Black Mirror, III serie (in divenire)

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1. Caduta libera (Nosedive) *
Premessa: abbiamo visto di meglio (e molto) negli episodi passati della serie  (cfr. per affinità Ricordi pericolosi I st./ ep. 3).
Nell’ouverture alla III st. torna prepotente la posa moralistica e demonizzante il futuro prossimo, il quale, ovviamente, assomiglia moltissimo a questo presente social-patico.
L’episodio sin dai primi istanti dovrebbe indurci a inorridire, esclamando “Ma dove andremo a finire, di questo passo?”. Magari facendo ammenda seduta stante sui nostri vizi, malcostumi, ingenuità, per aprire gli occhi su questo brutto brutto mondo di criceti plagiati che si affannano a far girare la ruota delle illusioni, a vuoto. Contenti di farlo perché ignorano d’aver perduto la consapevolezza e, dunque, la libertà per mano di un potere capillare e invisibile che tutti ghermisce.
La medesima scivolosa domanda trasudava al termine dell’episodio 15 milioni di celebrità (I st./ ep. 2), in quel Truman Show apocalittico che aveva quale obiettivo della rampogna la TV dei reality e la società dei polli da batteria (è il caso di dirlo), condannati a essere schiavi-clienti, nutriti a forza di sogni di gloria falsi ed effimeri, la cui rovina o successo sono decretati da tre giudici con poteri assoluti e inappellabili che, fatalmente, influenzano il pubblico di tutto quel gran Colosseo virtuale (pubblico deprecabile, primitivo, col pollice verso facile, ovviamente).
Parimenti, in Nosedive si parla di stereotipi guardando alla schiavitù digitale, specchio di un mondo ipocrita (non certo una novità), ma il tutto senza problematizzarli, ahinoi. Qui l’obiettivo è lo status symbol gassoso dei like a cinque stelle, che fa ricordare i rituali ossessivi e i tormenti edonistici di Westeria Lane, gabbia dorata delle Desperate Housewives, ma senza la possibilità di dare spessore a dubbi di sorta, tutt’altro.
Almeno nell’epilogo del citato 15 milioni di celebrità si mostrava sarcasticamente il riassorbimento del ribelle all’interno del sistema. Organismo che tutto fagocita e normalizza, anche il cancro stesso, che diviene fonte di attrazione. Siamo nei dintorni del messaggio morale, cui, come spesso accade, potremmo rinunciare senza problemi.
Al termine della visione di Caduta libera, ristagna un messaggio finale che invita lo spettatore a tornare sé stesso liberandosi dalle dipendenze del giudizio altrui e dalle insidie della superficialità della società dell’esibizione. Insomma si invita a seguire il modello della camionista, eroina positiva. Certo ora vive nella melma, ma ha spezzato le catene della droga effimera una volta per tutte. Più che da urla liberatorie, il finale è caratterizzato dagli sbadigli, così come le simbologie carcerarie vs. presunta libertà fanno gran tenerezza. Caduta libera sì, e moralista.
Come in passato, la regia utilizza il corpo a corpo con gli attori sempre in primissimo piano, ridotto a dettagli del volto, degli occhi, elemento che aumenta la percezione claustrofobica del disagio e aiuta il pubblico a empatizzare maggiormente con la protagonista. Dato notevole è senza dubbio l’interpretazione di Bryce Dallas Howard, ma sono altrettanto apprezzabili la fotografia, le scenografie, costumi e trucco, caratterizzati da colori tenui e dal grigio chiaro delle abitazioni: dettagli molto appropriati.

2. Giochi pericolosi (coming soon)

3. Zitto e balla (coming soon)

4. San Junipero (coming soon)

5. Gli uomini e il fuoco (coming soon)

6. Odio universale (coming soon)

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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