“La mal’ombra” (Italia 2007) ***

 

Nel 2002 a San Pietro di Rosà, provincia di Vicenza, le autorità competenti e amministrative della zona danno il via libera alla costruzione di una delle zincherie più grandi d’Italia. Contro questa decisione nasce dalla volontà di alcuni residenti un presidio permanente. I membri del presidio erigono un tendone nelle vicinanze della fabbrica, atto a contenerne le assemblee e a segnalare la presenza del rifiuto nei confronti di quello che viene vissuto come un abuso. Il gruppo di persone è costituito da semplici cittadini di tutte le età e di ogni estrazione sociale, senza appartenenze politiche di sorta, che in nome dei loro diritti vivono la protesta giorno per giorno, subendo le umiliazioni della classe dirigente comunale. Purtroppo c’è spazio anche per la pagina grave e oscura che riguarda il tentato omicidio ai danni di un membro del presidio (Stefano Zulian), a tutt’oggi al vaglio degli inquirenti. Secondo la testimonianza della vittima stessa, l’aggressione potrebbe essere legata ad interessi vicini alla zincheria. Oltre a questo fatto drammatico i registi dedicano ritratti personali ad alcuni tra gli animatori della vertenza: dai più giovani ai più anziani, perlopiù orfani della cultura contadina della quale sono testimoni viventi, o di un passato ancora più antico, e che tentano di difendere opponendosi al danno sanitario che la zincheria può arrecare alla popolazione attraverso la sua attività.
Il documentario, prodotto dalla “Jolefilm” di Marco Paolini, racconta gli avvenimenti accaduti tra maggio 2006 e giugno 2007, ovvero dal giorno in cui le autorità concedono l’abilitazione alla zincheria consentendone l’inizio della produzione, alle settimane che vedono celebrare la campagna elettorale e le elezioni amministrative. Si scontrano, da una parte, il sindaco uscente, che appoggia gli interessi della zincheria, dall’altra, la lista civica, sostenuta dal presidio.
La battaglia pacifica, anche se ferma e aspra nei termini, è sempre combattuta dai manifestanti utilizzando i mezzi della sensibilizzazione pubblica, nel solco del gioco democratico: l’obiettivo è quello di vincere le elezioni amministrative, o almeno di far eleggere consiglieri che difendano l’ambiente da abusi e portino nelle istituzioni le ragioni del presidio.
Dal film emerge l’adesione appassionata degli autori a favore di poche persone motivate, nonché l’imbarazzante incapacità di ascolto delle istituzioni e l’indifferenza dei potenti di turno. La mal’ombra racconta una storia che riguarda non solo il Nord-Est ma le emergenze ambientali nazionali e il bisogno di partecipazione politica spontanea, e parimenti descrive la perfetta solitudine di cittadini che sfuggono la retorica per porre domande precise su problemi reali. La macchina da presa è perciò l’interlocutore privilegiato, testimone e memoria attiva, la quale non può che raccontare le istanze del gruppo, offrendo altresì la possibilità agli avversari, il sindaco e la zincheria, di controbattere. Occasione sempre rifiutata da questi ultimi.
La musica è l’unico elemento extra diegetico concesso nel documentario: talvolta si manifesta nelle occasioni conviviali nel presidio, oppure è usata per commentarne altre particolarmente intense, commoventi, che riguardano episodi personali, intimi o rievocazioni di un passato che rischia di scomparire.
Come già notato, il film, pur testimoniando una storia locale, pone quesiti universali rispetto ad una società che, nel pieno della crisi economica, porta in primo piano il bisogno di lavoro a scapito della tutela sanitaria della collettività. Spesso la storia d’Italia ha conosciuto speculazioni senza scrupoli che hanno fatto scaturire in cittadini particolarmente sensibili sia l’indignazione, sia il bisogno di documentare e informare, per difendere l’ambiente e la salute della popolazione. Proprio per questo esempio di impegno civile ci sembra che il documentario di Segre e Cressati si inserisca in una tradizione antica, ma alla quale già appartengono valori moderni e avanzati: “Pera colui che primo | A le triste oziose | Acque e al fetido limo | La mia cittade espose; | E per lucro ebbe a vile | La salute civile” (Giuseppe Parini, ‘La salubrità dell’aria’, 1791).

Regia: Andrea Segre e Francesco Cressati. Produzione: Jolefilm. Soggetto, sceneggiatura e fotografia: A. Segre. Musica: Piccola Bottega Baltazar. Montaggio: Sara Zavarise. Durata: 70’.
Con Giacinto Bellino, Raffaello “Baciccia” Baggio, Lucrezia “Clelia” Tosin, Sante Bertin, Lorenzo Signori, Daniele Pasinato e Stefano Zulian.

[Pubblicata su “Quaderni del CSCI”, n. 4, Barcellona 2008]

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