“Sopravvissuto – The Martian” (2015) **

Ennesimo film di Ridley Scott dedicato a un alieno; ma stavolta l’alieno è un terrestre che, a causa di un incidente, è rimasto solo su Marte a dover gestire una situazione disperata che può costargli la vita.

La trama, semplice – che riadatta in sostanza “Salvate il soldato Ryan” (Spielberg, 1998) Matt Damon compreso -,  prosegue per ben 130 minuti galleggiando sulla quotidianità dell’astronaufrago, tra patate e merda, e gli unici due colpi di scena del film. Per il resto del tempo Scott si barcamena tra la verisimiglianza insistita e qualche stampella narrativa data da una nozione di fisica o da un intervento didascalico. Infatti “The Martian” è un film ricco di ‘spiegoni’: molto sorvegliato e smorzato nelle emozioni, dà spazio a ironia da nerd e risate a denti stretti, inserendo qualche innocua volgarità cameratesca che umanizza i personaggi, altrimenti indistinguibili emotivamente dalle tute che indossano.


Il punto di forza è l’estetica, senz’altro. In sostanza la fotografia, le ambientazioni marziane e spaziali valgono il prezzo del biglietto e la sopportazione della noia, sovente in agguato. Quando Damon, a bordo di un Rover, attraversa il pianeta rosso caratterizzato da brulle alture e pianure sabbiose, Scott pare voler omaggiare i vecchi western di John Ford, quelli che seguono le sorti delle bianche carovane che in solitaria attraversano le valli tra le Montagne Rocciose. Si crea un parallelo tra diverse forme di pionierismo e colonizzazione (con un riferimento esplicito a quest’ultimo nei dialoghi), parallelismo tra il selvaggio West e dell’ancor più selvaggio Marte. Pur mantenendo un profilo ecumenico (c’è anche la Cina che dà generosamente una mano) e non più smaccatamente wasp come ai vecchi tempi.

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Film ultra cinefilo, cita e sfrutta l’immenso immaginario siderale Sci-fi che va da “2001 Odissea nello spazio” (Stanley Kubrick, 1969), con corsetta all’interno dell’astronave, caratterizzata da moduli rotanti e gravità indotta che permette agli astronauti di aderire con i piedi al pavimento anche se capovolti, illuminazioni rossastre e interni prospettici che ricordano quelli della celeberrima stazione spaziale kubrickiana, passando per i paesaggi marziani di “Mission to Mars” (Brian De Palma, 2000) sino ai citatissimi “Gravity” (Alfonso Cuarón, 2013) e “Interstellar” (Nolan, 2104, con l’onnipresente Damon) soprattutto per l’azione nello spazio. Mai la tensione insidia il racconto, tranne nella sequenza del salvataggio, divenendo però assai prevedibile, soprattutto l’epilogo.

P.S. Colonna sonora rétro stracolma di discomusic anni Settanta, ma con un brano di Bowie che non è “Life on Mars?” come uno potrebbe aspettarsi, bensì “Starman”.

P.P.S. Il film dura talmente tanto da contenere anche un patetico siparietto cinéphile che coinvolge l’attore Sean Bean, noto per aver interpretato Boromir in “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson. Qui Bean è un funzionario della Nasa che viene chiamato a partecipare a un consiglio segreto tra i vertici dell’Agenzia aerospaziale. La riunione prende il nome in codice “Elrond”, ossia il re elfo anima del consiglio che decide di creare la Compagnia per distruggere l’Anello fatale, cui partecipa anche Boromir, appunto. Brividi di imbarazzo quando la macchina da presa inquadra il volto dell’attore che sfoggia un’espressione sorniona e complice.

“Sopravvissuto – The Martian” (The Martian) è diretto da Ridley Scott e scritto da Drew Goddard, tratto dal romanzo “L’uomo di Marte” di Andy Weir.

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“Gravity” (2013) ****

Capolavoro del suo genere, caratterizzato da effetti speciali iperrealisti.
Un grande spettacolo cinematografico, da vedere sul grande schermo (magari in 3D).

“Gravity” è un film diretto da Alfonso Cuarón.

1 marzo 2014

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