La ricotta (1963) **** 

Periferia di Roma: è in lavorazione un film sulla Passione di Cristo. Attorno al set si consumano vicende e discussioni che riflettono in larga misura il cinismo e la grandezza del mondo. Stracci, borgataro che recita la parte del buon ladrone, e il regista intervallano le loro vicende fino all’inaspettato, per entrambi, tragico finale; in ansia chi per un’anelato “cestino” di cibo, chi d’essere inteso intellettualemente nel profondo, in un mondo che non capiscono entrambi e dove non sono capiti…

Capolavoro della cinematografia pasoliniana, riflessione sul successivo “Vangelo secondo Matteo” (1964); la vita e la morte, la banalità del mondo e la speculazione intellettuale a confronto, sporti sull’orlo dell’abisso. L’alto e il basso secondo convenzioni sociali si mescolano in occasione di un film sulla Passione di Cristo, in cui ostentazione culturale e vuota immagine (il tableau vivant da Pontormo e Rosso fiorentino) si scontrano con la carne sofferente di Stracci, sottoproletario con famiglia che per riscattare un cestino che gli passa la produzione, farebbe di tutto; ma gli avanzi dell’ultima cena appena girata e un bel fagotto di ricotta regalano un’indigestione colossale all’affamata comparsa, tantoché la passione sarà di Stracci; il regista invece si scontra con la sua solitudine e se la prende con l’uomo medio, il cosiddetto mostro qualunquista e approffittatore, impersonificato da un giornalista senza lode che lo avvicina per un’intervista.
La ricotta (Italia, 1963) di Pier Paolo Pasolini – con Orson Welles e attori non professionisti.

27 novembre 2005