“La strada di Levi” (2006) ***

Bel documentario di Ferrario che affronta il lungo ritorno da Auschwitz a Torino di Primo Levi, raccontato ne “La tregua”.

Il viaggio è il pretesto per parlare di Europa, di valori comuni, di disvalori, di dittature e paesaggi inimmaginate. Un pungolo alle coscienze tranquille di noi che viviamo nelle nostre tiepide case.

“La strada di Levi” è prodotto e diretto da Davide Ferrario.

25 aprile 2007

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“Dopo Mezzanotte” (2003) **

Dopo la (costante) mezzanotte del cinema italiano, ogni tanto, qualche produttore finanzia un buon film, qualche distributore lo distrubuisce (non impegnandosi troppo, per carità), qualche regista (in questo caso Davide Ferrario, controverso e spesso criticato aspramente per un moralismo di fondo che caratterizza i suoi film) si decide a fare un film cosciente della propria esistenza, certo timido: a tratti sembra proprio spaventato. Felpato nei movimenti, ma comunque divertente e moderatamente liberato, fuori da quel dramma annoso del cinema carino, pre o post minimale, che imperversa nello stivale della settima arte, e temo, tende infine a scusare la sempiterna flessione del nostro cinema.

Gli attori non sono sempre convincenti, a parte il bravo cattivone, L’Angelo (Fabio Troiano) dal nome simbolico. Meno bravo Giorgio Pasotti, ma il confronto è tremendo e crudele, visto come una sottospecie di Buster Keaton. Avrebbe anche la faccia giusta, ma sembra davvero imbranato e la slapstick non fa per lui.

Il film è ambientato nel ventre della balena, in una “grande mouna” (per dirla con un felliniano Tonino Guerra) il colossale ventre che contiene le storie del cinema italiano: la Mole Antonelliana, a Torino. Sede del Museo del Cinema, nel quale Pasotti vive come – invidiatissimo – custode notturno, e nel quale ospita una fuggitiva Francesca Inaudi, figlia di una Torino marginale, la quale, dopo aver combinato una bravata istigata dal suo sfruttatore, non trova di meglio che nascondersi nel simbolo di Torino. Mentre L’Angelo comincia a soffrire di gelosia, e non dà più per scontato l’amore per Amanda, da qui iniziano dolori per tutti.

Il film è accompagnato dalla voce off rassicurante e sorniona di Silvio Orlando. Pur avendo ancora imperfezioni notevoli si può definire davvero un bel film.

P.S. Questa è la stessa Torino di Gaglianone (“Nemmeno il destino”), claustrofobica e traditrice, ma filtrata dal potere salvifico dell’ironia.

“Dopo mezzanotte” regia di Davide Ferrario.

[18/02/2005]