“Vesna va veloce” (1996) ***

Tra i primi ruoli drammatici di Albanese, “Vesna va veloce” è un film che sorprende più oggi di allora. Anticipa non tanto una storia – purtroppo – ordinaria, ma una crisi profonda della nostra storia recente, il crepuscolo del secolo che vede, seppure sbiadito, un capovolgimento storico e sociale tutto italiano.

La politica novecentesca si sta sgretolando, le certezze sono finite da un pezzo, eppure ci si ostina a vivere in una bolla, almeno fino a che la sveglia non arriva sottoforma di ragazza ceca, ventenne, attraente, che senza troppi scrupoli, sfida da sola un mondo che non conosce, a testa alta, determinando la propria storia, trasformando il proprio corpo in un mezzo per arrivare a una non ben definibile autonomia e libertà, oltre i moralismi piccoloborghesi.

Il personaggio di Albanese rompe qualche schematismo (dal pollo di batteria ‘de sinistra’, ai centri di aggregazione sociale dove si canta la solita messa, simboli compresi). Con coraggio gli autori disvelano un uomo solo che va a puttane e si mette in testa di salvare una puttana. Ma quello che rischia di finire nel baratro è, in realtà, lui e le sue insicurezze vestite d’arroganza e presunzione (un po’ pidocchiose). I due saranno destinati a rincorrersi, ma l’epilogo pare già scritto.
(Bellissimo film, allora non mi convinse.)

Vesna va veloce è diretto da Carlo Mazzacurati.

8 agosto 2014

“L’amore ritrovato” (2004) **

“L’amore ritrovato” è tra i film meno riusciti di Mazzacurati, ma è anche tra i più sottovalutati, stroncati, snobati – e probabilmente fraintesi – film italiani degli anni 2000.

Siamo dinanzi un soggetto dichiaratamente romantico, fuori dal tempo, tratto da “Una relazione” di Carlo Cassola, racconto poetico amoroso. E’ un film di genere che centra il proprio obiettivo, né più né meno. Certo, può non piacere, ma nei risvolti della storia si annida la poetica dell’autore che si dedica a ritrarre gli esclusi, i forzati dalla vita, i condannati all’infelicità che tentano un’ultima disperata virata per provare a essere altro da sé. Fallendo.

Mazzacurati, tra i pochi registi italiani ad affrontare di petto il presente, è qui alla sua prima e, ahinoi, unica ambientazione ‘storica’.
I due protagonisti non brillano, ma sono partecipi dentro l’incantesimo, la storia nella storia, invece i comprimari, come spesso nei film del regista padovano, diventano il sale della storia.

“L’amore ritrovato” è diretto da Carlo Mazzacurati.

8 agosto 2014