La stella che non c’è (2006) *

La Cina è lontana. Lontana da un regista discontinuo qual è Amelio. Triste e insipida storiella politicamente corretta che vorrebbe dire ma non dice. Vorrebbe criticare, ma parodizza. Vorrebbe parlare di Cina oggi, ma è un progetto troppo ambizioso, troppo grande (grande e complesso come lo è la Cina).

La stella che non c’è è un film del 2006 diretto da Gianni Amelio.

24 aprile 2007

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Il Casanova di Federico Fellini (1976) ****

Il Casanova di Federico Fellini ****

Un sogno ispirato all’autobiografia di un personaggio che è diventato un sostantivo. Fellini, diventato invece un aggettivo nell’uso, spesso spropositato, di “felliniano”, non ama molto questo personaggio scisso tra la propria ambizione d’essere riconosciuto quale grande illuminista enciclopedico e l’animalesco amatore per il quale rimane famoso. Grande intervento poetico di Zanzotto che raccolse il lavoro per il film in “Filò”. Omaggio alle origini del cinema con le misteriose proiezioni all’interno di un capodoglio chiamato “La grande mouna” (accompagnate dalla declamazione di un testo omonimo di Tonino Guerra), anche per quest’ultimo episodio il “Casanova” è un film che pare ispirato alle Avventure di Pinocchio, che troverà un’ideale continuazione ne La voce della luna.

“Il Casanova di Federico Fellini”, Federico Fellini, Italia 1976, 165′.

25 marzo 2007

Le vite degli altri (2006) ***

 

Contro l’Ostalgia di oggi – superficiale e tutta occidentale – e sulle ombre della RDT, la Repubblica Democratica Tedesca, si schiera questo film. La Germania dell’Est passa senza soluzione di continuità dalla dittatura nazista a quella comunista. Gli effetti di una burocrazia, che spesso si fonda su chiacchiere di pianerottolo e su scatti di carriera, rovinano la vita di uno scrittore prima, e infine quella di un burocrate della Stasi, il servizio segreto della RDT. Lo scrittore è sinceramente affezionato alla causa del socialismo reale, ma ciò non basta: nessuno è immune dall’essere spiato. La fine del regime non è imminente ma prospera tra virtù pubbliche e vizi privati dei gerarchi fino al giorno della caduta del muro. Sullo sfondo la Germania dell’Ovest e il miraggio della libertà. Nella DDR grigia e beige di questo film si respira un’aria asfittica che impressiona.

Le vite degli altri (Das Leben der Anderen) di Florian Henckel von Donnersmarck.

25 aprile 2006

Cenere (1916) ***

Sardegna, 1916. Un bimbo viene abbandonato dalla madre per l’estrema povertà in cui i due versano. Dopo alcuni anni, il figlio, che nel frattempo ha fatto fortuna, torna a cercare la vecchia madre al paesino rurale probabilmente per ricongiungersi a lei, ma le cose non andranno a buon fine… Da un racconto d’impronta verista di Grazia Deledda, è l’unico film in cui Eleonora Duse presta la propria recitazione. La regia straordinaria nelle prime immagini, conclude vorticosamente in un finale tragico raffazzonato, per motivi tutt’altro che cinematografici o stilistici (in tempo guerra non fu possibile trovare pellicola a buon mercato, si dice). Alcuni dati tecnici colpiscono: c’è almeno un piano-sequenza che ritrae l’ambientazione lavorativa agreste; inoltre l’uso pre-espressionistico delle ombre con forte particolarità surreale (l’ombra della madre pentita d’aver abbandonato il proprio figlio che, anelandolo a sé, si allunga sotto la stanza in cui il piccolo dorme); oppure le figure dinamiche che entrano o escono dai quadri fissi. Uno studio verista del paesaggio, dei costumi sardi; ma anche il simbolismo dannunziano (anche se non spinto come altre colleghe del tempo) del corpo dell’attrice cinquantottenne, che dipinge di movimenti l’aria in cui si muove, anche se l’impressione è che, pur trattandosi propriamente di un film muto, l’attrice non sia a proprio agio fino in fondo e dia vita, paradossalmente, ad un personaggio “muto” che gesticola per esprimersi, attraverso le sue famose mani. Febo Mari il figlio nel film firma anche la regia. Retroscena raccontano dell’amarezza dell’attrice alla quale non pervenne alcun commento al film da parte della Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926; questo film fu l’unica esperienza cinematografica della Duse. 

Cenere (Italia, 1916) di Febo Mari – con Eleonora Duse, Febo Mari

11 settembre 2005

I banchieri di Dio – Il caso Calvi (2001) ** 

Ultimi anni del controverso dirigente finanziario, presidente del Banco Ambrosiano, tra collusioni col mondo politico italiano e internazionale, ma soprattutto legato al Vaticano e al potente monsignor Marcinkus. Sullo sfondo le rivolte in Polonia, la guerra delle Falklands, la mafia, la massoneria…

Al di fuori del discutibile merito storico questo è un film, che, nonostante la difficoltà del caso, riesce a dipanare la matassa mantenendo costantemente il filo discorso e il ritmo.
Un cast di attori famosi, soprattutti un eccellente Omero Antoniutti nella parte di Calvi, copre una regia di tendenza televisiva e alcuni figuranti sottotono, quando non propriamente “trash”.

Criticato a destra e a manca per ragioni giudiziarie e politiche, il film è stato stroncato dalla critica, senza appello, come fu per il precendente film d’inchiesta dello stesso Ferrara: “Il caso Moro” con Gian Maria Volonté, il quale doveva essere protagonista anche di questa pellicola, che gli è dedicata.

I banchieri di Dio – Il caso Calvi (Italia 2001) di Giuseppe Ferrara – con Omero Antonutti, Giancarlo Giannini, Pamela Villoresi, Rutger Hauer

21 giugno 2005

M, il mostro di Düsseldorf (1931) ****

Un infanticida si aggira per le strade di una città tedesca non ben definita (Düsseldorf compare solo nel titolo italiano), rimarrà inafferrabile fino a quando la malavita cittadina si ribella e gli dà finalmente la caccia…

Capolavoro del ribaltamento morale. 
La società in tutti i suoi gradi ha una scala di valori: sotto questa c’è un’ulteriore (de)gradazione che dall’omicidio “fra coetanei” porta all’infanticidio, ritenuto anche dai malavitosi ripugnante.

In giorni in cui ministri della Repubblica suggeriscono la riabilitazione della legge del taglione, il film di Lang (il primo sonoro che gira) riporta a galla il problema della sommarietà di fronte alla malattia psichica e alla eventuale punizione o cura da applicare.

Nel film si vedono pluriomicidi che si comportano da indignati boia di fronte al “mostro” ammazza-bambini: ciò vale molto più, per la comprensione e la riflessione di chiunque, di pur rispettabili trattati, nel merito, di opinionisti e psichiatri da salotto televisivo.

L’attore che interpreta il mostro (Peter Lorre) è sopraffino, la regia è sensibile, “espressiva” sottolinea gli eventi che racconta; l’uso del sonoro, agli albori, è intelligente e dosato: il fischiettare di M prima dell’adescamento viene usato come accrescimento tensivo. Notevole.

Da vedere e rivedere, e non dimenticare mai.

M (Germania 1931) di Fritz Lang – con Peter Lorre, Otto Wernicke, Gustaf Gründgens, Theo Lingen

21 giugno 2005

Guerre stellari – Episodio III: La vendetta dei Sith (2005) ****

La prima serie si chiude con la trasformazione di Anakin nel suo alter ego maligno: tutto si compie a causa di un ricatto. Anakin vuole salvare la vita alla moglie Padmé, allertato in ciò da un sogno premonitore; tutto questo ha un prezzo: il giovane jedi deve aderire al lato oscuro della forza, insinuato da Lord Sidious, il capo dei sith.

La linearità narrativa, gli effetti digitali, la musica, creano un’alchimia che va al di là delle più rosee aspettative: si può dire, a caldo, che i migliori film dell’intera saga sono questo e il IV (cioè “Guerre stellari” del 1977), dove gli avvenimenti sono tali e tanti da non concedere sbavature o spazio a stupide macchiette o sovrastrutture inutili e spettacolose. 

Molte cose erano risapute, già annunciate, a partire da tutti i film precendenti, ma vedere perché ciò avviene, i particolari, e soprattutto come accade: affascina e genera riflessioni.
Quali sono i limiti dell’amore? Qual è il valore della democrazia? Elementi della nostra vita che si tramutano in danno quando si interpretano per fini egoistici e di potere.

La Storia del Novecento ancora una volta ispira la saga, e riflette sulla consapevolezza o meno dei cittadini che formano la democrazia stessa, che, del resto, volutamente, non appaiono mai; e sul potere, la gestione del potere: in ciò i riferimenti al nazismo e alla barbarie, che nasce dall’indifferenza alla democrazia, sono espliciti.

La calunnia e le speranze disattese in un giovane – anche se prescelto per equilibri positivi – si commistionano al dubbio; un dubbio sempre più soverchiante, e che deciderà le sorti del futuro impero galattico a danno della repubblica; nonché dei cavalieri jedi, in quanto templari garanti di essa.

Molti i riferimenti letterari prima che cinematografici: colpisce che il destino del nuovo Darth Vader avvenga tra la lava di un vulcano. Ciò ne decreterà il futuro rivestito della pesante corazza nera, che ricorda il duello con se stesso che Frodo ha nel cuore del monte Fato, ne “Il Signore degli anelli”. O quello più scontato e chiaro: la nascita del mostro corvino che ricorda i primi passi dell’omologa creatura di Frankenstein.

Memorabile la sequenza di montaggio alternato di nascita, morte e rinascita che chiude la prima trilogia e si affaccia sull’altra.

Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith (USA 2005) di George Lucas – con Ewan McGregor, Hayden Christensen, Natalie Portman, Samuel L. Jackson, Christopher Lee, Ian McDiarmid
14 giugno 2005