Alla ricerca di Nemo (2003) *** 

Una coppia di pesci-pagliaccio fanno progetti per la loro covata di figli rinchiusi in minuscole uova. Un’imprevista tragedia rompe questo sogno comune. E il padre si trova solo, dopo qualche tempo, a dover accudire l’unico figlio superstite: Nemo. Ma le prove per i due non sono ancora finite: un essere umano, in esplorazione subacquea, trova buona l’idea di portare Nemo con sé, per regalarlo ad una bimbetta. Il padre e il figlio lontani tenteranno il tutto e per tutto per rincontrarsi. 

Film che si muove nel solco dei grandi classici Disney: crudele e duro. La storia inizia con la morte dolorosa della madre di Nemo. A quest’opera appartiene un aspetto didattico per genitori apprensivi e insicuri: il rapimento di Nemo è una conseguenza dell’atteggiamento soffocante del padre, che, non si fida di abbandonare il figlio; quest’ultimo, irritato, cade nell’insidia, un po’ per sfida un po’ per incoscienza. Un sorprendente riferimento è alla disabilità di Nemo, il quale ha una pinna più piccola. Questo particolare è un segno distintivo, e non sarà d’intralcio a Nemo stesso, ma soprattutto non sarà mai una leva strappalacrime o pietistica, anzi diverrà parte della straordinaria ordinarietà di questi due pesci.

L’altro aspetto è quello ulissiaco. Il padre va alla ricerca del figlio in mezzo a mille difficoltà ed insidie, e cresce lui stesso, si emancipa, stupito di se stesso e delle sue capacità. E diventa un eroe letterario, di una letteratura orale, che vola di branchia in becco, lungo le coste dell’Australia. Il figlioletto, dal suo canto, finito in un acquario d’appartamento, conosce un gruppo di galeotti e con loro solidarizza, ne diventa il beniamino e, infine, il mezzo per libertà.

Finding Nemo (Usa 2003) film d’animazione di Andrew Stanton, Lee Unkrich.

11 aprile 2005

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