Saimir (2004) ***

Sobborghi di Roma al giorno d’oggi. Saimir, un adolescente albanese, aiuta nel lavoro il padre Edmond; i due si occupano di caporalato e arruolano connazionali, presumibilmente clandestini, che scarrozzano a prestare lavoro nei campi della zona. La vita scorre in una casa che Saimir subisce, come subisce la relazione che il padre ha con un’italiana, che vuole sposare, per ottenere la cittadinanza. Lo sradicamento e la sensazione di abbandono, nel ragazzo, crescono fino a divenire indominabili. Dopo un rifiuto amoroso, il ragazzo cerca vendetta e la trova, quando, con il padre, deve trasportare in una casa di un parente delinquente, una quindicenne russa da avviare alla prostituzione…

Il film si svincola ben presto da buonismo o documentarismo, e rappresenta criticamente una società che vive ai margini di quella ufficiale. Lo stridore tra le due realtà, che consegue dal confronto, è rappresentato dagli espedienti cui i protagonisti clandestini sono “obbligati” a vivere o sopravvivere. Lontano da moralismi e da lezioni retoriche, il regista (al suo primo lungometraggio) applica l’impersonalità verghiana al cinema; non pone filtri; lascia ai personaggi decidere attraverso la loro gerarchia di valori.
Fino a culminare in un finale plateale, forse un po’ troppo melodrammatico, che riassume il rapporto distorto che le persone, come Saimir, hanno nei confronti della giustizia e dello Stato; forse perché sono rifiutate, o marginalizzate, sia dalla società ufficiale, sia dal piccolo clan cui appartengono.

Ottimi gli attori. Intenso il giovane, che interpreta Saimir, che, come il padre Edmond, è albanese.
Alcune scene sono, come già detto, gonfiate (ad esempio quella della piscina, nella quale si tuffa il giovane zingaro, indagata al rallentatore) anche se per dare la suggestione dello scarto tra le caste della nostra società.

La regia è attenta ai primi piani, intensi, ed è aiutata da una fotografia soffusa. La mimica facciale del giovane, da sola rende freschezza al film intero; a volte, però, l’immobilità della macchina da presa prende il sopravvento.

Saimir (Italia 2004) di Francesco Munzi – con Mishel Manoku, Xhevdet Feri, Lavinia Guglielman, Anna Ferruzzo.

6 maggio 2005