Guerre stellari – Episodio III: La vendetta dei Sith (2005) ****

La prima serie si chiude con la trasformazione di Anakin nel suo alter ego maligno: tutto si compie a causa di un ricatto. Anakin vuole salvare la vita alla moglie Padmé, allertato in ciò da un sogno premonitore; tutto questo ha un prezzo: il giovane jedi deve aderire al lato oscuro della forza, insinuato da Lord Sidious, il capo dei sith.

La linearità narrativa, gli effetti digitali, la musica, creano un’alchimia che va al di là delle più rosee aspettative: si può dire, a caldo, che i migliori film dell’intera saga sono questo e il IV (cioè “Guerre stellari” del 1977), dove gli avvenimenti sono tali e tanti da non concedere sbavature o spazio a stupide macchiette o sovrastrutture inutili e spettacolose. 

Molte cose erano risapute, già annunciate, a partire da tutti i film precendenti, ma vedere perché ciò avviene, i particolari, e soprattutto come accade: affascina e genera riflessioni.
Quali sono i limiti dell’amore? Qual è il valore della democrazia? Elementi della nostra vita che si tramutano in danno quando si interpretano per fini egoistici e di potere.

La Storia del Novecento ancora una volta ispira la saga, e riflette sulla consapevolezza o meno dei cittadini che formano la democrazia stessa, che, del resto, volutamente, non appaiono mai; e sul potere, la gestione del potere: in ciò i riferimenti al nazismo e alla barbarie, che nasce dall’indifferenza alla democrazia, sono espliciti.

La calunnia e le speranze disattese in un giovane – anche se prescelto per equilibri positivi – si commistionano al dubbio; un dubbio sempre più soverchiante, e che deciderà le sorti del futuro impero galattico a danno della repubblica; nonché dei cavalieri jedi, in quanto templari garanti di essa.

Molti i riferimenti letterari prima che cinematografici: colpisce che il destino del nuovo Darth Vader avvenga tra la lava di un vulcano. Ciò ne decreterà il futuro rivestito della pesante corazza nera, che ricorda il duello con se stesso che Frodo ha nel cuore del monte Fato, ne “Il Signore degli anelli”. O quello più scontato e chiaro: la nascita del mostro corvino che ricorda i primi passi dell’omologa creatura di Frankenstein.

Memorabile la sequenza di montaggio alternato di nascita, morte e rinascita che chiude la prima trilogia e si affaccia sull’altra.

Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith (USA 2005) di George Lucas – con Ewan McGregor, Hayden Christensen, Natalie Portman, Samuel L. Jackson, Christopher Lee, Ian McDiarmid
14 giugno 2005

Annunci

“The Woodsman – Il segreto” (2004) * 

Un uomo conserva dentro di sé un segreto irraccontabile. A causa di quel segreto egli è in carcere, ma, da poco, gli hanno concesso di poter lavorare in una segheria. La sua lotta contro un problema infamante (che egli avverte ogni minuto più grave) dura fino a quando riesce a rendersi conto che egli non è l’unico a viverlo, ma quel “segreto” lo condivide con molte altre – insospettabili – persone. Infine, grazie all’amore riuscirà a trovare una speranza. 

Imbarazzante storia che vorrebbe fare dei distinguo moralistici su cosa è o non è un mostro, un emarginato o un malato, quando invece – sottende il film – il mostro è in ognuno di noi. Ma ribadendo questo pseudoconcetto, si rischia di finire banalmente a non distinguere cosa è bene o male per noi stessi e per gli altri, e fornire quindi una scappatoia ben più pericolosa o incosciente.
La regista pecca soprattutto scegliendo condizioni di vita stereotipate (il cattivo che non lo è, la dura che invece sotto-sotto è una tenera, ed è così perché è stata violentata da piccola) creando più che personaggi verosimili, delle cipolle, che sfogliano se stesse a seconda del particolare momento di crisi d’identità che il protagonista anelante una vita “normale” richiede loro, dandogli così una risposta volta per volta. Che cos’è la normalità? sembra chierci il film.
Domanda stimolante, ma le risposte possono essere, ahinoi, molteplici e non sempre condivisibili. L’autrice insiste invece in un percorso catartico che culmina con la violenza.
Un inconsueto particolare: coloro i quali mettono in difficoltà la vita sociale del protagonista, sono neri (l’impiegata della segheria che lo diffama, il poliziotto che lo tallona). L’imbarazzante finale in cui (quasi) tutto va a posto grazie all’amore di una donna, chiude un film didascalico e privo di fascino, e che ha liquidato i pochi dubbi esposti con equivocabili azioni, che hanno il sapore amaro di una parodia della vita.

I due attori protagonisti (Kevin Bacon e Kyra Sedgwick) sono sposati. Buona la regia, la fotografia e le musiche. Spiazzante, invece, fin che dura, una scena alla ripresa del secondo tempo in cui c’è la descrizione di un’adescamento per la strada, formalizzato come fosse una telecronaca sportiva.

The Woodsman (Usa 2004) di Nicole Kassell – con Kevin Bacon, Kyra Sedgwick, Mos Def, Benjamin Bratt.

[11 marzo 2005]