Orgoglio e pregiudizio (2005) ** 

Il giovane signor Bingley, uomo facoltoso, si trasferisce a Longbourn nella campagna inglese. La notizia riempie di speranza la signora Bennet madre di cinque figlie da sposare, ovvero Jane, Elizabeth, Mary, Kitty e Lydia.

Un film dinamico, che diventa una commedia sui costumi e sulla freschezza della protagonista Elizabeth. La storia scorre tra passeggiate, natura lussureggiante, costumi ricercati. Film giocato sui pregiudizi e molto divertente. Divertente anche la liberissima trasposizione del romanzo di Jane Austen del 1813, del quale conserva a malapena trama e titolo.

Pride & Prejudice (USA 2005) di Joe Wright – con Keira Knightley, Talulah Riley, Rosamund Pike, Jena Malone

9 maggio 2005

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Sole (2005) ***

1945 gli ultimi giorni di guerra tra il Giappone e gli alleati. Rinchiuso nel bunker, l’imperatore Hiroito attende una decisione per limitare i danni al suo fiero popolo. L’incontro tra l’imperatore e il generale MacArthur, sarà un confronto tra due universi all’apparenza incongruenti e pronti a cedere distanze reciprocamente. Al vinto toccherà la decisione più dura, ma infine saggia.

Se il re francese Luigi XVI, prima di essere ghigliottinato, si occupava con passione di orologeria, l’imperatore Hiroito, persona sacra alla sua nazione, in una simile situazione di emergenza, si occupa di biologia marina. Ma osservando il carapace di un granchio, quest’ultimo vi vede la sua nazione distrutta dalla guerra: nel guscio vi sono incisi gli elementi di una maschera del teatro tradizionale giapponese. Una guerra che egli non aveva voluto. Ma il problema più grande era l’irriducibilità di un Giappone che sarebbe stato pronto ad essere sterminato in nome del suo imperatore, un dio in terra. Ma proprio la natura divina è l’ultimo campo di negoziazione della pace, la pace sociale che l’imperatore desidera sopra ogni altra cosa; un po’ di pace anche per la sua vita strutturata e ingabbiata nel cerimoniale stretto cui è sottoposto, come in un supplizio, fin nell’intimità. Ma quel mondo occidentale cui i cascami estetici subisce il compassato regnante tenderà per ricevere una risposta ai propri incubi, a quelle bestie, come apparvero ai giapponesi, a partire dal bombardamento atomico di due città inermi.

Grande l’interprete Issei Ogata nel ruolo dell’imperatore, studiato nei minimi particolari.
Il regista Sokurov dà il meglio di sé nelle sequenze digitali degli incubi in cui si muovono pesci dotati di ali di aeroplano che bombardano e metto a ferro e fuoco le città nipponiche.

Sole (Solnze 2005) di Aleksandr Sokurov – con Issei Ogata, Robert Dawson, Kaori Momoi, Shirô Sano, Shinmei Tsuji
6 dicembre 2005

Un chien andalou (1929) **** 

Flussi di incubi e desideri che rimandano a simboli e immagini inspiegabili e inquietanti che formano o sfaldano lacerti di storie d’amore impossibili e irrazionali.

La chiave d’ingresso al cinema di Luis Buñuel uno dei più grandi maestri del cinema mondiale, che lo firma con Salvador Dalì. Il surrealismo: il sogno e l’incubo, le associazioni stridenti, stranianti, ancora oggi lasciano esterrefatti e mantengono, a ragione, la fama che il film merita e che da anni infiamma gli animi di cinefili e fan del regista spagnolo. Un film preoccupante che dà la misura della vitale cultura europea alla fine degli anni Venti.

L’immagine del taglio dell’occhio (un occhio bovino in realtà) è nel retroterra di ogni buon nerd ammalato di cinema.

Un chien andalou (Un chien andalou 1929) di Luis Buñuel, Salvador Dalì – con Pierre Batcheff, Simone Mareuil, Luis Buñuel.

3 dicembre 2005

Film (1965) ***

Un uomo rifugge disperatamente la visione (e la percezione fisica) di se stesso. Il risoluto tentativo a nascondersi lo devia all’ossessione. Decide di coprire tutto ciò che gli ricorda l’occhio, ossia il simbolo della visione. Ciononostante avviene l’estremo incontro con la propria immagine: non sarà un confronto sereno.

Film di espressione, muto, insomma fuori della storia, con protagonista un ex attore di successo, Buster Keaton, oggi rivalutato, ma allora confinato alla memoria, una sorta di sepolto vivo.
Film è una visione ambigua, polivalente, al limite del senso. Anarchica descrizione del nulla, dell’uomo; l’occhio indagatore che riconosce e dà la forma all’intorno. Ma è un occhio che ferisce. Trattandosi di un soggetto di Beckett i nominalismi si sprecano, certo è che il crinale tra sogno e realtà è sottile. Il sé è il problema che non si risolve, e nonostante l’uomo tenda ad eliminare tutti gli strumenti di visione, o che lontamanete li ricordano, per arrivare alla propria percezione e alla propria visione fisica, nonostante questo lavorio fallirà inesorabilmente. La sorta di super-io, di grande coscienza del sé, vincerà, e col suo sguardo severo (è d’uopo!), anche se guercio, dominerà la parte di sé sfuggente, fino a pochi istanti prima dominante.
Ma potrebbe anche non essere così…
Il finale in cui avviene ribaltamento della conoscenza in coscienza e quindi in disperazione vale la visione del film.

Film (Film 1965) di Alan Schneider, Samuel Beckett – con Buster Keaton.

3 dicembre 2005

Cinderella man (2005) *** 

1929. La crisi economica statunitense getta sul lastrico un pugile professionista che, da uno stato di benessere, piomba nella più cupa miseria; nonostante ciò la famiglia rimane unita nelle difficoltà che sembrano non aver mai fine; la frattura della mano mette il pugile definitivamente alle corde, e così le umiliazioni non hanno soluzione di continuità. Dopo il supplizio, però, il sogno di risollevarsi sembra ogni giorno più concreto…

Film che strizza l’occhio al modo di narrare lineare e in divenire (senza flash-back) del cinema classico statunitense degli anni Quaranta e Cinquanta: alcuni riferimenti a Capra e Wilder sono evidenti. L’unico neo è l’inclinazione alla retorica pauperistica del buon cafone che qua e là emerge assieme ad una speranza nel presidente Roosevelt, messa al confronto con le “invane” proteste delle classi subalterne. Il protagonista crede nel sogno americano e da irlandese caparbio va avanti per la sua strada anche se in tanta povertà e miseria si trova dinanzi alla più sfacciata ricchezza e cinismo: l’invidia sociale non gli appartiene.
Il lato positivo e speranzoso è sempre dietro l’angolo, anche il più rude uomo d’affari ha le sue buone ragioni per esserlo e anche l’assassino di pugili, che fa tanto lo smargiasso, alla fine si congratula con il vincitore.
L’aspetto più importante è l’unità della famiglia nelle avversità, che arriva, nonostante tutto, fino all’ultimo ed esasperato incontro che dovrà decretare il compimento di un sogno.
Impeccabile la regia, anche se a volte è troppo fredda, ottima la fotografia.
Bravo Crowe, troppo zuccherosa invece la Zellweger, imbarazzante la doppiatrice Gruppi Izzo che le dà una voce da bambina.

Cinderella Man (Cinderella Man, Usa 2005) di Ron Howard – con Russell Crowe, Renée Zellweger, Paul Giamatti, Craig Bierko, Paddy Considine, Bruce McGill

3 dicembre 2005

La ricotta (1963) **** 

Periferia di Roma: è in lavorazione un film sulla Passione di Cristo. Attorno al set si consumano vicende e discussioni che riflettono in larga misura il cinismo e la grandezza del mondo. Stracci, borgataro che recita la parte del buon ladrone, e il regista intervallano le loro vicende fino all’inaspettato, per entrambi, tragico finale; in ansia chi per un’anelato “cestino” di cibo, chi d’essere inteso intellettualemente nel profondo, in un mondo che non capiscono entrambi e dove non sono capiti…

Capolavoro della cinematografia pasoliniana, riflessione sul successivo “Vangelo secondo Matteo” (1964); la vita e la morte, la banalità del mondo e la speculazione intellettuale a confronto, sporti sull’orlo dell’abisso. L’alto e il basso secondo convenzioni sociali si mescolano in occasione di un film sulla Passione di Cristo, in cui ostentazione culturale e vuota immagine (il tableau vivant da Pontormo e Rosso fiorentino) si scontrano con la carne sofferente di Stracci, sottoproletario con famiglia che per riscattare un cestino che gli passa la produzione, farebbe di tutto; ma gli avanzi dell’ultima cena appena girata e un bel fagotto di ricotta regalano un’indigestione colossale all’affamata comparsa, tantoché la passione sarà di Stracci; il regista invece si scontra con la sua solitudine e se la prende con l’uomo medio, il cosiddetto mostro qualunquista e approffittatore, impersonificato da un giornalista senza lode che lo avvicina per un’intervista.
La ricotta (Italia, 1963) di Pier Paolo Pasolini – con Orson Welles e attori non professionisti.

27 novembre 2005

Una donna di Tokyo (1933) ****

Una donna è sottoposta a indagini da parte della polizia: un sospetto mette in discussione la sua moralità. Il fratello è persuaso, tanto quanto i colleghi di lavoro, che l’esemplare donna sia effettivamente un modello di correttezza. Le indagini si infittiscono e le chiacchiere cominciano a gettare dapprima dubbi sulla donna e poi piano piano discredito anche negli ambienti dei suoi prossimi fino ad arrivare al fratello. Il dramma è in agguato: in effetti la donna conduce una doppia vita e il fratello viene messo al corrente del fatto da lei stessa; ma la donna fa l’intrattenitrice per consentire al fratello di studiare…

Un film morale sulla relatività dei punti di vista e sulla dignità umana, il senso dell’onore e i vari gradi per intenderla; uno sguardo impersonale sul mondo della femminilità e della mascolinità, sui diritti e doveri, sui drammi e giudizi, sul discernimento dei fatti in genere. Indagate sono: la causa e l’effetto, i mezzi per raggiungere il fine.
Un film moderno, compatibile con i canoni contemporanei, poiché il ritmo è sostenuto e incalzante; tiene incollato il pubblico fino al finale corale.
Meraviglioso il gioco di attese e di riflessi, che si intervallano irregolarmente per tutto il film, condotti con magistrale controllo di mezzi e dalla “misura” dell’autore; senza bisogno di ricorrere all’equivoco.
Un classico del cinema muto giapponese, minimamente studiato nei particolari e nelle emozioni, la macchina da presa indaga finemente i protagonisti: simboli di altrettanti modi di giudicare o subire il mondo.
Una donna di Tokyo (Tokyo no onna 1933)
di Yasujiro Ozu – con Yoshiko Okada, Ureo Egawa, Kinuyo Tanaka, Shinyo Nara, Chishu Ryu.

27 novembre 2005