Willow (Usa 1988)

Il decennio cinematografico di Lucas termina con un Fantasy, diretto dall’astro nascente Ron Howard, che a tutt’oggi è importante per svelare una volta di più aspetti che si riscontrano spesso nella saga di Star Wars. E, data la ricaduta della serie, si riscontrano nella produzione fantascientifica che conduce ai nostri giorni. Sono stilemi che riguardano la trama, la messinscena, accanto a un’idea di cinema per ragazzi all’epoca originale per sperimentazione di linguaggio ed estetica.

Una neonata di nome Elora Danan è predestinata a sconfiggere il potere tirannico detenuto dalla regina Bavmorda, la quale è pure una strega malefica. Elora pur essendo indifesa riesce a comunicare attraverso le fate e il suo interlocutore prediletto diventa il nano Willow, egli, a propria volta, è destinato a difenderla dai tentativi di rapimento messi in atto dalla strega. Via via Willow ottiene l’aiuto del bizzarro cavaliere Madmartigan (Val Kilmer), di due minuscoli gnomi e di una strega buona, Fin Raziel. Willow e i suoi amici riusciranno, dopo una battaglia cruda che vede in campo anche troll e un ripugnante drago bicefalo, a riportare pace e prosperità nel regno.

Al centro della narrazione c’è un viaggio dagli esiti incogniti, di per sé non innovativa, che rimanda al romanzo di formazione: siamo negli anni Ottanta! Il percorso di emancipazione non riguarda però un adolescente, ma un giovane uomo, già padre, il quale deve imparare a credere nelle proprie capacità. Si tratta del protagonista Willow, aspirante stregone, spesso dileggiato nel villaggio di origine per la propria goffaggine, frustrazione che genera sfiducia e inevitabile fallimento. Durante il viaggio dovrà lottare contro molte insidie esterne, ma soprattutto dovrà vincere quelle interne, per riuscire a portare a termine la propria impresa con successo.

Lucas è reduce da tentativi controversi legati ai due film per la Tv ispirati a Guerre stellari e dedicati agli Ewoks (L’avventura degli Ewoks 1984; Il ritorno degli Ewoks 1985), peraltro vicini all’immaginario di Willow. Ma dal punto di vista semiologico il plot di quest’ultimo mette assieme elementi molto cari all’autore: innanzitutto soggetti di derivazione biblica (la saga di Mosè) e cristologica (l’elemento messianico-salvifico, la strage degli innocenti) con altri temi tolkieniani tratti da Lo hobbit (in particolare la figura Bilbo Baggins per Willow), Il Signore degli Anelli (la bizzarra compagnia che deve scortare Willow nella sua impresa disperata; lo scontro finale nella torre tra la strega cattiva e quella buona che ricorda quello tra Saruman e Gandalf; i due gnomi che ricordano Merry e Pipino) con i preludi di fiabe dei Grimm come Biancaneve e le versioni di Perrault e ancora dei Grimm di La bella addormentata (la predestinazione ossia la “profezia” della sostituzione generazionale, del nuovo che scalza il vecchio), c’è anche un omaggio al gotico cinematografico, in particolare al Frankenstein della Universal (il laboratorio della strega prevede che la bambina sia sottoposta a un esperimento con tanto di fulmini).

Visti oggi molti tra gli aspetti formali, soprattutto gli effetti speciali (es. il morphing digitale usato per la prima volta in un lungometraggio), risultano inevitabilmente datati, ma ciò che rimane intatta, a mio avviso, è una visione d’insieme che anticipa temi al centro di un cinema che vuole divertire, dando qualche indirizzo didattico di valore etico.

Il protagonista del film è realmente affetto da nanismo, ma nel contesto del villaggio dove sono tutti nani egli sconta un limite ben più vistoso che è la mancanza di autostima. Quest’ultima gli impedisce di realizzare se stesso attraverso il proprio sogno stregonesco. Accanto a questo problema interiore nel momento in cui Willow si misura nel mondo sconfinato con uomini dalla statura ben più alta della sua allora sconta anche la diversità fisica.
Non c’è però ricatto morale né compassione lacrimosa, anzi Willow si batte con coraggio prendendosi cura di una creatura più indifesa di lui, sia contro le insidie esterne, ma soprattutto si batte contro i propri fantasmi interiori, risultando decisivo per il lieto fine.

Willow ***

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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