Diaz – Don’t Clean this Blood (2012) ***

G8, 21 luglio 2001. Mentre gli occhi increduli del mondo sono puntati su Genova, tra le 22 e mezzanotte, trecento poliziotti armati di tonfa assaltano i manifestanti inermi, e ormai a riposo, ospitati presso la scuola Diaz. La spedizione punitiva in piena regola si traduce in due ore di pura violenza cieca, torture, tentati omicidi, lesioni, umiliazioni di ogni tipo.
Vicari riesce nell’impresa di girare un film a ciglio asciutto che per mezzo di un flusso continuo, dinamico, nervoso, mai domo rende vivido lo scandalo di quella orribile vicenda che, di per sé, crea un precedente inquietante nella storia d’Italia.
La dimensione allucinante si scontra con quella dell’altra “narrazione” della polizia stessa, del brusio di fondo dei politici che balbettano e tentano di difendere lo status quo, brusio condito dall’impotenza dei giornalisti italiani e stranieri che non possono informare come dovrebbero; dei comuni cittadini improvvisamente privati dei diritti basilari, terrorizzati dal fatto di non avere più alcuna garanzia.
Il velo del tempo si stende sulle colpe degli uni e degli altri, sul pregresso, sugli errori, sulle provocazioni. Quel che è accaduto quella notte rappresenta un buco nero, simile a un colpo di Stato.

Finalmente un film degno di questo nome è riuscito a dimostrare quanto fragile sia la nostra democrazia, con l’avallo – inquietante – delle grandi potenze mondiali, per mezzo dei suoi leader, manichini in vetrina nella dimensione parallela della zona rossa.
Dall’oscurità della Storia emerge con una forza inarrestabile un contropotere eversivo, fascista, che sembra senza fine, quello dei trecento agenti impiegati alla Diaz, un’azione criminale definita macelleria messicana dal vicequestore Fournier, presente quella notte.
Quell’anno fatale si concluderà con l’attacco alle Torri Gemelle, che contribuirà a far passare quest’atto spaventoso sullo sfondo. Il 2001 sarebbe dovuto essere un anno di aspettative soddisfatte, veicolate dalla mitizzazione del nuovo millennio, della fantascienza e invece si è rivelato un salto nel vuoto, inimmaginabile, nonostante tutto.
Non tutti i buoni sono da una parte, non tutti i cattivi sono dall’altra, Vicari è stato accorto in questo.
La stampa mondiale per quanto si sia sforzata, non ha potuto raccontare in pieno quel che invece il bel film di Vicari è riuscito a mettere in scena, e senza scadere nel patetico o nel consolatorio manicheismo che al solito contraddistingue il cinema d’impegno civile. Non era per niente facile, ma oltre a raccontare una storia importante Diaz riesce a essere formalmente un gran prodotto, raro per il cinema europeo.

 

diaz_poster-locandina

Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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