E ridendo l’uccise (2005) * 

Ferrara rinascimentale. In seguito alla morte di Ercole d’Este si sviluppano le trame familiari tra i suoi figli, e finalmente s’insinua e cresce il complotto: il cardinale Ippolito d’Este manovra il fratello Alfonso, il duca in carica; ma il cardinale, non contento di ciò, vuole per sé una donna che invece offre le sue grazie al fratellastro Giulio d’Este, molto più attraente, il quale gli rinfaccia i propri successi amorosi; per tutta risposta Ippolito lo fa sfregiare in un agguato dai suoi sgherri. Giulio sopravvive ma è sfigurato e quasi cieco: durante la convalescenza l’aggredito medita vendetta con l’altro fratello d’Este, Ferrante, e mentre ufficialmente si rappacifica con Ippolito, trama invece ai danni della corona ducale.
Il tutto è osservato dal distaccato e sardonico Ariosto, nonché dal buffone Moschino; quest’ultimo diviene il paradigma della codardia ma anche del rifiuto della violenza e infine fa da capro espiatorio suo malgrado ad un mondo di violenza che non riesce ad apprezzare la poesia e l’ironia…

Un film su Ferrara colla regia di Vancini ricorda necessariamente l’altro film ferrarese del regista: “La lunga notte del ’43” (Italia 1960) gioiello del nostro cinema; ma i gioielli in questo film si sono visti solo addosso alle gran dame del Rinascimento che vi si muovono teatralmente.
Il film è metà tra il cinema didattico del Rossellini de “La presa del potere da parte di Luigi XIV” e il disimpegnato “L’Arcidiavolo” di Risi. Un teatro filmato che soffre della pesantezza delle caratterizzazioni psicologiche e somatiche; delle categorie psicoanalitiche generano un film anziano, un modo di raccontare lento, rispetto ai canoni pubblicitari di oggi, quasi episodico.
Vancini riflette in quest’opera un’Italia che non c’è più, ma non quella rinascimentale ovviamente: se il film fosse uscito negli anni Sessanta sarebbe stato, forse, una metafora in costume del presente, ma oggi sembra, come già detto, un museo delle cere che si muove in un vecchio teatro.
La regia è descrittiva e priva di sorprese, a volte piatta. Manlio Dovì è bravo ma esubera, stanca; le citazioni ariostee sono imbarazzanti come la sottile misoginia che emerge. Un frutto tardivo deludente, incompleto.

E ridendo l’uccise (Italia 2005) di Florestano Vancini – con Manlio Dovì, Sabrina Colle, Ruben Rigillo, Marianna De Micheli, Fausto Russo Alesi

27 novembre 2005

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