“Una storia americana” (2003) ***

Il regista Andrew Jarecki ricostruisce la vita della famiglia newyorkese Friedmans, padre, madre e tre figli maschi, attraverso documenti di eccezionale valore: i filmini girati da uno dei figli.
A questi personaggi il regista affianca il reportage del presente, lo stato dell’unione della famiglia.

Il film, dunque, entra nel vivo e devia, dopo pochi minuti, una questione apparentemente banale quanto l’infanzia e le opinioni su un padre di famiglia, portando all’inquietante fulcro della vicenda, ossia l’evento attorno al quale si è decostruita la famiglia.
L’infamia investe il signor Friedman accusato di pedofilia e stupro di minori, ma le indagini fanno emergere che il presunto colpevole si serviva anche del maggiore dei suoi tre figli, Jesse.

Da qui inizia la ricostruzione di un passato frammentato grazie alle interviste ai membri della famiglia: ognuno possiede la propria verità, la versione dei fatti, pochi altri dispensano soltanto dubbi e incertezze che però non consolano.

Nel frattempo papà Friedman è morto, l’unico fratello dell’uomo è certo che nonostante alcune sue ammissioni che in parte confermerebbero inclinazioni pedofile, nulla di tutto questo sia in realtà accaduto, nonostante gli allievi – minorenni all’epoca dei presunti fatti – inchiodino il signor Friedman e Jessie.
La moglie sembra crollare sotto i colpi della stampa e della società, non crede al marito e lo obbliga, assieme al proprio legale, a tentare di salvare Jesse dalla condanna, Jesse all’epoca del processo aveva 19 anni.

Il film conivolge e depista, e invita a pensare alle molte versioni che possono scaturire dall’osservazione di uno stesso fatto, su cosa voglia dire, posto il limite oltre il quale c’è il delitto, giustizia, ma ancor più, se possibile, cosa significhi “verità”.

Una lezione che il cinema ha già accolto molte volte e in almeno due le ha sintetizzate magistralmente: in “Quarto potere” Orson Welles lima, all’interno di un’inchiesta giornalistica, le sfaccettature della personalità e dell’animo di un uomo, nella sfera pubblica e privata, facendolo vedere sull’altare e nella polevere; “Rashomon” di Kurosawa avverte che non c’è verità assoluta, neanche quella dello spirito della vittima, parziale per assunto.

“Una storia americana”. Titolo originale: “Capturing the Friedmans”. Regìa: Andrew Jarecki.
USA, 2003.

[08/05/2004]

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