“Amore tossico” (Italia 1983) ***

Vita da tossico di alcuni ragazzi romani, perdigiorno tra furti, prostituzione, violenza e vaghe speranze puntualmente portate nell’abisso dalla dipendenza dall’eroina.

Tra tutti i figliastri di Pasolini, Caligari (morto lo scorso maggio, e prossimamente al cinema con “Non essere cattivo”) è quello che più si distanzia dall’alone romantico dell’autore di “Accattone”. Pasolini è assai presente ed è omaggiato da Caligari (citazioni cristologiche comprese), che mostra il monumento sorto sul luogo del suo assassinio, all’Idroscalo di Ostia. “Amore tossico” segue la vita del drogato di strada con i mezzi del documentario, senza nascondere i particolari raccapriccianti, con l’unica drammatizzazione extradiegetica data dalla colonna sonora (ahimè datatissima, oggi l’unico punto debole del film).

Ma il faro è la verisimiglianza, mentre evita le retoriche salvifiche proprie del Neorealismo che usciva dalle macerie della guerra. Qui dalle macerie e dai cadaveri di quest’altra guerra si rimane travolti, inermi, senza poter produrre una sentenza. Rimane il disagio di assistere alle “spade” che entrano ed escono da corpi imprigionati in un eterno presente. Senza via d’uscita, si prende atto di una realtà parallela tragica e, a volte, comica. In una continua mistura di reale ed incubo.

Amore tossico è diretto da Claudio Caligari.

19 ottobre 2015

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