I racconti di Terramare (2006) ***

“Gedo Senki” è stato presentato a Venezia col titolo provvisorio “Storie di Terracqua”. Racconto di formazione di Ged, un giovane principe dotato di straordinari poteri magici, ma posseduto da una forza malvagia che gli fa commettere parricidio. Saprà riscattarsi?

Animazione giapponese tradizionale. I disegni sono di Goro Miyazachi figlio del grande Hayao autore – tra il molto altro – di “Conan, il ragazzo del futuro” (Giappone, 1978) cui questo film s’ispira e rimanda, tanto che le diversità formali, infatti, paiono non essere così dirimenti.

Qui il vento del fantasy, che negli ultimi anni soffia forte al cinema, si fa sentire: evidenti sono le influenze del romanzo di formazione, di Tolkien e della filmografia fantascientifica del dopo “Star Wars”. Che, in quest’ultimo caso, pescava a propria volta dalla cultura letteraria e teatrale giapponese. Un cerchio si chiude.

Film molto bello. Visto presso la Mostra del Cinema di Venezia 2006.

“I racconti di Terramare” (Gedo senki, Giappone 2006) di Goro Miyazaki, animazione.

28 settembre 2006

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Una donna di Tokyo (1933) ****

Una donna è sottoposta a indagini da parte della polizia: un sospetto mette in discussione la sua moralità. Il fratello è persuaso, tanto quanto i colleghi di lavoro, che l’esemplare donna sia effettivamente un modello di correttezza. Le indagini si infittiscono e le chiacchiere cominciano a gettare dapprima dubbi sulla donna e poi piano piano discredito anche negli ambienti dei suoi prossimi fino ad arrivare al fratello. Il dramma è in agguato: in effetti la donna conduce una doppia vita e il fratello viene messo al corrente del fatto da lei stessa; ma la donna fa l’intrattenitrice per consentire al fratello di studiare…

Un film morale sulla relatività dei punti di vista e sulla dignità umana, il senso dell’onore e i vari gradi per intenderla; uno sguardo impersonale sul mondo della femminilità e della mascolinità, sui diritti e doveri, sui drammi e giudizi, sul discernimento dei fatti in genere. Indagate sono: la causa e l’effetto, i mezzi per raggiungere il fine.
Un film moderno, compatibile con i canoni contemporanei, poiché il ritmo è sostenuto e incalzante; tiene incollato il pubblico fino al finale corale.
Meraviglioso il gioco di attese e di riflessi, che si intervallano irregolarmente per tutto il film, condotti con magistrale controllo di mezzi e dalla “misura” dell’autore; senza bisogno di ricorrere all’equivoco.
Un classico del cinema muto giapponese, minimamente studiato nei particolari e nelle emozioni, la macchina da presa indaga finemente i protagonisti: simboli di altrettanti modi di giudicare o subire il mondo.
Una donna di Tokyo (Tokyo no onna 1933)
di Yasujiro Ozu – con Yoshiko Okada, Ureo Egawa, Kinuyo Tanaka, Shinyo Nara, Chishu Ryu.

27 novembre 2005

Anime sulla strada (1921) ****

L’aspirante violinista Koichiro si era trasferito a Tokyo, nonostante la strenua opposizione del padre, Sugino. Oggi Koichiro ha smesso di sperare e si dirige a piedi, con la moglie e la figlia, verso la città natale. In contemporanea, vagano per la stessa strada due evasi di prigione Tsurukichi e Kamezo. Koichiro arriva con la famiglia al cospetto del padre, ma Sugino non intende perdonarlo nonostante vessi in condizioni pietose. Tsurukichi e Kamezo tentano di introdursi in una residenza signorile, ma vengono sorpresi dal custode, che però s’impietosisce ed offre loro ripare. Il film contrappone due storie con esiti differenti determinati dalle scelte, illuminate o meno, di chi detiene il potere di concedere o meno compassione a chi torna sui suoi passi o chi sta errando. Il montaggio incrocia le due storie alternandole e dandone un risvolto, inaspettato, cristiano. E’ infatti un Giappone cristianizzato in cui ci sono i preparativi per il Natale, e in un’ulteriore e collaterale storia c’è l’organizzazione della festa di Vigilia data da una bambina ricca a dei poveri operai. Visto alle “Giornate del cinema muto di Sacile” (PN). 

Rojo No Reikon (Souls on the Road) (Giappone, 1921) di Minoru Murata – con Kaoru Osanai, Koreya Togo, Haruko Sawamura, Mikiko Hisamatsu, Ryuko Date, Yuriko Hanabusa, Sotaro Okada; 112’. Didascalie in giapponese sottotitolate in inglese.

“Acqua tiepida sotto un ponte rosso” (2001) *** 

Un disoccupato spera di impadronirsi di una statua d’oro e cambiare la propria precaria vita, quindi parte per la penisola giapponese di Noto, ma qui incontra l’amore in una donna misteriosa: lei infatti a ogni orgasmo emette dal suo corpo dell’acqua nebulizzata che attira una grossa quantità di pesci.
A questo punto il disoccupato decide di rimanere lì per fare il pescatore, ma le cose non proseguono che egli spera.

Una fiaba ambientata da Imamura nel Giappone tradizionale, in un villaggio rigato da canali che si insinuano tra le case dagli inconfondibili tetti digradanti a arricciati, l’acqua e la pesca sono fuse simbioticamente con la curiosa peculiarità sessuale della donna.

Akai hashi no shita no nurui mizu (2001) di Shohei Imamura – con Koji Yakusho, Misa Shimizu, Mitsuko Baisho, Mansaku Fuwa

[4 marzo 2005]