“La vita di Adele” (2013) ****

Romanzo di formazione intenso e sensuale, recitato in modo esemplare dalle due protagoniste (ma non solo): la giovanissima e inesperta Adele e la più grande, emancipata, sicura Emma.

Ennesimo gioiello di Abdel Kechiche autore di origini tunisine che agli studenti adolescenti francesi aveva già dedicato “La schivata”. La società multiculturale è ormai fusa ma ancora confusa, pare una società progressista forse più per posa che per convinzione. Ma si scopre omofoba non appena Adele – studentessa timida ma ben integrata coi compagni di classe – tenta di conoscere la propria complessa sessualità; anche grazie alla passione scoppiata per l’affascinante Emma, pittrice che tenta di realizzarsi attraverso la propria arte.

Film raro, prezioso, ostinato, scomodo, senza filtri né rete, ma, probabilmente, necessario, oltre ogni sepolcro imbiancato.

La vita di Adele – Capitoli 1 & 2 (La Vie d’Adèle – Chapitres 1 & 2) è diretto da Abdellatif Kechiche.

27 marzo 2014la-vie-d-adele_005

“La schivata” (2003) **** 

Parigi, periferia. Nel quartiere multirazziale in cui vive, Krimo si invaghisce di Lydia fino a perdere la testa. Per poterle stare al fianco, compra da un compagno di classe (con caviale, playstation…) la parte di Arlecchino in un’opera teatrale settecentesca, preparata dalla scuola per la fine dell’anno. Ma le cose per lui si complicano non poco: fatica ad entrare nella parte, e Lydia non gli dà una risposta, lo schiva, insomma, e quando i due protagonisti meno se lo aspettano, si mettono di mezzo i rispettivi amici preoccupati, nonché la polizia di ronda.

Nuova visione dei sobborghi di Parigi (le banlieue) scardinata dai luoghi comuni e ambientata nel presente (vedi in questo senso un possibile confronto con “The Dreamers”). La schivata parla apertamente di integrazione, islam, adolescenza, senza un filo di retorica e in un modo per nulla consolatorio o speranzoso.
Protagonisti sono il linguaggio, piuttosto colorito e divertente, la complessa comunucazione fra culture a confronto. Lo sguardo è di “uno di loro”, un regista francese di origine tunisina, già attore di Téchiné, legato a una visione poetica della realtà, ma forgiata nella quotidianità: così dieci anni dopo “L’odio” (1995) le periferie di Parigi sono popolate da giovani che riescono ancora a seguire i loro sentimenti, o istinti, dove tutto viene ogni volta rimesso in discussione, governati dall’incoerenza, pronti a lasciarsi e riprendersi.

Una storia d’amore, fiorita a scuola mentre si prepara una recita di fine d’anno, segue idelamente un’opera teatrale di Marivaux: “Gioco del caso e dell’amore”, che, in fin dei conti, sembra lo specchio della vicenda di Krimo e Lydia, il primo con una relazione chiusa, ma ambiguamente, con Magali e la seconda attratta da quel ragazzo, ma non convinta, disturbata. E quando si parla di adolescenti e di innamoramenti le cose si complicano, nonostante la periferia, sempre.

Immediatamente vengono coinvolte altre persone, amici e conoscenti, la faccenda diviene insopportabile, Lydia subisce pressioni da tutte le parti. A volte sembra di stare dinanzi ad un soggetto ispirato da Shakespeare, altre immagini sembrano un omaggio al primo cinema di Pasolini (Krimo assomiglia vagamente a Ettore di “Mamma Roma”) o a un film di Piavoli, ma poi ripiomba la realtà, soprattutto il realismo degli sguardi i primissimi piani intensi di ragazzi che vengono da Parigi o dall’altra costa del Mediterraneo.
La camera a spalla passa attreverso le persone, attraverso piani-sequenza li descrive nei movimenti streotipati, della loro età, ne ritrae i volti. I giovani protagonisti sono tutti presi dalla strada, ma mantengono i loro ruoli in maniera eccellente, poiché non gli viene richiesto di parlare d’altro da loro.

“La schivata (L’esquive)” – Regìa, Sogg. e Scenegg.: Abdellatif Kechiche. Fotogr.: Lubomir Bakchev. Mont.: Ghalya Lacroix. Scenogr.: Emmanuel Croset. Interpr.: Osman Elkharraz (Krimo), Sara Forestier (Lydia), Sabrina Ouazani (Frida), Nanou Benahmou (Nanou), Hafet Ben-Ahmed (Fathi), Aurélie Ganito (Magalie), Hajar Hamlili (Zina), Rachid Hami (Rachid). Prod.: Lola Films/Noé Prods. Distr.: Mikado. Orig.: Francia, 2004. Durata: 117 min.

[26/02/2005]