarà di noi” (Italia, 2004) di Giovanni Veronesi, “Mai più come prima” (Italia, 2005) di Giacomo Campiotti, e il drammatico “Nemmeno il destino” (Italia, 2004) di Daniele Gaglianone (vedi recensioni infra).

Notte prima degli esami (2006) di Fausto Brizzi – con Giorgio Faletti, Cristiana Capotondi, Sarah Maestri, Nicolas Vaporidis, Elena Bouryka

14 maggio 2006

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