“The dreamers/I sognatori” (2003) ** 

L’ambientazione parigina riporta alla mente le stravaganze di “Ultimo tango” e le atmosfere rarefatte che lo contraddistinsero.
Ma “The dreamers” risente dell’aria decadente e un po’ provinciale che fa di Parigi un luogo comune, più che un luogo dell’anima. Per questo motivo spesso si respirano imbarazzanti idolatrie (storiche, cinematografiche, culturali) che distolgono fascino al film, e lo fanno immediatamente invecchiare sotto i nostri occhi di spettatori. 

La Storia, entro la quale il film si muove, è segnata dall’appassionata riottosità di studenti ed intellettuali nei giorni che fomentano il “maggio francese”. D’altro canto abbiamo un ritrattino veloce di famiglia borghese, colta, aperta, ma con pruriti superomistici, e in verità tendente a coprire di meriti intellettuali le proprie umane meschinità.

L’ostentata cerebralità è anche negli atteggiamenti dei genitori, nei discorsi manierati, artefatti, sgradevoli, che hanno con i figli: gli argomenti variano su conflitti tra ragione, istinto, sentimento, universo.

Un altro insieme più piccolo si stacca da questa famiglia ed è composto da due fratelli, maschio e femmina, i quali vivono “scandalosamente” la loro privata relazione, piuttosto compiaciuta, fatta di gelosie e reciproche ingerenze per poi tornare ad infantili ricatti.

Questi due ragazzi nel marasma che muove la capitale s’incontrano con uno studente statunitense e da lì lo martoriano nei suoi evidenti tabù puritani: proprio lui che credeva d’essere emancipato, ed “europeo”.

Il film cade troppo spesso in didascalismi, ed è vittima della cinefilia, per paradosso, la stessa che contagia i fratelli e li trasfigura, tra l’altro, in “Jules et Jim” (film sempre citatissimo: vedi il coevo “Dopo mezzanotte”, 2003, di Ferrario), si insinua un fin troppo scontato reducismo e una sessualità vissuta con uno sguardo senile, distante, fuori tempo massimo, falsamente sopra le parti: questo disagio d’autore mi ricorda, facendo le debite proporzioni, il Kubrick di “Eyes Wide Shut”.

Altro simbolismo stucchevole ricalca la situazione di stallo politico e culturale che vede Usa e Francia negli anni successivi all’imprescindibile 11 settembre 2001, putroppo il finale è gravato da questa manifesta incomunicabilità.

Ma c’è da dire che la Francia ormai da tempo ha perduto il ruolo di guida culturale e che nel frattempo ha appiattito l’Europa intera, e da questo neanche il film, in fin dei conti, ne guadagna.

“The dreamers – I sognatori” (2003), regia di Bernardo Bertolucci, con Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Jean-Pierre Kalfon, Jean-Pierre Léaud.

[25/02/2005]