L’angelo sterminatore (1962) **** 

Invitati d’alto bordo a una cena non riescono, a festa conclusa, ad abbandonare la villa che li ha ospitati. Qualcosa di inspiegabile impedisce di varcare la soglia della sala da pranzo. Mentre all’esterno si radunano amici, parenti e le forze dell’ordine, che a loro volta non riescono ad entrarvi. Dopo ore di panico qualcuno farà il passo; ma, ahiloro, il fatto straordinario si ripeterà.

Film onirico per eccellenza. Una riflessione (ennesima) sulla società borghese e capitalista che, pur essendo girata nel 1962, rapresenta oggi una possibile interpretazione dell’omologazione dell’alta società protetta nei luoghi e nei cerimoniali (laici e religiosi: la seconda maledizione avverrà all’interno di una chiesa).

Buñuel con l’ironia che gli è propria, e raramente col sarcasmo, rende partecipe il pubblico attraverso visioni, dialoghi stralunati e uomini che da arroganti e presuntuosi divengono ridicoli e spaventati a ogni minuto che passa. Da rivedere.

El angel exterminador (Messico 1962) di Luis Buñuel – con Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andère, Claudio Brook.

2 giugno 2006

L-Ange-Exterminateur

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Un chien andalou (1929) **** 

Flussi di incubi e desideri che rimandano a simboli e immagini inspiegabili e inquietanti che formano o sfaldano lacerti di storie d’amore impossibili e irrazionali.

La chiave d’ingresso al cinema di Luis Buñuel uno dei più grandi maestri del cinema mondiale, che lo firma con Salvador Dalì. Il surrealismo: il sogno e l’incubo, le associazioni stridenti, stranianti, ancora oggi lasciano esterrefatti e mantengono, a ragione, la fama che il film merita e che da anni infiamma gli animi di cinefili e fan del regista spagnolo. Un film preoccupante che dà la misura della vitale cultura europea alla fine degli anni Venti.

L’immagine del taglio dell’occhio (un occhio bovino in realtà) è nel retroterra di ogni buon nerd ammalato di cinema.

Un chien andalou (Un chien andalou 1929) di Luis Buñuel, Salvador Dalì – con Pierre Batcheff, Simone Mareuil, Luis Buñuel.

3 dicembre 2005