The alienist (2018) *

Patinatissimo e modaiolo serial in costume che sfrutta il medesimo soggetto di “Mindhunter”, ricollocandolo nella New York sordida della fine Ottocento.
Davvero nulla di nuovo, anche se le prime puntate promettono almeno un serial poliziesco – con un impianto narrativo basato su detection e piste false – tutto crolla nell’epilogo sprecone e banale.
Unico elemento degno di nota – oltre alla fotografia – è Dakota Fanning che incanta la macchina da presa con una performance ben al di sopra dei suoi colleghi e dell’impianto registico stesso.
(Anche la sigla di testa con le immagini della decostruzione della Statua della liberta’ è spettacolare).
Evitabile, se non sei fan di Dakota Fanning.

(Sì, l’interprete al centro del manifesto l’hai già visto in Goodbye Lenin.)
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Bobby Kennedy for President (2018) ***

Un serial in quattro puntate per raccontare vita, opere, contraddizioni, miracoli di una promessa di cambiamento rimasta tale, ma che ha segnato un’epoca, contraddizioni, lati ambigui, oscuri anche, compresi. In particolare, viene raccontato anche il Bob meno noto: la prima adesione viscerale al maccartismo, poi ricusato con imbarazzo; la diffidenza in odore di razzismo dei leader politici neri; il forte sostegno al giustizialismo (questurino diremmo in Italia) vissuto senza troppe sfumature garantiste.
Infine si giunge all’illuminazione sulla via dei diritti civili delle minoranze etniche delle quali divenne il paladino, ma anche il suo impegno nella lotta alla guerra del Vietnam: insomma il santino di tendenza manichea, che prelude all’icona di sinistra nota in tutto il mondo.

Nel documentario – che intervalla materiali d’archivio d’eccezione alle interviste a testimoni che l’hanno conosciuto da vicino – emerge un minimo comun denominatore, ossia quel sorriso triste, presago, col senno del poi, che ne segna il volto.
E’ il volto assai noto del rampollo di una famiglia americana popolare e impopolare, invidiata e temuta, espressione della minoranza cattolico-irlandese, che diviene nel bene e nel male il simbolo di un’epoca di passaggio, gli anni Sessanta e la guerra fredda, e lo diviene per tutto l’Occidente. Suo malgrado Bob diverrà parte anche di quella teoria di morti eccellenti – martiri e per molti versi venerati come santi – votati ai diritti e all’eguaglianza delle minoranze, da Martin Luther King a Malcom X.

Tra il molto altro, il serial svela la faccia invecchiata anzitempo di Bobby, di sicuro a causa del dolore provocato dall’uccisione di JFK, dal senso di precarietà che ne deriva, ma forse dovuto anche alle titubanze che ne segnano la carriera rampantissima, l’ambizione, l’arrivismo e il cinismo. Contraddizioni che portano il giovane Kennedy a giungere al disegno di un progetto politico di liberazione sociale, l’impegno per fermare una guerra devastante interna (la segregazione) e quella mostruosa in Vietnam. Sappiamo che fermeranno lui, eppure RFK ha seminato e dato il via a un processo irreversibile, nonostante Nixon e le continue resistenze dei poteri vicini alla conservazione.
Buona visione.

https://www.netflix.com/it/title/80174282

 

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