M, il mostro di Düsseldorf (1931) ****

Un infanticida si aggira per le strade di una città tedesca non ben definita (Düsseldorf compare solo nel titolo italiano), rimarrà inafferrabile fino a quando la malavita cittadina si ribella e gli dà finalmente la caccia…

Capolavoro del ribaltamento morale. 
La società in tutti i suoi gradi ha una scala di valori: sotto questa c’è un’ulteriore (de)gradazione che dall’omicidio “fra coetanei” porta all’infanticidio, ritenuto anche dai malavitosi ripugnante.

In giorni in cui ministri della Repubblica suggeriscono la riabilitazione della legge del taglione, il film di Lang (il primo sonoro che gira) riporta a galla il problema della sommarietà di fronte alla malattia psichica e alla eventuale punizione o cura da applicare.

Nel film si vedono pluriomicidi che si comportano da indignati boia di fronte al “mostro” ammazza-bambini: ciò vale molto più, per la comprensione e la riflessione di chiunque, di pur rispettabili trattati, nel merito, di opinionisti e psichiatri da salotto televisivo.

L’attore che interpreta il mostro (Peter Lorre) è sopraffino, la regia è sensibile, “espressiva” sottolinea gli eventi che racconta; l’uso del sonoro, agli albori, è intelligente e dosato: il fischiettare di M prima dell’adescamento viene usato come accrescimento tensivo. Notevole.

Da vedere e rivedere, e non dimenticare mai.

M (Germania 1931) di Fritz Lang – con Peter Lorre, Otto Wernicke, Gustaf Gründgens, Theo Lingen

21 giugno 2005