“Camminando sull’acqua” (2004) ** 

Israele, giorni nostri. La guerra al terrorismo di matrice islamista è senza quartiere. Eyad è un preparatissimo agente del Mossad, leggendario servizio segreto israeliano, che sta passando un periodo di forte crisi in seguito alla perdita della moglie suicidatasi, accusandolo nel biglietto d’addio di freddezza d’animo.

Eyad decide di non rispondere ai dubbi intimi e va, nonostante tutto, al “lavoro”, ma gli viene affidato un caso che egli stesso ritiene di “serie b”: ossia scovare un vecchio criminale nazista latitante in Argentina, il quale, secondo una soffiata, sarebbe dovuto tornare presto sotto anonimato in Germania. 

Il compito di Eyad è quello di ‘terminarlo’, come si dice in un terribile gergo, ucciderlo e vendicare le sue vittime. Eyad si accosta con disappunto al caso, ed anzi si sente punito.

Come primo passo verso la soluzione del caso, gli viene affidata la scorta del nipote del nazista, Alex, in visita in Israele presso la sorella, la quale – per apparenti strani ricorsi storici – vive in un kibbutz in Israele, l’agente conoscerà entrambi.

Ma Alex si rivela alquanto differente rispetto alle aspettative di Eyad, ed anzi, la situazione prende presto una piega critica quando il ragazzo tedesco perora la causa palestinese. Eyad scende finalmente negli inferi del proprio dramma esistenziale. Una volta scoperto che il vecchio nazista è infine tornato in Germania, Eyad, lo raggiunge, e con un escamotage semplice, si prepara a compiere la sua missione di angelo vendicatore, prima che arrivi la mano di Dio.

Il film sottopone a frizione fra loro le diversità, le confronta, dà a tutte lo stesso peso, ma segue un filo che porta al gesto liberante, e se vogliamo, alla rassegnazione. Di ciò ne risente il finale edificante, assai calcato, che, putroppo, distoglie lo spettatore dalla riflessione preminente nella parte iniziale del film, e cioè il rovello che pone l’uomo dinanzi alla scelta manichea, al giusto e allo sbagliato. Ponendo perciò l’accento sui punti di vista, determinanti nelle relazioni gravate da pregiudizi ereditati dai nostri antenati, e impossibilitati a morire.

“Camminando sull’acqua – Walk On Water” (Israele 2004) regia di Eytan Fox, con Gideon Shemer, Caroline Peters, Knut Berger, Lior Ashkenazi

[25/02/2005]

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