Il Consiglio d’Egitto (2002) *** 

Palermo, 1782: storia di un grande e complesso imbroglio all’inizio della lenta età delle riforme nel regno borbonico. La truffa consiste nel falsificare un trattato arabo sui privilegi secolari dei nobili in Sicilia. Il nuovo fatto tiene in riga i nobili, che, a loro volta, temono una ridiscussione del proprio capitale in nome del presunto trattato. Nel medesimo momento una fronda giacobina sta organizzando una congiura a scapito del potere regale.

Indubbio che “Il Consiglio d’Egitto” sia, nel suo genere, un gioiello di raffinatezza visiva ed iconologica. Inoltre, riguardo ai contenuti, disvela l’intreccio tra miseria e nobiltà, figlie gemelle degli stessi genitori: l’orgoglio e il potere. Proprio queste due “qualità” hanno la facoltà di trasformarsi l’una nell’altra, a seconda delle occasioni. Ma questo alternarsi è Giano bifronte insito nell’essere umano, che il regista delinea nei due personaggi principali, solo apparentemente antitetici tra loro: sono entrambi mossi da ambizioni e sogni diversi, ma, inconsapevolmente, forieri della stessa Utopia. L’abate ignorante, ma astuto; il colto, ma ingenuo, nobile, sono trama e ordito dello stesso tessuto. Alla fine, ciò che sembra magicamente fasullo, diviene “vero”; mentre la verità è uccisa come menzogna. Il paradosso è nella Storia scritta dai vincitori, non sempre i migliori tra i contendenti… Emidio Greco, l’autore, traslittera per il cinema il singolare e “illumistico” romanzo omonimo di Sciascia. Silvio Orlando è pefetto nella figura dell’abate, che si barcamena, o vegeta… Breve inciso: la trama ricorda l’avventura storica di James MacPherson, autore della più grande truffa letteraria di portata mondiale del ‘700: “Le poesie di Ossian”, basata su alcuni frammenti originali di un’epopea letteraria scoto-irlandese. Ma fu in gran parte inventata di sana pianta dal MacPherson, e all’epoca fu oggetto di un successo imponente. Era, prefino, la lettura preferita di Napoleone (nella traduzione del nostro Cesarotti), e ispirò i più grandi del tempo da Goethe, Foscolo, Monti, fino a Leopardi. Vale la pena godersi questa pellicola di un cinema italiano classico, forse troppo prevedibile in alcuni passaggi, ma che punta su una qualità autoriale da troppo tempo latitante. Da confrontare con “Il resto di niente” di Antonietta De Lillo, e “La nobildonna e il duca” di Rohmer.

Il Consiglio d’Egitto (2002) di Emidio Greco – con Silvio Orlando, Tommaso Ragno, Renato Carpentieri, Marine Delterme.

[7 aprile 2005]

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