Cenere (1916) ***

Sardegna, 1916. Un bimbo viene abbandonato dalla madre per l’estrema povertà in cui i due versano. Dopo alcuni anni, il figlio, che nel frattempo ha fatto fortuna, torna a cercare la vecchia madre al paesino rurale probabilmente per ricongiungersi a lei, ma le cose non andranno a buon fine… Da un racconto d’impronta verista di Grazia Deledda, è l’unico film in cui Eleonora Duse presta la propria recitazione. La regia straordinaria nelle prime immagini, conclude vorticosamente in un finale tragico raffazzonato, per motivi tutt’altro che cinematografici o stilistici (in tempo guerra non fu possibile trovare pellicola a buon mercato, si dice). Alcuni dati tecnici colpiscono: c’è almeno un piano-sequenza che ritrae l’ambientazione lavorativa agreste; inoltre l’uso pre-espressionistico delle ombre con forte particolarità surreale (l’ombra della madre pentita d’aver abbandonato il proprio figlio che, anelandolo a sé, si allunga sotto la stanza in cui il piccolo dorme); oppure le figure dinamiche che entrano o escono dai quadri fissi. Uno studio verista del paesaggio, dei costumi sardi; ma anche il simbolismo dannunziano (anche se non spinto come altre colleghe del tempo) del corpo dell’attrice cinquantottenne, che dipinge di movimenti l’aria in cui si muove, anche se l’impressione è che, pur trattandosi propriamente di un film muto, l’attrice non sia a proprio agio fino in fondo e dia vita, paradossalmente, ad un personaggio “muto” che gesticola per esprimersi, attraverso le sue famose mani. Febo Mari il figlio nel film firma anche la regia. Retroscena raccontano dell’amarezza dell’attrice alla quale non pervenne alcun commento al film da parte della Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926; questo film fu l’unica esperienza cinematografica della Duse. 

Cenere (Italia, 1916) di Febo Mari – con Eleonora Duse, Febo Mari

11 settembre 2005

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