“Ida” (2013) ***

1962, Polonia. Anna, orfana allevata in un convento, sta per prendere i voti. La superiora le impone di conoscere il mondo e, assieme ad esso, Wanda, la sua unica parente in vita. Wanda è giudice, donna disincantata e cinica apparentemente, che le rivela le sue vere origini ebraiche e che i suoi genitori sono stati uccisi durante le persecuzioni naziste e sepolti in una fossa anonima e sconosciuta.
Decidono di mettersi in viaggio, un viaggio che le cambierà per sempre entrambe.

Road movie familiare (cfr. l’altro bianco e nero di “Nebraska”) che attraversa una Polonia poco in linea con i luoghi comuni sull’Est del Dopoguerra, nella quale s’intravedono le durezze del regime comunista, ma pure una ventata di modernità occidentale (canzoni di Celentano comprese) inizio anni Sessanta che arriva oltre la cortina di ferro e intrattengono le serate mondane delle classi privilegiate, nonostante la retorica egalitaria.
Il film si regge su una fotografia dalla forte personalità, un bianco e nero nitido e che dà vita inquadrature accurate nelle quali giganteggia Wanda donna terribile e dolorosa a un tempo che darà a Anna/Ida un insegnamento straordinario, tra il cinismo e tutti i cattivi esempi ostentati a mo’ di corazza.

Ida è diretto da Paweł Pawlikowski.

 

15 marzo 2014

ida

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