I magliari (1959) ** 

Hannover, anni Cinquanta. Mario (Salvatori) è un operaio italiano che, considerati i fallimenti, sta per tornare in Italia. Ma incontra casualmente Totò (Sordi), un astuto truffatore romano che traffica in stoffe, che lo convince a restare. I due cominciano a “lavorare” insieme. Poi Mario, che intanto ha iniziato una storia d’amore con un’avvenente tedesca, lascia la professione con Totò, ed entra al servizio di Raffaele, un intraprendente napoletano che, per mezzo di un gruppo di magliari, ha organizzato un traffico internazionale di tessuti falsi.

“I magliari” è diviso – idealmente – in due parti distinte: la prima ha come protagonista Sordi, un po’ Jerry Lewis, un po’ burattino della Commedia dell’Arte, logorroico e ipercomico. La seconda ha protagonisti il bel Renato Salvadori e Belinda Lee, la tedesca adultera, quasi due film in uno.

La seconda parte mitiga a stento le intemperanze circensi di Sordi contenute nel primo tempo. Sordi ipertrofico, protagonista di una farsa all’italiana agrodolce che si conclude sfumando nella parte più fosca, morbosa, dell’ex operaio italiano che cade nella perdizione del traffico illecito di tessuti, della storia proibita che non ha sviluppi alla luce del sole e resterà clandestina.

“I magliari” rientra nel filone sociale, pessimista e moralista, in auge negli anni Cinquanta, del quale Rosi è tra gli esponenti più importanti.

I magliari (Italia 1959) di Francesco Rosi – con Alberto Sordi, Belinda Lee, Renato Salvatori, Aldo Giuffrè.

28 aprile 2006

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