Serial Tweet. Giudizi brevi, ma inutili

Serial visti (e intravisti)
(2008-2017)

Legenda:
Vos = Visione in versione originale sottotitolata
Vd   = Visione in versione doppiata
S!     = Attenzione, contiene spoiler!
+      = Elemento positivo (uno o più)
–      = Elemento negativo (uno o più)
KO  = Stagione ed episodio dell’abbandono, momentaneo o definitivo
In verde = serial in (lunga) attesa o abbandonate

In blu = Aggiornamento [10 settembre 2017]

***

Better Call Saul (dal 2015). Stagioni: 3+. Voto 10/10. Vos.
Spin-off di Breaking Bad. Ok, siamo seri: è assai riduttivo definirlo in questo modo, proprio perché BcS è tra le migliori produzioni di finzione in circolazione.
Così come fu per il serial originario, centrale pare essere ancora una volta il male di vivere dei perdenti di successo, simile a quel che abbiamo visto gravitare attorno alle vicende professionali di Mr. White e Pinkman. Come questi ultimi, anche il futuro Saul Goodman gioca d’azzardo con gli affetti più intimi, illuso di poter controllare ogni evento collaterale o imprevisto.
Simile anche è l’ottica di chi, per poter percorrere la strada più breve atta a raggiungere un miraggio di successo, venderebbe l’anima. Già sappiamo che il nostro eroe è destinato a svenderla, addirittura (fino a perdere la propria identità).
Chi ha visto BB sa chi sarà Saul in futuro. Ora stiamo cercando di capire chi è stato nel passato, ma non solo: forse stiamo capendo chi sia in realtà.
La terza stagione presenta evidenti segni di stanchezza, sopratutto negli ultimi episodi, lungaggini che paiono dilatare il racconto con finalità atte a servire più l’aspetto produttivo che la metamorfosi di Saul. Il finale di stagione è peraltro molto simile a quello della precedente.
+= soggetto, sceneggiatura, regia, fotografia, personaggi, dialoghi, interpreti;
-= niente di così evidente.

Black Mirror (dal 2011). Serie TV. Stagioni: 3+. Vos.
Prima stagione (2011):
1. Messaggio al primo ministro. Voto 10/10. I confini tra politica e arte sono molto labili, a scoprirlo personalmente è il primo ministro del Regno Unito. Esordio notevole della serie, difficilmente eguagliabile.
2. 15 milioni di celebrità. Voto 6/10. Ambientazione distopica affascinante (tipica inglese), ma dall’epilogo deludente e scontato.
3. Ricordi pericolosi. Voto 8/10. Molto bello, mi ha ricordato un episodio della serie televisiva Il brivido dell’imprevisto (Tales of the Unexpected, 1979-1988) presentati da Roald Dahl.
Seconda stagione (2013):
1. Torna da me. Voto 5/1o. Presupposti affascinanti, realizzazione notevole, ma esiti deludenti e scontati.
2. Orso bianco. Coming soon
3. Vota Waldo. Coming soon
Episodio speciale (2014)Bianco Natale. Coming soon
Terza stagione (2016):
1. Caduta libera. Voto 2/10. Di nuovo si parla di stereotipi sulla schiavitù digitale figlia di un mondo ipocrita, senza problematizzarli. L’epilogo che invita a tornare sé stessi più che da urla liberatorie, è da sbadigli, così come le simbologie carcerarie vs. presunta libertà. Caduta libera moralista.

Breaking Bad (2008-2013). Stagioni: 5. Voto 11/10. Vos.
La pietra di paragone per eccellenza.
Vanta numerosi tentativi di imitazione e uno Spin-off di livello.
Da rivedere (e rivedere).

The Bridge (2013-2014). Stagioni: 2. Voto 3/10 (= st.1). Vos.
Remake da una produzione TV scandinava. La prima stagione è caratterizzata da una sceneggiatura didascalica, affossata da personaggi piatti, prevedibili e stereotipati.
Il vilain di turno è l’uomo con meno carisma che si sia mai visto ai confini col Messico, territorio assai battuto dai serial statunitensi.

+ = Diane Kruger.
– = recitazione di Diane Kruger.
KO = I stagione: 13 e ultimo episodio.

I Borgia (2011-2013). Stagioni: 3 (serie rimasta incompiuta). Voto 6/10 (= st. 1). Vd.
Ho visto solo la prima stagione di tre, pur non essendo appassionato di polpettoni in costume e affini, mi sembrava degna di nota, nonostante le imperfezioni e le inesattezze storiografiche (ma per quelle c’è la saggistica).
+ = Jeremy Irons e qualche altro interprete notevole;
– = lentezza tipica del genere di ambientazione storica.

Fargo (dal 2014). Stagioni: 3+. Voto 10/10. Vos. S! 
Spin-off dell’omonimo film (1996) dei fratelli Coen.
Il serial è esponente di quel che si potrebbe definire realismo fantastico, chi conosce la filmografia dei due fratelli sa che tra le pieghe dello spazio e del tempo può intrufolarsi anche qualche evento ultraterreno, misterioso, senza troppi complimenti. E così accade pure in questa serie, che racconta strane storie accadute nell’Upper Midwest americano, in decenni diversi, e che gravitano attorno alla famiglia di un vice sceriffo e, qualche anno più tardi, della figlia, anch’ella poliziotta.
La terza stagione è incentrata sul tema del doppio, storie di sangue e violenza ambientate nella provincia gelida americana. Ritorna, in particolare, un personaggio per filare la trama che collega tra loro le tre stagioni. Il bene, il male, il soprannaturale e noi.
Qui, alcune riflessioni più dettagliate: https://cinex.wordpress.com/2017/07/16/fargo-iii-stagione-2017/

+= soggetto, sceneggiatura, regia, fotografia, personaggi, dialoghi, interpreti;
-= niente di così evidente.

The Get Down (dal 2016). Stagioni: 1. Voto 9/10. Vos.
Luhrmann, Shakespeare, Bronx-NY & la nascita del Hip Hop.
Un voto sulla fiducia per un serial-musical molto ben curato e ricco, che ha appena spiegato le ali, ma ha già dimostrato di saper volare (che poesia).
Per appassionati del genere, eh.
Seconda (e ultima) stagione = la vedrò prossimamente.
+ = grandi potenzialità.

Gomorra – La serie (dal 2014). Stagioni: 2+. Voto 10/10.
Le faide della camorra di Scampia, cruda messinscena della lotta per il potere (droga e soldi): sullo sfondo l’Orestiade.
+ = ancora grandi potenzialità.

House of Cards (dal 2013). Stagioni: 5+. Voto 5/10. Vos. S!
I due protagonisti sono il punto di forza assoluto di un serial che apre lo stargate per condurre il pubblico in una dimensione parallela alla nostra.
Tra gli elementi caratteristici il celebre camera-look confidenziale di Frank (e, dall’ultimo episodio della IV stagione, anche di Claire) rivolto al suo spettatore onniscente, nonché il fascino magnetico della moglie, altrettanto spietata, i quali contribuiscono a svelare il lato oscuro e sozzo di sangue del Palazzo che governa la superpotenza statunitense.
La serie vive in continuo dialogo con fatti reali (ad esempio anche lì, siamo in campagna elettorale per le presidenziali).
La quarta stagione è molto fiacca, ma si riprende nell’epilogo promettendo una svolta, annunciata anche dall’uscita del progetto dell’ideatore Beau Willimon.
La quinta stagione naviga a vista, senza idee e con qualche caduta rovinosa nell’involontariamente comico. Senza speranza di ripresa. Qui qualche riflessione (Trump compreso) in piùhttps://cinex.wordpress.com/2017/07/12/house-of-cards-quinta-stagione-2017/
+= soggetto, sceneggiatura, dialoghi, protagonisti, personaggi secondari, interpretazione; – = durante le ultime due stagioni si subisce un’eccessiva dilatazione dei tempi narrativi (vera noia).

The Man in the High Castle (dal 2015). Stagioni: 2+. Voto 10/10. Vos.
Da Philip Dick, tra le migliori produzioni (Amazon) seriali in circolazione. E’ in lavorazione la terza stagione.

– = recitazione non sempre all’altezza.

The Night of – Cos’è successo quella notte? 2016. Stagioni: 1. Voto 2/10. Vos.
Gran cast e atmosfere cinematografiche di lusso sprecate per una miniserie pretenziosa e, infine, deludente.

I Medici (dal 2016). Voto 1/10. Vd.
Il pesce puzza dalla testa cioè, in questo caso, dal primo episodio. Si tratta di un polpettone pieno di figaccioni in abiti quattrocenteschi che abbaiano forte-forte, solo come i cani rabbiosi sanno fare. Dustin Hoffman è pettinato come Achille Bonito Oliva.
+/- = nient’altro da dichiarare.
KO = I episodio.

Mr. Robot
(dal 2015). Stagioni: 2+. Voto 4/10 (= st.1). Vos.
Complottismo e conformismo a buon mercato sono intrecciati indissolubilmente allo stereotipo di genio & sregolatezza proprio del protagonista.
Il serial ben presto annaspa nelle atmosfere rarefatte, sempre in bilico tra trip, incubo e realtà dove non sai mai che cosa accada e a chi, o viceversa che cosa sia frutto dell’immaginazione del personaggio principale.
Nel mezzo, random, appaiono o si evocano tantissime cose per hacker e informatici che ammorbano a morte chi specialista non è.
Lungo il serial si assiste a una concentrazione spaventosa di attori cani, mentre la narrazione, dopo un esordio interessante, si perde, sino al tracollo finale.
E’ pronta la seconda stagione, che non mi avrà.

+ = primi tre episodi;
– = recitazione, personaggi, dialoghi, sceneggiatura, regia.
KO = I stagione: 10 e ultimo episodio.

Narcos (dal 2015). Stagioni: 2+. Voto 9/10. Vos.
Il serial su Pablo Escobar e il cartello di Medellin si è rivelato una vera e propria droga che dà assuefazione puntata dopo puntata (questa analogia mi è venuta così).
Certo è che il primo episodio della stagione d’esordio non preannuncia quel che maturerà in seguito.
La criminalità legata a stupefacenti, denaro, soldi, potere, latitanza e affetti familiari è un insieme che continua a dar soddisfazioni nell’ambito dei serial statunitensi (vedi Breaking Bad).
In attesa della terza stagione.
+ = recitazione del protagonista, sceneggiatura;
– = qualche orpello melodrammatico di troppo nella seconda st., ma in sé trascurabile (ad avercene).

Pablo Escobar. El patron del mal (2012). Stagioni: 1+. Voto n.c. Vos.
Ci ho provato. Ho provato a guardarlo dopo la fine di Narcos, ma mi è venuta la tristezza incolmabile, di quella che se non stai attento piangi forte.
Inoltre – deterrente – è un monumento biografico in ben 74 episodi.
Sin dalle prime battute si capisce che è più attendibile sul piano storico del serial USA. Anzi, la figura del patron emerge ancora più spaventosa nella sua goffaggine e nel suo essere così insostenibilmente ordinaria e anonima. Ma non basta.

Non posso esprimere alcun voto.
KO: IV episodio.

Les revenants (dal 2012). Stagioni: 2. Voto 3/10 (= st.1). Vos. S!
L’idea di partenza è affascinante, ma bastano tre episodi della prima stagione per capire che gli autori si sarebbero ben presto incartati da soli e rifugiati nel facile finale aperto, stracolmo di mistero misterioso nonché paraculo.
+ = idea di base;
-= sviluppo deludente.
KO = II stagione: 1 episodio.

Sens8 (dal 2015). Stagioni 2+. 8/10. Vos.
Di Lana e Lilly Wachowski (Matrix). Sulla fiducia.
Attenzione: la prima stagione è un lunghissimo episodio pilota.
Seconda stagione = la vedrò prossimamente.
+ = idea di base, personaggi, regia, fotografia;
– = dilatazioni narrative a tratti insostenibili e pretestuose.

Strange Things (dal 2016). Stagioni: 1+. Voto 7/10. Vos. S!
Il rischio di un’operazione nostalgia e del filologicamente corretto a ogni costo non è stato scongiurato. Anzi, il citazionismo maniacale rivolto alla filmografia cult 80’s, negli ultimi episodi ha nuociuto fin troppo. Ciononostante la sceneggiatura regge bene creando livelli di dipendenza molto alti.
Ma il cliffhanger finale preannuncia questioni ben peggiori, ovvero: è prevista una seconda stagione.

+: recitazione protagonisti;
-: autocompiacimento nerd.

Il Trono di Spade – Game of Thrones (dal 2011). Stagioni: 7+. Voto 7/10. VosS!
Gran minestrone Fantasy riuscito, nonostante qualche smagliatura (sempre più evidente nelle stagioni più recenti) e ripetizione. Shakespeare un tanto al kg. Particolarmente spietato, non manca di tirare fendenti brucianti ogni mezza paginetta a un pubblico masochista, peraltro ormai affetto dalla sindrome di Stoccolma.
Il serial è di conseguenza una salsa composta da Grand Guignol, violenza, sesso & potere nella quale sguazzano draghi, presunti nobili, streghe, fenomeni e cristirisorti.
Il tutto accade mentre dal Nord selvaggio incombe l’Inverno, minaccia colossale e pressoché ignota che terrorizza gli abitanti al di qua del periclitante vallo difensivo.

GoT è un raro caso di “cinéroman” che – almeno nella sesta stagione – anticipa addirittura il feuilleton (in sostanza: o perché lo scrittore non riesce a star dietro alla produzione audiovisiva, o perché è un cazzone di suo, non ho ben capito).
Arrivati alla VII stagione si sente il peso del tempo che passa – spesso invano -, così come si sa che il colpaccio di scena, occorso già al termine della prima stagione, deve riecheggiare in tutte le successive. Di volta in volta si tratta di indovinare di chi sarà l’illustre cadavere a occupare l’ultima puntata di ogni benedetta stagione. Ma il piano è ormai inclinato e ben oliato, il bastimento non può che andare verso il varo (sono tra quelli che lo attendono, curioso, questo finale).
Aspettiamo fiduciosi l’apocalisse zombie.
O il matrimonio dei matrimoni.
O un matrimonio zombie.
E poi ancora un ultimo colpo di scena.
Fine.
Fine?
Ah. Nota importante, circa. C’è anche un messaggio di fondo, tra gli altri possibili, che emerge. Un messaggio che accompagna tutte le stagioni della serie e pare sentenziare che quelli come gli Stark – che trasudano onestà e guardano gli altri dall’alto in basso – non sono che dei poveri illusi e miseri sfigati, spocchiosi, boriosi e vanaglioriosi. Ossia sussiegose teste da spiccare per il divertimento del reuccio viziato di turno. Proprio costoro sono destinati a soccombere ben prima di chi, viceversa, ha il dna avvelenato dalla sete di potere e i capelli biondi o anche platinati e che il mondo lo osserva da un punto di vista più basso, talvolta bassissimo. Per ora il migliore, di gran lunga.
Settima stagione: l’ineluttabile viaggio verso il grande conflitto tra umani da un lato della barriera ed Estranei dall’altra si avvicina, caratterizzato da momenti altamente spettacolari che si alternano a soluzioni di sceneggiatura segnate da una ingenuità e banalità disarmanti. Gli elementi narrativi che avvicinano il più seguito serial Fantasy di sempre ai meccanismi propri delle soap opera sono assai evidenti; così come alcuni colpi di scena non lo sono affatto, ma è un male comune delle serie longeve. Si annacqua il flusso per poi far precipitare (quasi) tutto nel giro di pochi istanti. Più in generale gli ultimi episodi sono molto meno compiaciuti del sangue e le morti eccellenti delle prime stagioni scarseggiano anche se non mancano, così come i siparietti erotici si riducono a qualche evento peraltro castigato. Su tutto sembra mancare una regia di fondo e, forse, l’assenza dei romanzi di Martin (tutt’ora in fase di redazione) nuoce nel profondo.
+: cura dei personaggi principali;
-: complicazioni eccessive dell’intreccio, fin troppo letterarie, difficili, ripetitività, lungaggini, ingenuità, prevedibilità.

True Blood (2008-2014). Stagioni: 7. Voto 6/10 (= stt.1/5). Vos.
Serial modaiolo-vampiresco, erotico & gay friendly, che origina da un’idea suggestiva per incartarsi nelle ultime stagioni in modo tragicomicamente goffo.
Oggi è superato anche – e soprattutto – dai suoi cloni, ma qualche anno fa aveva il suo fascino e nelle prime stagioni godeva di un’architettura narrativa coerente e sorvegliata che teneva insieme personaggi dal misero spessore, ma dall’indubbia avvenenza. Bellissima sigla.
+: contesto iniziale
-: ripetitività letale dalla IV stagione.
KO: VI stagione: I episodio.

True Detective (dal 2014). Stagioni: 2. Voto 6/10 (= st. 1). Vos. S!
La prima stagione (fin troppo osannata a mio parere) si sostiene sulla verbosa performance dei due protagonisti, antitetici per qualità fisiche e morali. Dopo l’incipit, il meccanismo funziona sempre meno nel continuo alternarsi dei piani narrativi, dei flashback. Ma il serial dà il peggio in un finale telefonato e deludente (e un po’ wannabe, tra Lynch e i Coen). L’esordio, invece, è tra i migliori delle ultime produzioni seriali americane. Per quanto riguarda l’inizio della seconda stagione, l’ho trovato indigesto. Letteralmente.
+ = protagonisti (= st. 1);
– = epilogo deludente e scontato ( = st. 1).
KO = II stagione: 1 episodio.

Twin Peaks (2017). Stagioni: 1. Voto 10/10. Vos. S!
Forse non si può nemmeno definire serial, ma potrebbe trattarsi invece di un sequel, ossia potrebbe essere più vicino al concetto di capitolo cinematografico che alla stagione seriale.
Al di là dei dati tecnici, questo è il terzo capitolo che ha le caratteristiche di un film a lunghissimo metraggio (se solo fosse stato girato in pellicola), date le diciotto ore circa di proiezione che corrispondono alle altrettante parti nelle quali è stato rilasciato dal produttore. E’ l’epilogo (almeno per ora) di una saga che vede nell’ordine cronologico diegetico (cioè non di edizione) il prequel – lungometraggio cinematografico – “Twin Peaks: Fuoco cammina con me” (Twin Peaks: Fire Walk with Me, Usa/Fra 1992) e il serial TV “I segreti di Twin Peaks” (Twin Peaks, 30 episodi suddivisi in due stagioni, Usa 1990-91). Serie che ha contribuito a cambiare la storia del cosiddetto telefilm tramutandolo in un’esperienza visiva e di fruizione di massa assai diversa dagli stilemi dei serial televisivi prodotti nei decenni precedenti. La lunga vicenda narrata è caratterizzata dall’annodare diverse (importanti) digressioni a un evento emblematico destinato a riproporsi costantemente. La trama principale ruota attorno alla misteriosa morte di Laura Palmer e alle indagini di agenti speciali del FBI, spesso coadiuvati dall’apporto di sensitivi e di esseri ultraterreni. Alla dimensione del villaggio “reale” di Twin Peaks, nello Stato di Washington, si innestano sconfinamenti in dimensioni parallele od oniriche, che fino alle prime due stagioni e al prequel risultavano talvolta evocative o misteriose fughe in un altrove difficilmente decifrabile, e ritenuto dai più fine a se stesso: cifra del cinema di Lynch. La terza parte rivela che non è così, che tutto ha un senso laddove lo trova risolto, fosse anche nella dimensione dell’impossibile e del sogno o dell’altrove parallelo, nonché nelle continue interazioni tra i diversi luoghi. Comunque sia, il duo Lynch e Frost dà vita a una nuova esperienza visiva straordinaria, che gioca con i generi, anche con i più popolari, prendendosi libertà di strappare un sorriso grazie al nonsense e giocando con effetti speciali che (talvolta) paiono rimandare a una dimensione artigianale, che spicca in tempi di computer grafica votata alla verisimiglianza. Ma il nuovo capitolo di Twin Peaks è soprattutto una perla rara nel panorama produttivo internazionale, esperienza che rivaluta tutta la saga: compreso il vituperato prequel, che oggi appare, viceversa, indispensabile per comprendere gli ultimi sviluppi della trama.
Straniante l’invecchiamento degli interpreti (che riflette anche il nostro di spettatori), comune ad altre saghe longeve come Star Trek e Star Wars, assieme agli interventi del perturbante (ossia apparizioni di attori che sono realmente morti da tempo) e segno dei tempi, tempi sempre più evidentemente reduci del Novecento. Non meno importante è lo sviluppo delle digressioni rimaste in sospeso che si concludono quasi tutte (quasi).
E’ consigliato un ripasso.

Vikings (dal 2013). Stagioni: 3+. Voto n.c. Vos.
La mia barchetta si è insabbiata già alla fine del secondo episodio, proprio quando i ribelli stavano orientando le loro navi verso le coste della Gran Bretagna. No, niente.
– = dialoghi verbosi, inverosimi; personaggi caricaturali;
KO = I stagione: II episodio.

The Young Pope 2016, Stagioni: 1. 10/10. Vos.
Il migliore Sorrentino di sempre cura nei dettagli un progetto ambizioso e riuscito, una serie Tv per molti versi straordinaria. Qui qualche approfondimento in più: https://cinex.wordpress.com/2016/11/28/the-young-pope/

FINE (?)

***

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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