“Dopo Mezzanotte” (2003) **

Dopo la (costante) mezzanotte del cinema italiano, ogni tanto, qualche produttore finanzia un buon film, qualche distributore lo distrubuisce (non impegnandosi troppo, per carità), qualche regista (in questo caso Davide Ferrario, controverso e spesso criticato aspramente per un moralismo di fondo che caratterizza i suoi film) si decide a fare un film cosciente della propria esistenza, certo timido: a tratti sembra proprio spaventato. Felpato nei movimenti, ma comunque divertente e moderatamente liberato, fuori da quel dramma annoso del cinema carino, pre o post minimale, che imperversa nello stivale della settima arte, e temo, tende infine a scusare la sempiterna flessione del nostro cinema.

Gli attori non sono sempre convincenti, a parte il bravo cattivone, L’Angelo (Fabio Troiano) dal nome simbolico. Meno bravo Giorgio Pasotti, ma il confronto è tremendo e crudele, visto come una sottospecie di Buster Keaton. Avrebbe anche la faccia giusta, ma sembra davvero imbranato e la slapstick non fa per lui.

Il film è ambientato nel ventre della balena, in una “grande mouna” (per dirla con un felliniano Tonino Guerra) il colossale ventre che contiene le storie del cinema italiano: la Mole Antonelliana, a Torino. Sede del Museo del Cinema, nel quale Pasotti vive come – invidiatissimo – custode notturno, e nel quale ospita una fuggitiva Francesca Inaudi, figlia di una Torino marginale, la quale, dopo aver combinato una bravata istigata dal suo sfruttatore, non trova di meglio che nascondersi nel simbolo di Torino. Mentre L’Angelo comincia a soffrire di gelosia, e non dà più per scontato l’amore per Amanda, da qui iniziano dolori per tutti.

Il film è accompagnato dalla voce off rassicurante e sorniona di Silvio Orlando. Pur avendo ancora imperfezioni notevoli si può definire davvero un bel film.

P.S. Questa è la stessa Torino di Gaglianone (“Nemmeno il destino”), claustrofobica e traditrice, ma filtrata dal potere salvifico dell’ironia.

“Dopo mezzanotte” regia di Davide Ferrario.

[18/02/2005]

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“Nemmeno il destino” (2004) **

Due generazioni a confronto a Torino.
La malattia di una madre ossessionata dal suo passato e dall’incerto presente del figlio Nini.
Attorno alla vita infelice del ragazzo ruotano le esperienze parallele di altri due coetanei, perennemente nel dubbio se rimanere o andarsene…

Il titolo riprende una vecchia canzone, cantata da Mina. E’ il tormentone nella mente malata della ex ragazza-madre di Alessandro, detto Nini.
L’autore affronta il fallimento della generazione nata dopo la seconda guerra mondiale, cresciuta negli anni fin troppo mitizzati del boom o della sua necessaria risposta: la contestazione.

Quegli anni e i loro figli sembrano ancora oggi protetti da un’oscurità che li rende imperscrutabili ai più: questo film tenta di squarciare il silenzio la storia recente, riuscendoci, a mio avviso, solo in parte.
Gaglianone punta il dito sul fallimento precoce degli adolescenti di oggi, incapaci di trovare un modello accettabile da imitare, da osservare.

La struttura del film assomiglia sempre di più ad un viluppo narrativo a spirale, che porta dall’iniziale coralità dei personaggi (la scuola, l’amiciza di tre studenti minorenni), e delle loro famiglie (la madre e la progressione della sua malattia mentale; un padre che cova la malattia contratta lavorando in fabbrica e che lo mina nel fisico, portandolo all’autodistruzione), frantumate sotto i colpi dei ricordi o dei fallimenti.
Il grande disagio fa emergere la vicenda personale di Alessandro, che ha volontà di farsi carico dei ricordi di tutte le persone che incontra nella sua vita e che, piano piano, vede sfumare. Alcuni simbolismi di troppo (ad esempio la camicia a quadri e il motorino che ritroviamo quali attributi iconologici in due personaggi del film) e il montaggio sincopato, specie nella prima parte, appesantiscono un film che già risulta nella narrazione piuttosto slegato.

Regia di Daniele Gaglianone, con Mauro Cordella, Fabrizio Nicastro, Giuseppe Sanna, Lalli, Gino Lana, Stefano Cassetti. Italia, 110′.

[08/11/2004]