Tutto Star Wars (1977-2019)

Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2019

Attenzione agli spoiler!

Premessa. Finalmente ho visto tutto (chissà?) quel che è stato prodotto in audiovisivo riguardo la saga di Guerre stellari, a distanza di anni mi diverto (con poco, lo so) a misurarmi con l’oggetto del desiderio più complesso e longevo mai praticato in vita mia. Passano le mode, ma SW non passa mai: nessuno è perfetto. Riguardo ai singoli film ho nel tempo cambiato giudizio (e talvolta in positivo), però ammetto che fatico a separare la valutazione sulla trama dalla realizzazione della messinscena, in qualche caso davvero scadente. Per me le due cose vanno assieme, dogma che credo condivida ogni appassionato (o almeno i peggiori tra gli appassionati).
L’immaginazione tolkeniana di Lucas è molto più forte e convincente, mi pare, dei prodotti mediali cui ha dato vita. Confesso che non vedo con pregiudizio la disneyzzazione (sic!) della saga, perché, per me, la disneyzzazione c’era già eccome sin dal 1977, e non poteva essere altrimenti data l’influenza universale nella produzione del Fantastico/Fantasy del colosso delle meraviglie di zio Walt. Da quando ho superato i 39 anni e sono uscito (malconcio) dalla pubertà, la scusa per continuare a immergermi nella dimensione di SW è che a me serve per capire come si evolva in un prodotto così mainstream una sottotraccia potente, ossia la metafora della vicenda più importante accolta nel “secolo breve” occidentale: come cioè la democrazia (“sotto scroscianti applausi” cit. senatrice Amidala) si tramuti in tirannide. E mi stupisce ancora come questa tesi, per niente facile da far digerire a un pubblico così eterogeneo, sia stata una delle chiavi che più ha appassionato il pubblico in quarantuno anni di storia pubblica (lo so, sono un ragazzo semplice).
Altro elemento notevole è tutto l’universo di franchise colossal formato da gadget, giocattoli e minchiate varie di successo, oltre a prodotti culturali più complessi come romanzi, fumetti, videogiochi, eccetera, eccetera, eccetera. Di recente la Disney, notando “qualche” contraddizione nella narrazione più espansa, ha ripensato il canone contingentandolo ulteriormente, ossia ha ricostruito la storia delle storie privandola delle falle e delle contraddizioni, espellendo dall’ufficialità qualche produzione.
Mi adeguo seguendo il tracciato cronologico del “nuovo testamento”, ma fino a un certo punto, infatti inserirò qualche produzione nel frattempo estromessa per incompatibilità, evidenziandola tra parentesi quadre.
I romanzi della saga non li ho letti e ho visto solo qualche fumetto (non ho così tanto tempo a disposizione, ahimè), ma li aggiungo alla lista quale testimonianza della vastità del percorso potenziale.

Legenda per le cinque stelline mereghettiane
* = insufficiente
** = sufficiente
*** = buono
**** = ottimo

[Titoli tra parentesi quadre] = produzioni di Star Wars estromesse dal Canone corrente;

Testi in blu = ultimi aggiornamenti.

Ripeto: per chi non ha visto i film qui gli SPOILER si sprecano, lo dico subito così rimaniamo amici 🙂


Cronologia di Star Wars (1977-2019)

 

Star Wars: Forces of Destiny (2017-2018) ***
Serie televisiva d’animazione tradizionale diretta da Brad Rau.
E’ dedicata perlopiù all’universo femminile della saga (con qualche puntata tutta al maschile nella seconda stagione): dalle tre trilogie a lungometraggio, agli spin-off sino alle serie tv animate in computer grafica.
Produzione per YouTube, il sito di SW e la Tv realizzata creata da Dave Filoni, Carrie Beck e Jennifer Muro. Sono brevi apologhi morali che raccontano singoli momenti di scelte fatte in momenti di grande azione da parte delle eroine della saga: Leia, Rey, Ashoka (Clone Wars), Jyn (Rogue One), Sabine (Rebels). Sono decisioni che decretano effetti benefici futuri. Serie davvero ben realizzata, esteticamente lontana dal freddo rigore metallico della computer grafica, perciò più affine ai prodotti televisivi disneyani per teenagers. Consigliata la prima stagione, ho trovato ripetitiva la seconda e perciò un po’ fiacca. In definitiva sono cartoons che affiancano una nuova linea di giocattoli, fruibili come ripasso o come chiave d’accesso al complesso mondo di SW, specie per le generazioni più giovani.
Star Wars: Forces of Destiny – Prima stagione (2017);
Star Wars: Forces of Destiny – Seconda stagione
(2018).

*Periodo pre Guerre dei Cloni* 

Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (1999) *1/2
Lungometraggio di George Lucas.
Primo prequel, molto criticato dai fan (basti citare il pessimo Jar Jar Bings, su tutto), che getta basi solide sia relative alla grande parabola “politica” in divenire, sia alla nascita del “dolore” di Anakin che diventerà odio dirompente; Amidala/N. Portman qui è davvero unica (spero si colga l’ironia). Si registra un affollamento disorientante di maestri jedi. Il mostruoso Darth Maul è un personaggio che avrà un lungo e non scontato percorso nelle digressioni. Gli elementi cristologici sono insistiti oltremisura (in modo fosse chiaro a tutti); celebre anche la citazione della corsa delle bighe da “Ben Hur”. Messinscena e trucchi notevoli. Ian McDiarmid-Palpatine è perfetto (è il mio attore preferito della saga).

Star Wars: Obi-Wan & Anakin – Fumetto di Charles Soule;

*Periodo delle Guerre dei Cloni* 

Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (2002) ***
Lungometraggio di George Lucas.
La figura di Anakin, ormai adolescente, giorno dopo giorno diventa tragica e il legame con le donne della sua vita (la madre e Amidala) lo portano a vacillare e a desiderare la vendetta. Ogni passo falso lo porterà sempre più vicino al lato oscuro. Accanto alle vicende dei jedi (incerti, goffi, vessati dal dubbio e dai sith) corre parallela la love story clandestina di Ani e Amidala. Film di passaggio, ma non di routine.

[Star Wars: Clone Wars] (2003-2005) ****
Serie televisiva d’animazione tradizionale di Dženndi Tartakovskij.
Geniale produzione televisiva realizzata con il tratto unico di Tartakovskij, purtroppo estromesso dal canone a causa di alcune puntate eterodosse, relative all’inizio e all’epilogo della serie. Appaiono per la prima volta personaggi quali Ventress e Grievous. E’ un capolavoro d’arte e di intuizioni visive unici. La serie composta da puntate di pochi minuti (dai 3 ai 15) è stata infine raggruppata in due episodi e si può vedere su YouTube.

Star Wars: The Clone Wars (2008-2014) ***
Film e serie televisiva d’animazione in computer grafica diretti da Dave Filoni.
Frutto di un notevole sforzo produttivo, tetragono e di buona scrittura. E’ rivolto a un pubblico eterogeneo ed è apprezzabile per la delineazione della psicologia dei personaggi e la coerenza delle singole avventure. L’impianto di ogni stagione è a serie con episodi indipendenti e autoconclusi, ma qualche puntata è collegata da continuità narrativa (dalle due alle tre unità). La figura di Anakin, reduce dalla strage di Tatooine, conserva il proprio senso di colpa intervallandolo ad atti di eroismo, all’affetto nei confronti della sua padawan, ai contrasti fraterni con il maestro Kenobi. Sullo sfondo c’è il tormentato matrimonio segreto con Amidala fonte di continue fratture. Ma soprattutto Anakin è insidiato sempre di più dalla ‘stima’ del cancelliere. Computer grafica con qualche legnosità, ma capace di grandi messinscena.
Star Wars: The Clone Wars (2008) – lungometraggio d’animazione. In realtà sono le prime quattro puntate della serie fuse per poter essere proiettate al cinema. Vi appare per la prima volta Ahsoka Tano, l’allieva di Anakin;
Star Wars: The Clone Wars – Prima stagione (2008-2009);
Star Wars: The Clone Wars – Seconda stagione
(2009-2010); 
Star Wars: The Clone Wars – Terza stagione
(2010-2011);
Star Wars: The Clone Wars – Quarta stagione
(2011-2012); 
Star Wars: The Clone Wars – Quinta stagione
(2012-2013);
Star Wars: The Clone Wars – Sesta stagione
(2014).
La serie è disponibile su Netflix, inspiegabilmente il lungometraggio pilota ne è escluso.

L’apprendista del Lato Oscuro – Romanzo di Christie Golden; 
Star Wars: Darth Maul – Figlio di Dathomir – Fumetto di Jeremy Barlow; 
Kanan: Primo Sangue – Fumetto di Greg Weisman;

Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith (2005) ***
Lungometraggio di George Lucas.
Forse l’episodio più intenso per la quantità di eventi capitali che si rincorrono. Il film segna la fine della densa vicenda umana di Anakin e di Amidala che però corrisponde alla nascita di Luke, Leia e Darth Vader (Lord Fener per gli amici italiani). Nel contempo muore la repubblica e nasce l’impero. Le citazioni cinefile e letterarie si sprecano, ma tra tutte rivive il mito di Frankenstein e del suo mostro forgiato dalla frustrazione, dal dolore, dall’odio e dal lato oscuro. La strage di bambini dà alla parabola evangelica di Anakin quel cortocircuito che consente il sorgere di Vader. Oh, qui io mi commuovo.

[Lego Star Wars: Revenge of the Brick] (2005) ***
Cortometraggio di animazione per la Tv di Royce Graham, Pete Bregman, Bill Horvath, Karl Turkel nonché Mark Hamill, della durata di 5 minuti. Per la prima volta i mattoncini e i personaggi Lego sono protagonisti di un audiovisivo parte della saga di SW, e al contempo di un breve quanto divertente esemplare di animazione sperimentale. Per molti versi oggi il film risulta lontano dallo standard stilistico dei più recenti film di animazione Lego, poiché ancora ibrida la tradizionale animazione con effetti di una computer grafica pressoché “primitiva”. La messinscena è sostanzialmente senza dialoghi tranne che per i rumori diegetici e per la colonna sonora. Per il resto si mostrano battaglie e duelli tra il conte Dooku e le sue armate da un lato, dall’altro Yoda OWK, Anakin e Chewbacca, cui si innesta qualche trovata comica tipica della produzione cinematografica Lego tendente a sdrammatizzare le cupe atmosfere della serie prequel.

Kanan: L’Ultimo Padawan – Fumetto di Greg Weisman;

*Periodo Pre Guerra Civile Galattica*

Ahsoka – 
Romanzo di E. K. Johnston;
Star Wars: I signori dei Sith – Romanzo di Paul S. Kemp;
Star Wars: Tarkin – Romanzo di James Luceno;
Star Wars: Una nuova alba – Romanzo di John Jackson Miller;

Solo: A Star Wars Story (2018) *
Lungometraggio di Ron Howard.
Il peggiore soggetto della saga. Rovinato da attori pessimi (Clarke in testa) e attori ottimi (Harelson e Glover), ma completamente fuori ruolo. Un film che ha avuto problemi di produzione – raccolto in corsa dal pur dotato Ron Howard – e si vede benissimo. Da dimenticare, così come l’origine del nome del protagonista (che non conoscevo e stavo bene così senza saperlo, ahimè).

Lost Stars – Romanzo di Claudia Gray;
Battlefront: Compagnia Twilight – Romanzo di Alexander Freed;

Star Wars Rebels (2014-2018) *
Film e serie televisiva d’animazione diretti da Dave Filoni (1-2 stagione) e Justin Ridge (3-4 stagione). Produzione per giovanissimi strapiena di problemi di sceneggiatura. Gli effetti della disneyzzazione probabilmente sono legati al fatto che sono riusciti a mettere insieme i personaggi meno interessanti, spompati, politically correct eroi-disabili-post-finding-Nemo (intendiamoci è la rappresentazione stereotipata il problema, non tanto la presenza dei disabili, questo voglio dire, mi raccomando), dell’intera saga, laddove non ne mancano direi. Il racconto parte stanco, gli esiti sono scontati, c’è una sola morte eccellente, per il resto è soap opera per teenagers (e ci può stare), ma bollita e priva di idee (i metalupi presi da Il trono di spade andavano accuratamente evitati a mio parere). La realizzazione grafica passa dalle vette agli abissi nella stessa puntata, così, in modo sfacciato e insulso. Dopo questa esperienza si parla di un di ritorno a Clone Wars, ancora con Filoni al comando. Vedremo.
Star Wars Rebels: Shorts (2014) – Quattro cortometraggi di presentazione della serie;
Star Wars Rebels: Scintilla di ribellione
(2014) – Film televisivo d’animazione; 
Star Wars Rebels – Prima stagione (2014-2015); 
Star Wars Rebels – Seconda stagione
(2015-2016);
Star Wars Rebels – Terza stagione
(2016-2017);
Star Wars Rebels – Quarta stagione
(2017-2018).

Thrawn – Romanzo di Timothy Zahn;

*Periodo della Guerra Civile Galattica*

Catalyst: A Rogue One Novel – 
Romanzo di James Luceno;

[Star Wars: Droids Adventures] (1985) **
Star Wars: Droids – The Adventures of R2-D2 and C-3PO così in originale, è una serie animata in tredici puntate con protagonisti i droidi R2-D2 e C-3PO. La serie è stata esclusa dal canone ufficiale, ma si inserisce nel contesto come una lunga digressione autonoma e collocabile “storicamente” subito prima del film capostipite. Serie alquanto bistrattata all’epoca, vista oggi e considerando il target cui era rivolta, ossia un pubblico infantile, è molto meno imbarazzante di tanti altri prodotti della saga anche più recenti (vedi: Rebels). La linea comica è marcata e le macchiette si sprecano, così come il celebre rapporto apparentemente conflittuale tra i due protagonisti. I due robot vivono la loro odissea immersi in un immaginario punk (molto “Mad Max”). Sono apologhi morali che evidenziano come l’innocenza di C-3PO e la spregiudicatezza di R2-D2 siano fonte di equilibrio e questa strana coppia assieme ad alleati temporanei sconfiggono il cattivo di turno. Lo stile illustrativo della casa produttrice, la canadese Nelvana, non è molto lontano dalla coeva Filmation (Ghostbuster, He-man and the Masters of the Universe). Con un cameo di Boba Fett e un seguito-prequel.

[The Great Heep] (1986) *1/2
Lungometraggio di animazione per la televisione. Si tratta di un prequel inseribile tra la nona e la decima puntata del serial Droids Adventures. I due droidi sono alle prese con un gigantesco e malvagio robot (ennesimo ricalco di Jabba the Hut). Abbiamo visto ben di peggio.

Rogue One: A Star Wars Story (2016) ****
Lungometraggio di Gareth Edwards.
Tra i più belli dell’intera saga, RO è un vero film di guerra cinefilo che cita senza pedanterie l’immaginario hollywoodiano legato al Vietnam, ma anche all’estetica dell’abiezione propria dei filmati delle esecuzioni dell’Isis. C’è il tradizionale rimando alla Riefenstahl della messinscena nazista imperiale, l’omaggio al Kubrick di 2001 e al genere wuxia. E’ un film importante per tutto questo e anche per lo stile (fotografia che omaggia i colori fine anni Settanta del film capostipite, montaggio, trucchi ai massimi livelli), musiche, interpretazione degli attori, che è notevole. Inoltre c’è l’ingresso del perturbante dato dalla resurrezione digitale del grande Peter Cushing, nella finzione il Grand Moff Tarkin, morto nel 1994, e di Carrie Fisher ritratta nella fisionomia del 1977. Film pervaso di una disperata speranza che travalica le cautele della saga.

Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza (1977-1997) ****
Lungometraggio di George Lucas.
Il primo film ruspante e ritoccato più volte, rispetto al quale sono state scritte pagine e pagine. Il meltin’pop visivo è la sua grande forza, l’essere riuscito a rendere credibile un film con pupazzetti e peluche (nonché le spade laser in un mondo di pistole). Altro punto di forza è la convinzione del suo autore che diviene palpabile assieme a quella sensazione che il film stesse raccontando sotto metafora il presente. Per il resto SW ha rappresentato una rivoluzione culturale senza precedenti dando vita a una importante porzione di immaginario collettivo del decennio più lungo della storia, gli anni Ottanta, che a guardare chi oggi siede alla Casa Bianca non so bene se e quando sia terminato.

[The Star Wars Holiday Special] (1978) **
Film per la televisione di Steve Binder, strampalato sequel del capostipite, è trasmesso per la prima e unica volta il 17 novembre 1978 dalla CBS e mai più riproposto. Spettacolo di varietà con una cornice ambientata su Kashyyyk, nella casa Chewbecca, protagonisti sono suo padre Attichitcuk, la moglie Mallatobuck (Malla) e il figlio Lumpawarrump (Lumpy). Lo show è intervallato da interventi dei protagonisti del film (Han Solo, Leia, Luke, Darth Vader), siparietti comici, musicali più o meno imbarazzanti. Tra essi spicca il notevole cartone animato, prodotto dalla Nelvana (cfr. Droids Adventures), nel quale viene introdotto per la prima volta Boba Fett. Dal punto di vista cinematografico (montaggio, fotografia, effetti) è una produzione di rango notevole. Lucas ha ufficialmente rinnegato il film, che oggi si può vedere su YT grazie alle registrazioni dell’epoca.

Star Wars: Battlefront – Videogioco; 
Star Wars: Principessa Leia – Fumetto di Mark Waid; 
Smuggler’s Run: A Han Solo & Chewbacca Adventure – Romanzo di Greg Rucka; 
Star Wars: Chewbacca – Fumetto di Gerry Duggan; 
Star Wars: L’erede dei Jedi – Romanzo di Kevin Hearne; 
The Weapon of a Jedi: A Luke Skywalker Adventure – Romanzo di Jason Fry; 
Skywalker Colpisce – Fumetto di Jason Aaron; 
Vader – Fumetto di Kieron Gillen; 
Resa dei conti sulla Luna dei Contrabbandieri – Fumetto di Jason Aaron; 
Ombre e Segreti – Fumetto di Kieron Gillen; 
Star Wars: Vader colpito – Fumetto di Jason Aaron; 
Prigione Ribelle – Fumetto di Jason Aaron; 
La Guerra di Shu-Torun – Fumetto di Kieron Gillen; 
Fine dei Giochi – Fumetto di Kieron Gillen; 
The Last Flight of the Harbinger – Fumetto di Jason Aaron; 
Star Wars: Dottoressa Aphra – Fumetto di Kieron Gillen; 
Star Wars: Lando – Fumetto di Charles Soule; 
Star Wars: Han Solo – Fumetto di Marjorie Liu;

Star Wars: Episodio V – L’Impero colpisce ancora (1980) ****
Lungometraggio di Irving Kershner.
Molte delle cose che si citano e si ricordano della trilogia classica nascono in questo bel film, tetragono e dall’impianto a capitoli con poche digressioni intersecate alla cornice. Così come è tratteggiata la psicologia dei personaggi, caratteristica di tutti i prodotti futuri – prequel e sequel -, e la loro vicenda personale-familiare, temi che oscurano il cappa e spada e l’estetica del medioevo-futuro caratteristico del film capostipite, in luogo una spinta ben più tecnologica e schiettamente Sci-fi che influenzerà a propria volta il decennio. Merito del regista e di una fotografia che punta sui contrasti e su un bel lavoro sul colore. Appaiono per la prima volta l’imperatore e Yoda (ricalco saggio di Bilbo Baggins, tana hobbit compresa), così come si ode la frase più celebre della saga: “No, I [pausa] am your father”, pronunciata dal mascherone nero all’indirizzo del povero Luke, appena amputato in una sorta di castrazione patriarcale assai simbolica. (P.S. Rivista tutta la saga, R2-D2 – C1-P8 nella versione italiana – dovrebbe ben conoscere Yoda, avendone passate di ogni assieme, invece paiono estranei).

Moving Target: A Princess Leia Adventure – Romanzo di Cecil Castellucci e Jason Fry;

Star Wars: Episodio VI – Il ritorno dello Jedi (1983) **
Lungometraggio di Richard Marquand.
Conclusione assai calante della trilogia storica. Più spettacolo, meno storia del precedente: pellicola zeppa di inseguimenti, pupazzi e pupazzetti (i sovraesposti Ewok, che più disneyani non si può, tanto per dire).
Il film rimane celebre per di bikini di Leia/Leila e per la morte straziante di DV e quella dell’imperatore che finisce in un buco che pare richiamare l’imbuto dell’Inferno dantesco (come Darth Maul e Han Solo). L’episodio rimane dimenticabile per il trattamento riservato ad altri personaggi capitali: Han Solo è abbozzato (e melenso) rispetto ai film precedenti, ma soprattutto Luke è un protagonista mai davvero tale che manca di tridimensionalità.
Il finale che mostra tre fantasmini – DV, Yoda, OWK – riconcilia il pubblico con quel problema annoso chiamato morte dei beniamini, ma spiega gran poco il senso (bisogna guardare il serial animato “Clone Wars” per comprendere il prodigio e perché, ad esempio, Mace e Qui non fanno parte del club). Il significato profondo del film ruota attorno al complesso edipico, ma l’unico vero parricidio messo in scena avviene tra DV che si sbarazza del suo mentore malefico. Ossia la profezia si avvera poiché è proprio Anakin che, sconfiggendo Sidious/Palpatine, riporta infine l’equilibrio nella Forza. Ma il film, distratto dall’action, non pare troppo sottolineare la cosa alludendo a meriti che Luke non ha (se non quello di non aver ceduto all’ira e alla vendetta), tra i tanti – inutili – sbrodolamenti sentimentali. Nonostante le citazioni ispirate all’estetica nazi e ai film di Leni Riefenstahl, stilisticamente il film è deludente. Poco curato nei particolari, al contrario del precedente (il migliore della saga da questo punto di vista). Ad esempio, il cadavere di DV viene posto sulla pira con il costume nero e non con il kimono-saio jedi: scelta che pare dubbia, se non incoerente. Soprattutto perché poi ritroviamo Anakin tra i citati fantasmini, parlo della versione del 1983, invecchiato con una ridicola acconciatura di capelli (DV sotto l’elmo era pelato), perciò il tanto vituperato rimpiazzo della recente versione DVD col giovane Anakin ha ben più senso (o è meno ridicolo se si preferisce). Fumettone decadente e prolisso.

[L’avventura degli Ewoks] (1984) **
Lungometraggio per la televisione diretto da John Korty.
Caravan of Courage: An Ewok Adventure è pressoché un ricalco del plot di Il signore degli anelli di Tolkien (la carovana improvvisata che rimanda alla compagnia dell’anello) e il racconto della caverna di Polifemo dell’Odissea omerica, ma sembra risentire anche di alcune atmosfere che negli stessi anni caratterizzano la letteratura di Stephen King. Film schiettamente favolistico che sfrutta la popolarità degli orsetti guerrieri un po’ hobbit un po’ pellerossa apparsi nel terzo capitolo della serie classica. Da segnalare qualche scena di gusto forte (il mostro ha il suo perché, ma pure il tolkeniano ragno gigante). Effetti speciali e uso di stop motion per animare alcune creature. Con un seguito.

[Il ritorno degli Ewoks] (1985) *1/2
Lungometraggio per la televisione diretto da Ken Wheat, Jim Wheat.
Al contrario di quello italiano, il titolo originale Ewoks: The Battle for Endor non sfrutta l’ultimo capitolo della serie classica, né tutti i ritorni al futuro cinematografici. Il secondo e ultimo episodio ambientato – in live action – nella luna boscosa di Endor patria degli orsetti guerrieri è debitore del genere Fantasy, molto più del precedente (strega e drago compresi). Film maldestro, frettoloso nella sceneggiatura, superato il tragicissimo prologo entra – però – in una sorta di avventura inaspettata dal ritmo avvincente. Il plot risente molto più delle atmosfere di Il pianeta delle scimmie e soprattutto del coevo Mad Max oltre la sfera del tuono, in particolare la strega (che ricorda Tina Turner) e un nuovo personaggio anziano – scorbutico di cuore – che rimanda a Gandalf, dunque si rientra nel citazionismo tolkeniano. L’incipit – con la strage della famiglia della piccola protagonista – e l’epilogo – con la morte cruenta e dettagliatissima del villain di turno -, non corrispondono propriamente quel che ci si aspetterebbe da un film per bambini popolato di orsetti pucciosi. Tutto sommato è una storiella meno scontata di molti prodotti TV di genere, per quanto sia evidentemente sconnesso a livello produttivo (devono esserci stati grossi problemi nel backstage se, ad esempio, si fa morire il giovane protagonista del precedente episodio, peraltro sosia di Luke Skywalker). Effetti speciali in stop motion atti ad animare dinosauri bipedi con la testa da pesce degli abissi. Il film è presentato in contemporanea alla prima stagione del serial animato Ewoks.

[Star Wars: Ewoks] (1985-1986) *
Serie televisiva d’animazione in due stagioni diretta da Raymond Jafelice, Dale Schott.
Produzione per giovanissimi cui collabora Paul Dini, uomo di fiducia di Lucas che ritroviamo in altre produzioni legate all’universo espanso della saga. Per motivi di sviluppo gli Ewoks parlano una lingua comprensibile allo spettatore, mentre resistono affrontando popoli di orchi e giganti che insidiano il loro villaggio tra gli alberi. Ai rimandi in filigrana ai pellerossa assediati da forze minacciose, si associano possibili evocazioni alle avventure dei galli capeggiati da Asterix, e dunque dei Puffi, grandi successi dell’animazione europea degli stessi anni. Ne sono state prodotte due stagioni (sorprendentemente, se si pensa che il coevo Droids venne sospeso, ma a distanza di trent’anni pare un prodotto molto meno monotono di questo). Verso la fine della seconda stagione si tenta di legare gli orsetti ad alcune vicende appartenenti alla cornice originaria con tanto di truppe imperiali, star destroyer. Inevitabilmente salta la verisimiglianza mantenuta nei tre film e i personaggi finiscono per parlare la stessa lingua degli umanoidi, ma non è questo l’unico problema del serial.
Star Wars: Ewoks 1 (1985);
Star Wars: Ewoks 2
(1986).

Star Wars: Battlefront II – Videogioco; 
Star Wars: L’Impero a pezzi – Fumetto di Greg Rucka; 
Aftermath – Romanzo di Chuck Wendig; 
Aftermath: Life Debt – Romanzo di Chuck Wendig; 
Aftermath: Empire’s End – Romanzo di Chuck Wendig;

*Periodo Post Guerra Civile Galattica* 

Bloodline – 
Romanzo di Claudia Gray; 
Before the Awakening – Romanzo di Greg Rucka; 
Star Wars: C-3PO – Fumetto di James Robinson; 
Poe Dameron – Fumetto di Charles Soule;

Star Wars Resistance (2018-2019)
Serie animata
Star Wars Resistance: Shorts (2018) – Dodici cortometraggi di presentazione della serie;
Star Wars Resistance – Prima stagione (2018-2019);
Star Wars Resistance – Seconda stagione (prossimamente).

Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza – The Force Awakens (2015) ***1/2
Lungometraggio di J. J. Abrams (Lawrence Kasdan e Michael Arndt).
Un remake/reboot che riprende i temi base della trilogia classica giocando volutamente sull’imitazione e sui limiti della Storia che si ripete a tratti come tragica farsa. Abrams riesce nell’impresa di non sprecare l’occasione di riflettere sulla saga di SW e sui meccanismi della stessa giocando con le citazioni e il postmoderno. La familiarità e il senso di smarrimento accompagnano lo spettatore che ha avuto modo di vedere tutti (o quasi) i film al cinema. Ora quell’ipotetico spettatore è posto di fronte ai propri beniamini invecchiati (e di molto) alle prese con la parodia di quell’impero malvagio che fu condotto da Sidious. E’ quest’ultima una finezza narrativa e stilistica che qualcuno non ha voluto o saputo cogliere. A me personalmente pare indovinata a partire dalla scelta quella di (mal) scimmiottare da parte di Ben Solo/Kylo Ren il nonno materno nella sua versione oscura. Soltanto così la Storia si ripete come farsa (marxianamente) con tanto di imitazione della Morte Nera. Messinscena struggente e ottimamente realizzata senza abusare nell’ostentazione della computer grafica, ma sempre vigilata dal punto di vista della tensione e della costruzione della trama. Il sacrificio-parricidio di Han Solo si pone simmetricamente con quello perpetrato da DV nei confronti di Palpatine. Posta questa fine che è un nuovo inizio, i giovani sono inadeguati tanto quanto i vecchi, in mondo privo di punti di riferimento, Forza a parte. Se così vi pare poco, allora c’è poco da aggiungere, meglio uscire dal trip. I personaggi così come il film sono in divenire – l’irrisolto, vecchio, Luke compreso – per fortuna.

Star Wars: Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi – The Last Jedi (2017) ***
Lungometraggio di Rian Johnson.
Ep. VIII è film spettacolare che ho apprezzato molto più nella seconda visione (e ancor di più nella terza, di seguito alle precedenti). La disneyzzazione si sente soprattutto in certe gag insistite, più che nelle odiate volpi di ghiaccio o i porg (ricordo sempre gli ewoks). Per il resto non sono d’accordo con chi contesta le dilatazioni di tempo che, anzi, servono al lento tratteggio-evoluzione dei personaggi che, assieme agli spiegoni necessari, troveranno compimento nel futuro, immagino. E’ un film di passaggio che assieme al precedente andrà valutato solo al termine della trilogia, ossia con l’episodio IX (che segnerà il ritorno di altri importanti personaggi della serie classica). Ho apprezzato i dialoghi (meglio se originali), la rottamazione insistita del passato, la parodizzazione del mito, così come l’ottimo sviluppo di Kylo Ren (la distruzione della maschera-feticcio e tutto quel che ne consegue: il secondo parricidio – Snoke – e il terzo tentato parricidio – Luke – così come l’esitazione dinanzi all’occasione del matricidio) e la convincente Rey, quest’ultimo è uno sviluppo carico di attese, scontato e non scontato, ma soprattutto non definitivo nel gioco di riflessi e interconnessioni tra luce e ombra. Così come è meno scontato del previsto lo sviluppo dei “sacri” personaggi storici come Leia (finalmente si capisce che anche perché lei dispone della forza) e Luke riumanizzati: corrosi dal tempo, dal dubbio, dall’incapacità. Ma finalmente c’è Luke, l’eroe abbozzato; arriva anche il suo momento di verità (e che momento). I cloni/eredi dei giovani ribaldi Han/Luke, ossia Finn e Poe sono l’uno successo del riciclaggio e il fallimento-banalizzazione del riciclaggio, così come il prevedibile (per ora) personaggio interpretato da Del Toro. Buon film, ottimo talvolta, di effetti speciali (la fine spettacolare di Laura Dern, su tutte). Citazioni cinematografiche dal Grande Gatsby, 007 e letterarie: ancora da Tolkien, si riconosce l’assedio di Helm, con omaggi alla versione cinematografica di Jackson, ma pure dall’Iliade, sempre nel medesimo assedio, soprattutto nel duello finale sotto le mura tra maestro e allievo/zio e nipote.

Star Wars: Episodio IX – L’ascesa di Skywalker – The Rise of Skywalker (2019)
Lungometraggio di J. J. Abrams.

***Parodie & citazioni ***

Balle spaziali – Spaceballs (1987)
Parodia diretta e interpretata da Mel Brooks. La commedia prende spunto dai grandi successi fantascientifici quali Star Wars, Alien e Il pianeta delle scimmie e si inserisce nel filone brooksiano comico-metacinematografico preceduto dalle parodie del musical ispirato a Broadway (Per favore non toccate le vecchiette – The Producers, 1968), del western (Mezzogiorno e mezzo di fuoco – Blazing Saddles, 1974), dell’horror classico (Frankenstein Junior – Young Frankenstein, 1974), dell’epopea del muto (L’ultima follia di Mel Brooks – Silent Movie, 1976), del thriller (Alta tensione – High Anxiety, 1977), sino ai pepla e ai film di ambientazione storica (La pazza storia del mondo – History  of the World, Part I, 1981) e che proseguirà nei due decenni seguenti.

I Griffin presentano Ridi pure, ammasso di pelo! – Laugh It Up, Fuzzball! (2007-2010) 
Il primo episodio della sesta stagione del serial animato I Griffin – Family Guy è intitolato I Griffin presentano Blue Harvest (Blue Harvest, 2007) ed è una parodia del lungometraggio Star Wars (1977) e allo stesso tempo corrisponde alla prima parte della trilogia nota come Ridi pure, ammasso di pelo! e dedicata alla saga classica lucasiana. Gli episodi successivi si intitolano I Griffin presentano Something, Something, Something, Dark Side (Something, Something, Something, Dark Side, ventesimo episodio dell’ottava stagione, 2009) parodia di L’impero colpisce ancora e, da ultimo, I Griffin presentano It’s a Trap! (It’s a Trap!, diciottesimo episodio della nona stagione, 2010) parodia di Il ritorno dello Jedi.

LEGO Star Wars: La ricerca di R2-D2 The Quest for R2-D2 (2009) Cortometraggio (6′) di animazione in computer grafica per la tv diretto da Peder Pederson. Parodia della serie prequel con protagonista Anakin in missione per ritrovare il droide R2-D2. Sostanzialmente muto, è breve uno spot che illustra alcuni giocattoli della linea.

LEGO Star Wars: Bombad Bount (2010)
Cortometraggio (5′) di animazione in computer grafica per la tv diretto da Peder Pederson. Parodia della serie classica i cui protagonisti sono Darth Vader e Jar Jar Bings. Quest’ultimo si ritrova a vivere alcune tra tra le sequenze più note della trilogia anni Ottanta dando vita ad altrettante gag.

LEGO Star Wars: La minaccia Padawan – The Padawan Menace (2011)
Cortometraggio (22’) di animazione in computer grafica per la tv diretto da Peder Pederson. Parodia della serie prequel che narra il primo contatto tra gli jedi e Han Solo, ma fuori dal canone ufficiale voluto dalla Disney. Qua e là qualche siparietto comico metacinematografico mostra George Lucas alle prese con un indisciplinato Darth Vader che tenta di prendersi la scena.

LEGO Star Wars: L’Impero fallisce ancora – The Empire Strikes Out (2012)
Cortometraggio (21’) di animazione in computer grafica per la tv diretto da  Guy Vasilovich. Parodia che mescola fatti della trilogia classica (la ricostruzione della “Morte Nera”) con personaggi simbolo della serie prequel (Darth Maul), giocando su elementi noti – es. la rivelazione della paternità di Darth Vader all’ignaro figlio qui sabotata da fatti futili – smontando in modo corrosivo mitologie e “sacralità” nerd.

LEGO Star Wars: Le cronache di Yoda – The Yoda Chronicles (2013)
Serial TV in tre puntate (rispettivamente di 22’) di animazione in computer grafica diretto da Michael Hegner.
La smaccata parodia dei primi esperimenti LEGO qui lascia spazio a una commedia avventurosa. Gli inserti sarcastici e iconoclasti non mancano, ma sono stemperati rispetto ai precedenti cortometraggi. Le tre puntate, ambientate durante le guerre dei cloni, si intitolano, parafrasando i titoli dei lungometraggi prequel, Il clone fantasma, La minaccia dei Sith, L’attacco dei jedi.

The LEGO Movie (2014)
Film di animazione scritto e diretto da Phil Lord e Christopher Miller, nel mondo di mattoncini compaiono molte delle serie di set Lego. Tra queste, per Lego Star Wars, compaiono il Millennium Falcon, Ian/Han Solo, C-3PO, Chewbacca, Lando e il verme spaziale.


Ralph spacca Internet – Ralph Breaks the Internet 
(2018)

Lungometraggio di animazione in computer grafica di Phil Johnston e Rich Moore.
In una sorta di revisione di quel gran calderone che fu Cartoonia per Chi ha incastrato Roger Rabbit oggi comprensiva delle dimensioni del videogioco e di internet, tra i simboli dell’impero disneyano classico, cui si aggiungono i mondi Marvel e Star Wars, troviamo anche un ironico cameo di C-3PO e la presenza di un piccolo manipolo di Stormtroopers.

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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