Revenant – Redivivo (2015) ***

Il cosiddetto cinema classico hollywoodiano si è sviluppato tra gli anni Trenta e i Sessanta ed è definito tale quando rispetta alcuni codici di riferimento; il più celebre è il codice Hays. Ad esempio i due generi cinematografici per eccellenza, il musical e il western, per tre decenni ripropongono stereotipi per non incappare nella censura, ma pure perché i produttori sono incentivati da un publico che si aspetta di vedere iterati quegli stereotipi: senza duello non è western; senza gran ballo finale non è musical. E’ il climax che deve far uscire dalla sala soddisfatto lo spettatore. Terminata questa lunga stagione verrà il turno dei film che tenteranno di negare o ribaltare i cliché del western, e per lo stesso motivo saranno prodotti anche musical tragici.

Questo polpettone introduttivo è per dire che “Revenant” recupera i cliché del western scout/trapper, con un supplemento di crudeltà insistita tipica invece del post Hays. E’ ispirato alla vicenda di Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), remake di “Uomo bianco va’ col tuo Dio – Man in the Wilderness” di Richard C. Sarafian (USA, 1971), che rientra nell’epopea degli esploratori-eroi, molto celebri nella cultura statunitense. Figure come Davy Crockett, il cacciatore di pelli, ponte culturale con i nativi, vagabondo coraggioso e solitario, disperso nella vastità della Wilderness e soggetto alle sue durissime leggi.

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La storia, la trama – tranne che per alcuni colpi di scena inspiegabilmente rivelati dai trailer – è prevedibile dall’inizio alla fine, ciononostante “Revenant” è un gran film.

Tom-Hardy-The-RevenantRegista, Alejandro González Iñárritu, e direttore della fotografia, Emmanuel Lubezki giocano con la luce fredda dell’Alberta canadese innevato per dar vita a una visione iperrealista di un viaggio allucinante. Grande stupore e grande piacere sono regalati dalla cura dell’immagine, dell’inquadratura, dell’illuminazione che scolpisce le tenebre. Ci immerge con il protagonista nella natura sconfinata rendendola violenta e bella da mozzare il fiato.

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Emmanuel Lubezki, Making of ‘The Revenant’, Instagram.

Il racconto è scandito dal ritmo del respiro dell’uomo che soffre, che lotta per la propria vita, che vive per la sete di vendetta. Un respiro che, affievolitosi fino quasi a sparire,  ritorna a essere pieno e vigoroso.

“Revenant” potrebbe forse rinunciare ai già pochi dialoghi, ché spesso sembra un film muto, stilemi compresi. Di inquadratura in inquadratura si aprono rimandi a tradizioni letterarie e iconologiche che regista e direttore della fotografia probabilmente nemmeno conoscono o considerano. In particolare, vengono in mente le suggestioni del “Dialogo della Natura e di un Islandese” o di “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” leopardiani, o per quanto riguarda il retroterra visuale “Il viandante sul mare di nebbia” (Friedrich, 1818) per le dimensioni infinitesimali dell’uomo nella vastità del paesaggio selvaggio. Alcune sequenze oniriche mi hanno ricordato il Segantini montano, le sue allegorie femminili eteree rimandano allo spirito della moglie del protagonista.

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Giovanni Segantini, Trittico dell’Engadina (part.), 1896-99.

 

 

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Giovanni Segantini, Le cattive madri, 1896-97.

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Anche i difetti hanno il loro peso. Per quanto riguarda la durata, un buon quarto d’ora in meno e ne avremmo guadagnato tutti; la recitazione, anche quella di DiCaprio, non è sempre all’altezza; i pochi dialoghi sono spesso banali o superflui (ma l’ho visto doppiato, dunque concedo il beneficio del dubbio).

Se si sopportano le lacune della storia – ripeto siamo dinanzi a un western tragico con protagonista uno scout/trapper, che quello fa di mestiere e quelle sono le sue tribolazioni –  e se si guarda il film come un’esperienza leopardiana, allora si gode di un gran spettacolo ed è possibile lasciarsi andare a un viaggio visionario e probabilmente indimenticabile.
(Il grande schermo aiuta, ovviamente.)

 

Emmanuel Lubezki, Making of ‘The Revenant’, Instagram.

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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