Un giorno di pioggia a New York – A Rainy Day in New York (Usa 2019)

Di recente ho visto due film di Woody Allen. Il primo era sciatto, cariato da dialoghi penosi, triti: risultava particolarmente lento, privo di personalità; poi ho visto un altro film: brillante, sostenuto da una verve nuova e antica. Entrambi i film condividevano gli attori, l’ambientazione, l’anno di produzione. Non condividevano invece il titolo, i dialoghi e il doppiaggio. Ovviamente il film buono era la versione originale di Un giorno di pioggia a New York, mai divario tra una versione e l’altra mi parve così sostenuto come in questo caso. Se a chi legge non è piaciuta la versione doppiata, molto probabilmente la causa si annida nel pessimo servizio fatto al film dall’edizione italiana.

Un giorno di pioggia a New York è un film serenamente “senile”, mai autocompiaciuto, dove l’alter ego di Woody Allen non si rispecchia nel giovane protagonista (che un po’ ne imita tic e aspirazioni, ma senza “poter” essere lui), ennesimo Pinocchio alleniano, che infine diviene qualcosa d’altro dalla propria ambizione, aspirazione. Ma Woody c’è, è nel regista-sosia che incontriamo per caso (Cupido suo malgrado) e in Jude Law (e casini familiari annessi), nevrosi, tante, tutte se possibile: ma che gioia poter ritornare a New York con una guida simile.
Piove. Piove anche col sole grazie alla luce miracolosa ed evocativa di Vittorio Storaro, e la luce c’è quando la presenza di una giovane giornalista (Elle Fanning), aspirante intervistatrice cui nessuna domanda trova riscontro (anzi le sue interviste finiscono sempre con l’interlocutore che la interroga). La presenza femminile è la possibile svolta, ossia la parte di una realtà che non è fato, non è destino, ma si rimescola grazie a scelte e non-scelte. Anche nei confronti di chi sembrava fortunato al gioco e sfortunato in amore, a fasi alterne, e invece è figlio di cotanta madre (e padre) che si rivela mettendolo al mondo una seconda volta. Questa volta davvero.

Al prossimo anno, Woody, al prossimo film.

Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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