Gabrielle (2000) ** 

Gabrielle è una fascinosa donna borghese dei primi Novecento sposata ad un marito a lei applicato perfettamente. O quasi.
La Huppert, scusate, “huppertizza” un film dal sapore tardo-viscontiano (viene in mente, soltanto per le scenografie “Gruppo di famiglia in un interno”).
A tratti piacevole, ma pretestuoso e forse già visto. 
La fotografia e la regia sono il punto forte, focale, nitido del film, nonostante qualche espressionismo stilistico di troppo (le didascalie drammatizzanti) e l’inconsueto bianco/nero per l’azione presente intrecciata al flash back a colori, scelta questa, che va controcorrente rispetto le convenzioni cinematografiche (e che ricorda la saga di “Heimat”).

Ma la presenza, sempre più monumentale e autocitazionista, dell’attrice più importante dell’Europa cinematografica di oggi, come già si intuiva dalle prime righe, castra, senza mezzi termini, una vicenda che per quanto scontata poteva essere ravvivata da qualche coraggioso taglio a narcisismi o a ghirigori estetizzanti. Basato sul racconto di Joseph Conrad, “Il ritorno”.
Da vedere dello stesso autore: “Intimacy – Nell’intimità” (Fr/Ita, 2000)

Gabrielle (Ita/Fr, 2005) di Patrice Chéreau – con Isabelle Huppert, Pascal Greggory, Thierry Hancisse

26 settembre 2005

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