La fine della notte (1989) ***

Due amici, Claudio e Vincenzo – abitanti in una cittadina veneta che allude ad Arzignano in provincia di Vicenza -, tipi solitari e abitudinari, passano molto del loro tempo libero assieme. Il primo (voce narrante) è un ragazzo con qualche problema di schizofrenia, che odia il posto dove vive, l’odore della concia delle pelli, il lavoro del padre agricoltore, e non sopporta di essere chiamato “matto”.
Vincenzo, più giovane dell’amico, è meccanico, ha venticinque anni e forse un sogno: aprire un’autofficina tutta sua per automobili di lusso.
Insieme vanno in giro in auto, un po’ dove capita, e lasciano scorrere le ore senza tanti discorsi. Vanno spesso a trovare un amico americano, Wayne, il quale poco distante ha allestito un parco per bambini in cui espone modelli di dinosauri di grandi dimensioni. Per arrotondare contrabbanda auto statunitensi e vende hashish. Per quest’ultimo motivo riceve le visite di Vincenzo.

Un giorno, però, i due amici vengono scacciati malamente da uno sconosciuto mentre stanno prendendo tranquillamente un po’ d’aria su un argine: è il padrone del posto. Claudio torna a casa, mentre Vincenzo medita la vendetta e dopo aver fatto l’amore con una ragazza (che lo invita al suo matrimonio), passa a prendere l’amico alle due di notte.

Decidono di andare a trovare il proprietario dell’argine per dargli una lezione. Questi li accoglie con un fucile, Vincenzo riesce a disarmarlo dopodiché lo picchia lasciandolo tramortito. Da questo episodio in poi scatta nel giovane un desiderio di fuga che è anche di rivalsa, forse piacere e che Claudio, pur confusamente, avalla. Al termine di quella notte si lasciano alle spalle due morti e molta paura. Quando infine i due giovani vengono individuati dalle forze dell’ordine, sono raggiunti da un numero esagerato di pattuglie dei carabinieri: Claudio viene arrestato, mentre Vincenzo si suicida.

Ferrario – al primo lungometraggio – trae spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel giugno 1986 (che vide protagonista un giovane arzignanese), per raccontare una rabbia senza nome, una rabbia giovane per citare il titolo italiano del film di Terrence Malik, “Badlands” 1973, senza scopo in apparenza, sorta di delirio di onnipotenza frutto di un male infantile, infine banale, nonostante i tragici risultati. La critica alla società, giudizi o moralismo rimangono sottotraccia. Il film è girato tra Arzignano, Chiampo e alcune località lombarde lungo le rive dell’Adda.

Regia, soggetto e sceneggiatura: Davide Ferrario. Produzione: Pagnoli Film. Fotografia: Robert Schafer. Scenografie: Franca Bertagnolli. Musica: Daniel Bacalov. Montaggio: Michael Essex, Elena Laurenti, Jacopo Quadri. Assistente alla regia: Adriana Monti. Durata: 90’.
Interpreti: Claudio Bigagli (Claudio), Dario Parisini (Vincenzo), John Sayles (Wayne), Adriano Micantoni (il vecchio Ricci), Giovanni [Lindo] Ferretti (Giovanni Ricci), Mario Valdemarin.

[Versione integrata della scheda pubblicata in “Vicenza e il cinema”, a cura di A. Faccioli, Marsilio, Venezia 2008, pp. 231-232.]

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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